“Sensing Art - Capolavori oltre lo sguardo”, gli occhiali Ai di Meta un gran regalo di Brera

A Brera l’intelligenza artificiale smette di essere slogan e diventa accessibilità: i nuovi Ray-Ban Meta guidano ipovedenti e non vedenti tra i capolavori del museo. Un progetto pionieristico che trasforma la tecnologia in autonomia e inclusione

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Foto di LaPresse

Lo scorso febbraio, Mark Zuckerberg visitò la Pinacoteca di Brera con la moglie Priscilla, recando in dono un paio di quei suoi occhiali smart, i Meta AI Glasses, sviluppati con EssilorLuxottica. Sebbene in quei giorni fosse ospite di Prada, in particolare di Lorenzo Bertelli accanto al quale sedeva alla sfilata e nell’occasione entrambi dichiararono di voler esplorare possibili convergenze nei rispettivi settori, è andata che il direttore della Grande Brera, Angelo Crespi, ha tagliato il traguardo dell’innovazione per primo, e da oggi ipovedenti e non vedenti hanno a disposizione dieci paia di occhiali Ray-Ban Meta che, su prenotazione online ma il numero aumenterà a breve, permettono la visita a otto capolavori della collezione in quasi totale autonomia: attraverso tre diversi contenuti per ogni opera evoluti e integrati con il metodo, già decennale, DescriVedendo, sviluppato in Brera con l’Associazione nazionale ipovedenti, l’Intelligenza artificiale guida attraverso le sale, avverte di altri visitatori nelle vicinanze, descrive il quadro con precisione morfologica ma soprattutto attenzione al contesto, al racconto, all’evocazione che stimola i sensi, la fantasia e la percezione personale di un’opera d’arte, che sono poi la ragione per la quale vogliamo vedere la Gioconda al Louvre o Lo Sposalizio della Vergine a Brera senza ritenerci soddisfatti anche della più perfetta riproduzione fotografica. Che l’esperienza museale non possa considerarsi esclusivamente visiva è la ragione e l’idea iniziale di questo progetto, battezzato appunto “Sensing Art”; primo al mondo, tanto da aver giustamente suscitato l’interesse di molte altre istituzioni equivalenti, consce che l’accessibilità non possa ritenersi solamente motoria, è stato sviluppato in collaborazione con l’Associazione nazionale subvedenti, l’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti e la Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano, appunto con l’obiettivo di sperimentare nuove forme di fruizione culturale per chi vive tutte le difficoltà dell’ipovisione, un tema particolarmente rilevante in Italia, dove il patrimonio culturale riveste un ruolo centrale e le limitazioni visive moderate o gravi interessano complessivamente il 18,6 per cento della popolazione, toccando quasi 2,2 miliardi di persone nel mondo. Non a caso, la responsabile della divisione Accessibility and Engagement di Meta, Maxine Williams, sottolinea come “le persone con disabilità usino l’Intelligenza artificiale molto più di chi non vive le stesse limitazioni” e che dunque questo genere di strumenti, pur e ovviamente “non risolutivi, la tecnologia si limita ad aprire delle porte”, sia tutto fuorché “un gadget, ma indipendenza”. Dieci minuti dopo l’annuncio, il web si era già popolato di antipatizzanti che nella modalità confusa tipica tuonavano contro l’invadenza di Grande Fratello. Per fortuna, chi usufruirà di questo servizio non avrà modo di leggerli. A chiunque abbia vissuto l’esperienza familiare della cecità e della mancanza, questa sì fisica e dolorosa, del godimento artistico fra persone care, sono spuntate perfino due lacrime di commozione.