"Sono Perego (di Cremango) e a questa città so bene cosa serve". Intervista

"Il mio doppio cognome mi impedirebbe di andare a parlare con i quartieri popolari? E’ una frase davvero miope. Calabresi e Majorino? Facce della stessa medaglia”. Parla il candidato sindaco di Forza Italia

8 OTT 26
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Foto ANSA

"Il mio doppio cognome mi impedirebbe di andare a parlare con i quartieri popolari?”. Matteo Perego (di Cremnago), candidato sindaco per ora di Forza Italia (a novembre potrebbe esserlo di tutta la coalizione, dicono), increspa leggermente la voce parlando con il Foglio. Un battito in più, una leggera accelerazione in una calma olimpica. Non che sia indignato, ma sorpreso: “E’ una frase davvero miope. Costruire un rapporto con le persone, con i cittadini, dipende dalla volontà di offrire risposte alle loro domande. Non dipende da dove si abita o da dove si arriva. Lo si faccia alla sinistra, questo discorso, non a me. Loro sono i radical chic che hanno diviso il centro e le periferie. Io invece ho il privilegio di parlare con tutti e di lavorare da nove anni con il popolo della Difesa, che sono donne e uomini normali, non certo persone che si credono élite”. Fine della perturbazione, lievissima.
Perego è un uomo calmo, esprime le sue idee con ritmo veloce ma mai frenetico. “Quali ritorni ho avuto dall’inizio della mia campagna? Il primo è che la gente non ha fiducia in questa amministrazione, e vorrebbe poter recuperare un rapporto con il suo sindaco. Un rapporto che si è rotto quando Sala ha negato il problema della sicurezza dicendo che era una percezione. Dopo le violenze di Capodanno (denunciate in solitudine dal Foglio, ndr) ribadì il valore dell’inclusione e poi ora sostiene che è competenza del governo. La gente non ha più nessuna fiducia”. E quindi? “Quindi rimettiamo a posto i fondamentali. Ci sono problemi di scarsa sicurezza ma anche di rifiuti, di scarsa volontà di integrazione, di mobilità. A Corvetto è difficile trovare italiani. Non sarebbe un tema, basti pensare a Chinatown a New York, a patto che si crei valore per la città. Invece non è il nostro caso”. Però su questa cosa della sicurezza non pensa che Carmelo Burgio sia più… “skillato”? “Io di sicurezza mi occupo da nove anni e con ricette concrete, non con slogan. Faccio esempi: una legge per cambiare la polizia locale in polizia cittadina, con competenze e poteri maggiori. Più tecnologia che vuol dire più telecamere ma anche droni. Non vedo quali possano essere le complessità per monitorare con i droni i parchi cittadini, ad esempio”. Ma è vero che se Burgio vi leva voti, la partita si fa più dura. “Burgio è una persona che conosco, un importante generale delle nostre forze armate. Non è il nostro rapporto il problema. Il tema è che pensiamo che l’alveo tradizionale della maggioranza sia quello più corretto”.
E di Maurizio Lupi e Silvia Sardone che cosa pensa? “Sono ottimi politici, il centrodestra è fortunato ad avere persone così attaccate alla loro città, che la amano così tanto”. Passiamo ai temi veri: urbanistica. “La casa, insieme alla sicurezza, è il grande problema dei cittadini. Monitoriamo subito tutti gli immobili del Comune che non sono usati. L’edilizia popolare deve essere affiancata dall’edilizia convenzionata: il 70 per cento deve avere un prezzo almeno di un terzo inferiore al mercato. Bisogna consentire ai ceti produttivi di poter accedere al mercato della casa”. Carlotta Cossutta, Lorenzo Pacini e altri dicono apertis verbis che bisogna calmierare gli affitti privati e favorire le cooperative rispetto ad altri sviluppatori. “Ma no, la compartecipazione tra tutto il settore privato e quello pubblico è fondamentale. E sugli affitti non si può alterare il mercato. Bisogna permettere ai lavoratori di avere una casa senza misure come queste. E poi c’è da pensare agli studenti: ce ne sono 200 mila. Che cosa aspettiamo a fare di Milano la Palo Alto italiana? Infine: dobbiamo smetterla di ragionare sulla città composta da nove municipi e andare a inglobare invece i comuni limitrofi: chi vive a Buccinasco, Rozzano, Segrate non può sentirsi in un’altra città. La Città metropolitana, di cui Milano è capofila, dovrebbe davvero essere qualcosa con un senso concreto”. Questione Palestina-Israele e gemellaggio con Tel Aviv: “Non bisogna punire i popoli per le scelte dei loro governi, che per definizione sono pro tempore. I governi passano, i popoli restano. Quindi no alla cancellazione del gemellaggio con Tel Aviv e con il popolo israeliano“.
Dicono che la sfida per Milano è già persa: “Per la sinistra?”. Scherzi a parte, i sondaggi sembrano seri. “Più che i sondaggi conta la voglia di cambiamento delle persone. E’ un fiume inarrestabile, reso ancora più grosso dal fatto che si criticano tra di loro, a sinistra, dimostrando che hanno commesso errori macroscopici“. Meglio uno sfidante come Calabresi o uno come Majorino? “Sono uguali. Facce della stessa medaglia. Criticano entrambi quelli con cui vorrebbero governare“.