la sentenza
Tutti assolti al processo su Torre Milano. Così è crollato il teorema dei pm
Il primo processo nato dall'ondata di inchieste della procura di Milano sull'urbanistica si è concluso con l'assoluzione di tutti e otto gli imputati. Il verdetto colpisce al cuore il teorema messo in piedi dai pm sull’esistenza di un “sistema” fondato sull'abuso edilizio

Ansa
A un certo punto, nelle inchieste sull’urbanistica milanese, sembrava che il processo fosse diventato un dettaglio. Per anni la procura ha occupato il dibattito pubblico con sequestri di cantieri, richieste di arresto, conferenze stampa, ricostruzioni sempre più ambiziose e una tesi di fondo radicale: Milano sarebbe cresciuta aggirando sistematicamente le regole urbanistiche. Una sorta di gigantesco abuso edilizio legalizzato dalla politica, dall’amministrazione e dai tecnici. Intanto i cantieri si fermavano, gli investimenti si bloccavano, gli indagati venivano esposti al pubblico ludibrio e la loro colpevolezza appariva già accertata. Poi è arrivato il primo processo. E ieri il primo processo, quello incentrato sul caso della Torre Milano di via Stresa, è finito con otto assoluzioni su otto. Assolti Giovanni Oggioni (ex direttore dello Sportello unico edilizia del comune), i costruttori Stefano e Carlo Rusconi, Franco Zinna (ex dirigente della Direzione urbanistica milanese), altri tre funzionari comunali (Francesco Mario Carrillo, Maria Chiara Femminis e Pietro Ghelfi), e l’architetto Gianni Maria Beretta, accusati di abuso edilizio e lottizzazione abusiva. La procura aveva chiesto condanne fino a due anni e quattro mesi di reclusione e anche la confisca del grattacielo, abitato da oltre 100 famiglie. Il verdetto colpisce al cuore il teorema messo in piedi dai pm sull’esistenza di un “sistema Milano”.
Quello sulla Torre Milano è il primo processo, nato dalle numerose inchieste della procura meneghina contro il modello urbanistico della città, ad arrivare a giudizio. Torre Milano è nata dalla riqualificazione di un lotto preesistente situato tra i quartieri Isola e Maggiolina. L’intervento ha sostituito i vecchi edifici presenti sul sito con un grattacielo residenziale di 24 piani e 86 metri d’altezza (e con una superficie verde pari al 60 per cento dell’intera area). La procura ha sostenuto che questo intervento, come decine di altri interventi edilizi autorizzati dal comune, fosse in realtà una nuova costruzione mascherata da ristrutturazione, frutto di un utilizzo illegittimo della Scia e dell’assenza di piani attuativi.
Come abbiamo evidenziato su queste pagine fin dall’inizio, l’accusa si basa su un’interpretazione “innovativa” delle norme che regolano l’autorizzazione delle opere edilizie. Un’interpretazione radicalmente diversa da quella seguita per oltre vent’anni dagli uffici tecnici del comune e avallata dalla giustizia amministrativa. Diversi interventi finiti nel mirino della procura sono infatti stati già ritenuti legittimi da sentenze del Tribunale amministrativo della Lombardia e persino dal Consiglio di stato, inclusa anche Torre Milano. Contestando l’esistenza di presunti abusi edilizi, insomma, la procura di Milano è arrivata a sostituirsi di fatto alle valutazioni svolte dal giudice naturale, quello amministrativo. Una frattura evidente, che ieri ha trovato la sua prima e clamorosa rappresentazione processuale.
Colpisce anche il contorno della giornata. La pm Marina Petruzzella, titolare dell’accusa e protagonista delle requisitorie infarcite di formule come “Scia diabolica”, “macroscopiche illegittimità” e “regole trattate come orpelli”, si è presentata in aula con circa mezz’ora di ritardo, venendo richiamata dalla giudice.
Ancora più singolare è ciò che è accaduto dopo la sentenza. In attesa del deposito delle motivazioni (fra novanta giorni), il presidente del tribunale di Milano, Fabio Roia, ha diffuso un comunicato in cui anticipa – in modo piuttosto singolare – le ragioni alla base delle assoluzioni: “Per tutti difetta l’elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo, atteso che solo negli ultimi anni la giurisprudenza penale, quella amministrativa e finanche le pronunce della Corte Costituzionale più recenti hanno offerto diverse interpretazioni del concetto di ristrutturazione edilizia”. Nell’iniziativa inconsueta di Roia si avverte quasi l’esigenza di delimitare preventivamente il significato politico e giudiziario del verdetto, sottolineando che l’assoluzione è dipesa dall’assenza di dolo. Ma la sentenza ha una portata ben più ampia: segnala un’esondazione dei magistrati penali nell’ambito amministrativo e sembra aprire le porte a un’ondata di assoluzioni anche negli altri processi messi in piedi dalla procura.
Processi che intanto hanno prodotto un vero caos nel comune di Milano, portando all’interruzione di circa 150 progetti da parte delle imprese (impaurite di finire alla sbarra) e alla paralisi dell’attività dell’ufficio urbanistico del comune. Danni che nessuno riparerà.
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Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di giudiziaria e studioso della magistratura. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021), "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023), "Massacro giudiziario" (Liberilibri, 2026). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]
