Dopo i processi
L’avvocato Todarello spiega l’assurdo stallo edilizio provocato dalle inchieste
Quella su "Torre Milano" è una sentenza molto netta, che si può leggere neppure troppo in controluce”, dice al Foglio l'avvocato: la giudice dà ragione ai costruttori su tutto. Accoglie tutte le loro ragioni
24 SET 26

Il grattacielo Torre Milano di via Stresa (foto Ansa)
Fabio Todarello è analitico, puntiglioso, scrupoloso. Usa il principio di causa ed effetto come farebbe un fisico, anche se la sua professione è legale. Non per altro fa l’avvocato amministrativista, competente forse più di tutti nel foro di Milano nel settore dell’urbanistica. E’ parte del collegio difensivo, insieme a Federico Papa, di Carlo Rusconi: l’operatore che è uscito vincente (primo grado) dalle cause su "Torre Milano", l’edificazione di via Stresa finita alla sbarra nelle inchieste milanesi dell’edilizia e primo processo celebrato, in estate. Sono da poco uscite le motivazioni dei giudici, molto interessanti.
Chiediamo all’avvocato Todarello: che significato ha secondo lei questa sentenza, la prima appunto, nel più ampio scenario delle questioni legate all’urbanistica di Milano? “È una sentenza molto netta, che si può leggere neppure troppo in controluce”, dice al Foglio: la giudice dà ragione ai costruttori su tutto. Accoglie tutte le loro ragioni. Riassumendo: dice la sentenza che prima del 2024 hanno operato bene, secondo le norme. Perché altre sentenze, due anni fa, hanno cambiato le carte in tavola”. O meglio, le hanno confuse. “Sì, in effetti ci sono state sentenze di vari tipi, e ora è un po’ un caos”. Una cosa però sembra certa: non c’è stata corruzione, né abusi, né altri reati di questo tipo. “Sì, questo è pacifico. Non c’è stato nulla di tutto quello che è stato scritto su molti giornali: viene escluso radicalmente che ci fossero elementi corruttivi”. E questo vale per i costruttori, ma anche per gli amministratori coinvolti. E ora qual è la situazione dell’urbanistica a Milano? “Dal punto di vista urbanistico e anche dal punto di vista delle attività dell’amministrazione comunale, Milano è totalmente ingessata, completamente ferma. Non vengono rilasciati titoli edilizi e anzi vengono negati in maniera davvero impropria e pretestuosa, soltanto perché si ha paura di prendere qualunque posizione. E ancora più spesso invece non si fa niente, si rimane in una situazione di totale stallo, di totale inerzia. Non lo dico io: lo dice una sentenza del Tar che ha scritto addirittura che o l’amministrazione fa quel che deve fare, oppure è pronto a nominare un commissario ad acta”. E’ dello scorso agosto: una condanna per “illegittima la stasi” del comune di Milano.
Come se ne esce a suo parere, avvocato? “Con una norma nazionale che chiarisca tutto una volta per tutto. O meglio: che scriva che ciò che è già chiarissimo è riconfermato pure per chi la pensa diversamente. Una interpretazione autentica”. Quali sono le conseguenze di questo stallo amministrativo sul medio periodo? Per esempio, si rischiano cause dai costruttori al Comune? “Ci sono già parecchie cause e ce ne saranno sempre di più, con richieste di danni nei confronti dell’Amministrazione. Ma il problema sul medio periodo, quello vero, è che si sta creando un vero e proprio vuoto di stock nel settore delle nuove edificazioni. Il meccanismo che produce case nuove a Milano è fermo da almeno cinque anni, da quando cioè sono partite le inchieste. E non c’è una fine all’orizzonte, la macchina amministrativa è ferma. Il che vuol dire che prima che questa macchina riparta dobbiamo immaginare che almeno ci vorranno altri tre o quattro anni. La conseguenza è che avremo un vuoto di produzione di abitativo nuovo di almeno 8 anni, se non 10 per i più pessimisti. Un blocco del genere nella produzione di case a Milano non solo sta creando l’allontanamento di una quantità consistente di miliardi di investimenti stranieri, ma anche che a fronte di una Milano che continua ad attrarre persone, inevitabilmente per il principio della domanda e dell’offerta, si continuerà a verificare un incremento smisurato dei prezzi dell’usato e di quel pochissimo e piccolo nuovo che si riesce a realizzare”.