Processo Torri, crolla la procura

Le motivazioni delle assoluzioni edilizie di Milano fanno a pezzi le accuse
11 SET 26
Ultimo aggiornamento: 18:35
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Foto ANSA

Quando in giugno ci fu la prima sentenza per il primo processo delle famose inchieste urbanistiche di Milano, quello per la Torre Milano di via Stresa, il botto fu sonoro: otto assoluzioni su otto. Un castello di carte crollato. Il presidente del tribunale di Milano, Fabio Roia, si premurò però, in modo un po’ irrituale, di anticipare il senso della sentenza, spiegando in una nota che in sostanza tutti gli imputati avevano agito in buona fede e dunque “per tutti difetta l’elemento soggettivo del reato”. Che c’era. Oggi sono state pubblicate le motivazioni della sentenza e, con buona pace del presidente Roia e dei minimizzatori (“i reati restano”, dissero in molti) sono molto più pesanti. Soprattutto su come fu condotta l’inchiesta. Per i giudici è “evidente che la condotta dei funzionari del Comune imputati e dei costruttori” non fosse “il frutto di un accordo criminoso volto a eludere le norme edilizie ed urbanistiche in materia, secondo l’assunto accusatorio rimasto indimostrato”. Indimostrato. “Nessun elemento probatorio è stato indicato a sostegno della tesi del complotto criminoso”, come invece “pugnacemente ritenuto dalla procura, per ottenere un titolo abilitativo illegittimo per intraprendere le opere edilizie progettate”.
I giudici affermano, diversamente da quanto sostenuto dall’accusa e da molta cattiva stampa, che “non si può ritenere che fossero comunque dolose, connotate cioè dalla volontà di eludere il dettato normativo, le condotte del privato costruttore e del progettista per il solo fatto di essersi avvantaggiati del sistema vigente”. Nulla, nemmeno di doloso. E i funzionari del Comune “si sono sempre mossi nella assoluta convinzione circa la piena corrispondenza del proprio operato al diritto”. Questo è l’esito – di primo grado, va specificato – del primo processo arrivato a giudizio in una montagna di inchieste e accuse fatte in fotocopia in base a una costante forzatura interpretativa delle leggi e dei fatti. E’ solo il primo processo, ma l’unica cosa a crollare fragorosamente non sono le torri, ma la credibilità della procura di Milano.