GRAN MILANO
Pietro Tatarella, un candidato davvero libero di fare il sindaco
L’ex enfant prodige di FI, dopo il calvario giudiziario, è in pista. Ma le baruffe di centrodestra e riformisti frenano
25 GIU 26

Pietro Tatarella è da martedì uno dei contendenti per il posto di candidato sindaco di Milano. Gara complicata, che necessiterebbe a destra e a sinistra, più che di primarie, di gironi all’italiana: visto il sovraffollamento degli iscritti. Eppure, tra i tanti (ora è pure spuntato Tommaso Goisis, a sinistra, da tenere d’occhio), Tatarella ha una storia e un curriculum interessanti.
Era l’enfant prodige di Forza Italia. Non era amato da tutti, anche nel suo partito, ma da molti anche negli altri partiti di centrodestra (e pure in buona parte del Pd). Non è una leggenda che quando venne arrestato, nel 2019, in prossimità delle elezioni europee alle quali era candidato (e per le quali – in carcere – prese quasi mille preferenze), pochi miserabili compagni di partito stapparono una bottiglia buona. Ma è sicuramente altrettanto vero che tantissimi dissero che era un danno per Milano la perdita di uno dei talenti del Consiglio comunale. Il suo curriculum non si è impoverito, malgrado i sette anni di stop. Anzi, si è (purtroppo) arricchito di una storia di ordinaria malagiustizia. Il politico che viene messo in carcere, il nome evocativo sull’inchiesta, “mensa dei poveri”, le foto che sembrano quelle dei film di narcotrafficanti, i filmati passati dritti dritti ai media. E poi le intercettazioni, le accuse, il fango. Sullo sfondo il dramma di Miriam, sua moglie, e del figlio piccolo Enea. Quisquilie, per i Torquemada a mezzo stampa. Quell’inchiesta è finita con una prima assoluzione piena perché il fatto non sussiste. I pm fanno ricorso in secondo grado, non mollano. Lui viene assolto perché il fatto non sussiste anche in secondo grado. Commenta Tatarella: “I magistrati inquirenti sono pure stati promossi, nel frattempo”. E lui? Lui fermo in falegnameria, nella bottega di suo padre poi passata a lui. A fare volontariato nel carcere di Busto Arsizio. In attesa delle motivazioni, che sono state durissime con chi ha indagato. E con la febbre della politica comunque a bruciargli dentro, nel vedere candidarsi di tutto, nel centrodestra. Tatarella ci pensa, parla, ricostruisce reti, aspetta. Le motivazioni arrivano. Vorrebbe organizzare un evento per ributtarsi nella politica attiva.
Ma da Roma, dai divanetti della Camera (dettaglio importante) inizia il tam-tam su Pietro Tatarella candidato sindaco a Milano. Lui organizza una conferenza stampa e conferma: “Do ufficialmente la mia disponibilità“. Poi attacca: “Il claim della campagna è ‘non lasciamo indietro nessuno’. A partire dal tema della casa, prioritario. Sala dice che la procura fa politica? Dopo che l‘a’ex pm Siciliano si è candidata in una lista civica appena andata in pensione dalla magistratura non mi sento di dargli torto, al netto della mia vicenda. I riformisti? Penso che si trovino più a loro agio con una candidatura come la mia piuttosto che con Pierfrancesco Majorino”.
Il day after è ancora più interessante. C’è una vasta rete trasversale con lui. C’è Marco Osnato di Fratelli d’Italia, che si espone elogiandolo. E c’è Licia Ronzulli di Forza Italia, che fa lo stesso. Eppure, nella stessa giornata, Antonio Tajani parla di Carlo Cottarelli come candidato milanese. Lo stesso Cottarelli, già eletto in Parlamento con il Pd e ora lanciato sul campo da Azione. Non cita Pietro Tatarella, così come non lo citò quando venne assolto e pubblicò quella foto choc che gli scattarono in tribunale – in manette e con una catena, esattamente come la Salis. Sono piccoli silenzi, piccoli segnali deboli che però fanno capire che su Milano si incrociano tanti (troppi?) problemi differenti. C’è il tema di Fdi, che non produce un proprio candidato ma rimane stabile su Maurizio Lupi. C’è il tema di Fi che vuole l’allargamento ad Azione anche a costo di frustrare tre candidature di area (Antonio Civita, Nino La Lumia e appunto Tatarella). C’è la Lega che ha lanciato Silvia Sardone più per dinamiche interne che per una reale volontà di indicarla come candidata sindaco. Lei, infatti, con grande onestà spiega: “Sarei onorata di fare la candidata nel 2027, ma è una ipotesi molto futuribile”. In ticket però chissà, potrebbe anche portare in dote una parte di elettorato che è contesa anche da Roberto Vannacci. Quest’ultimo, si tiene abbottonatissimo sul suo candidato. Conferma che ci sarà, che sarà una persona di spessore. Ma il nome, quello no.