Eleganti restauri. Risorge una “nuova” Gam dopo qualche acciacco

In primavera si concluderanno i lavori del tetto della Galleria d’Arte Moderna, danneggiato due anni fa da un fortissimo nubifragio. Di pari passo sarà completato anche il restauro de secondo piano chiuso a causa delle infiltrazioni. Rivedremo un allestimento "rinfrescato", con qualche sorpresa    

26 SET 26
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(Foto Getty)

Persino i lavori in corso riescono a essere eleganti alla Gam, la Galleria d’Arte Moderna di via Palestro. Proseguono, ma con discrezione. L’antefatto: ai primi di settembre di due anni fa sulla città si riversa un fortissimo nubifragio. Lascia parecchi strascichi anche alla Gam che deve correre ai ripari: chiude immediatamente il secondo piano perché il tetto ha delle infiltrazioni importanti e mette in sicurezza le opere che lì sono allestite. Da allora non sono più accessibili al pubblico. Parliamo di 300 pezzi, quelli della collezione Carlo Grassi e della collezione Giuseppe Vismara, emblematiche di un certo modo, molto meneghino, di intendere l’amore per l’arte. La collezione Giuseppe Vismara, donata dopo la sua scomparsa, nel ’75, al comune di Milano per volontà della moglie, rappresenta la quintessenza del collezionismo lombardo d’arte moderna di stampo borghese: una quarantina di pezzi, con alcune firme internazionali (Matisse, Picasso) e poi gli italiani De Pisis, Morandi, Sironi.
La collezione Carlo Grassi è ancor più interessante: donata a Palazzo Marino dalla vedova Nedda Mieli sul finire degli anni Cinquanta, è una miscellanea affascinante che comprende raffinati oggetti d’arte orientale e opere magistrali dell’Ottocento italiano (Fattori, Boldini, Previati, Segantini) e poi ancora dei protagonisti delle avanguardie come Boccioni e Balla. La chicca: opere di Manet, Van Gogh e Cézanne (a oggi le sole presenze dei celeberrimi impressionisti nei musei milanesi). Sarebbe già tanto, ma c’è dell’altro. La Grassi è nota anche per l’allestimento museale d’autore firmato nientemeno che da Ignazio Gardella tra il ’56 e il ’58, negli anni in cui stava completando il vicino PAC, il Padiglione d’Arte Contemporanea (a proposito: tenetelo d’occhio se vi piace il genere perché a novembre il conservatore Diego Sileo calerà un asso, ovvero la prima personale nel nostro paese della 92enne americana Sheila Hicks, maestra indiscussa della fiber art, l’arte tessile). Gardella disegna con il suo gusto sopraffino gli spazi della Gam con una scala elicoidale per accedere e poi le vetrine in vetro e metallo, la cromia sul marroncino: tutto è pensato per valorizzare con garbo le opere.
Le buone notizie che possiamo anticiparvi ora sono due: la prima è che in primavera i lavori di ripristino del tetto della Gam saranno completati e, di pari passo, anche il restauro del secondo piano. Grazie alla collaborazione con lo studio Gardella, rivedremo un allestimento “rinfrescato”, ma capace di mantenere lo stile originario, solo più adatto alla fruizione contemporanea: “Il secondo piano del museo è un ambiente particolare con spazi piccoli e soffitti ribassati: è un luogo che ci parla di casa perché domestiche sono le due collezioni che vengono lì ospitate. Con il restauro e riallestimento di Ignazio Gardella ritroveremo una collezione Grassi ancora più valorizzata, ma sempre dal sapore intimo”, anticipa al Foglio Paola Zatti, conservatore responsabile della Gam.
E poi: “Questo sarà finalmente l’anno del museo: ci aspetta un periodo di importanti riqualificazioni anche del percorso espositivo. Interverremo anche sul primo piano, rivedendo completamente la parte del cosiddetto romanticismo storico”. Arriverà infatti in comodato al museo da un privato una Congiura, una delle tante scene storiche dipinte da Hayez e anche un dipinto da poco acquisito di Carlo Arienti, altro campione del Romanticismo storico lombardo: la prima sezione, dedicata a come la pittura ha raccontato la complessa nascita dell’Italia, sarà ripensata.
“Le mostre ci hanno consentito di rafforzare il rapporto con il pubblico (chi si dimentica lo strepitoso successo di quella dedicata a Pellizza da Volpedo?, ndr), ma ora è il momento di riappropriarsi del museo”, dice Zatti. Ne parliamo mentre nelle sale al piano terra è in corso la poetica personale dell’artistar indiana Shilpa Gupta (fino al 6 gennaio: merita), nuovo capitolo della serie di mostre di arte contemporanea concepite con la Fondazione Furla. Prequel della mostra, nel cortile antistante alla Gam e poco distante dalle gru: l’alta installazione in ferro dal titolo Hope, Speranza, e speriamo che sia di buon auspicio. “Mostre che ci aprono anche al pubblico contemporaneo, sono progetti importanti, ma sono convinta debbano rimanere interventi mirati e ben pensati – conclude Zatti –. Ora è il momento di fermarsi, di riprendere in mano il museo”.