Antiche chiese. Il progetto “Brera nella città” porta alla Cattolica antichi affreschi strappati

Oltre opere (firmate dai campioni dell’arte lombarda) esposte in alcune aule dell’ateneo in largo Gemelli, allestite a dovere e con adeguata climatizzazione. Arte, Milano e un paradosso
17 SET 26
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C’è questo paradosso, in città, di una chiesa soppressa per far nascere un museo e di questo stesso museo che, appesantito dal lascito (della chiesa soppressa e di altre) ha chiuso tutto in deposito. Parliamo di Brera. La Pinacoteca, araba fenice nata dalle ceneri napoleoniche dell’antica chiesa di Santa Maria, centro nevralgico e vitale degli Umiliati, si è ritrovata nei secoli con un’eredità ingombrante: decine di affreschi del Quattro e Cinquecento, staccati da monasteri chiusi e da chiese demolite a Milano e nel circondario dalla furia francese. Numeri tali da renderlo, attualmente, il museo italiano che conserva il maggior numero di affreschi strappati. C’è stato un tempo in cui alcuni di questi venivano esposti, poi la museologia ha preso altre strade e, trattandosi sovente di opere grandi per sale già densamente popolate, si è finito per accantonarle nei depositi. Gran peccato, ma solo fino a oggi. Con il progetto “Brera nella città” (che vede coinvolti la Pinacoteca, il Museo Nazionale di Scienza e Tecnologia, dove da tempo sono conservati affreschi di Brera firmati da allievi di Leonardo, e l’Università Cattolica), 37 di questi affreschi sono esposti in alcune aule dell’ateneo in largo Gemelli, allestite a dovere e con adeguata climatizzazione. Vengono cioè esposti – e torna il paradosso – là dove un tempo stava un monastero, prima benedettino e poi cistercense, voluto vicino alla tomba di Sant’Ambrogio, riprogettato da Bramante a fine Quattrocento e poi, anche lui, vittima delle soppressioni napoleoniche e trasformato in un ospedale militare. Si dovrà attendere la fine degli anni Venti del secolo scorso per la definitiva ristrutturazione firmata da Giovanni Muzio e l’inaugurazione dell’ateneo nel ’32.
Tornano dunque in un luogo che nasce sacro i lacerti delle pareti di tante chiese scomparse dalla mappa cittadina: oltre a Santa Maria di Brera di cui si diceva, c’erano Santa Maria dei Servi, sede in città dell’omonimo ordine dei Servi di Maria, un tempo in corso Vittorio Emanuele II (dove ora sorge la chiesa di San Carlo), Santa Marta, chiesa di un monastero agostiniano femminile particolarmente importante al principio del Cinquecento, e Santa Maria delle Vetere in Porta Ticinese, antico monastero domenicano femminile. Gli affreschi (alcuni notevoli) sono firmati dai campioni dell’arte lombarda: Michelino da Besozzo, i fratelli Borgognone, Vincenzo Foppa, lo Zenale, Marco d’Oggiono (lui, allievo di Leonardo, è citato con ammirazione anche dal Vasari nelle celebri Vite). A breve saranno organizzate visite guidate, per ammirarli il sabato: bello.