Il gran metodo La Russa, balcanizza la destra e sceglie il sindaco

Il presidente del Senato prima attacca la giunta Sala, ma non Sala, poi critica la "gazebata" messa su dalla Lega e infine augura ad Antonino La Lumia di essere lui il candidato. Il super attivismo del vero kingmaker delle candidature su Milano
11 GIU 26
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Foto LaPresse

Una confusione unica, incredibile. Il centrodestra pare in pieno subbuglio. Nelle ultime ore – complice il super attivismo del presidente del Senato Ignazio La Russa, vero kingmaker delle candidature su Milano – è successo di tutto. La Russa si presenta in Consiglio comunale, attacca la giunta Sala ma non Sala. E’ un dettaglio importante: di Sala dice che è l’unico che salva nell’attuale maggioranza di governo milanese, lo definisce “un ostaggio”. Difficile sia una pax interista (vista la passione bruciante e condivisa tra i due potrebbe anche essere…), quanto – per un fine calcolatore come La Russa – un modo per dividere il campo del centrosinistra, già è ampiamente balcanizzato di suo. La Russa sottolinea differenze che possono tornare utili in futuro. Come a dire: Sala lo salviamo perché ciò che di buono c’è in città è ascrivibile a lui, che però non è veramente di sinistra sinistra. Tutto il resto lo buttiamo a mare perché è colpa di chi ha osteggiato Sala (e per parti della maggioranza questo è pure vero) e ha generato la situazione di stallo in cui ci si trova adesso. Ignazio La Russa sa che i milanesi sono scontenti della sicurezza e delle baby gang. Ma sa che sono scontenti della produzione culturale e dei trasporti. Sono scontenti della viabilità (ma non tutti: quelli del centro sono invece assai contenti) e scontenti dell’inquinamento. In effetti, niente di nuovo. Dati che sono stati confermati dalla ricerca di Renato Mannheimer presentata al lancio della candidatura civica di Antonino La Lumia, presidente dell’Ordine degli Avvocati. Un lancio al quale – ancora una volta – Ignazio La Russa ha presenziato commentando proprio i dati del sondaggio, che indica come ci sia un grande pessimismo sul futuro da parte dei milanesi.
E proprio al Centro Internazionale Brera, storica casa dei socialisti milanesi, dove lunedì si teneva l’evento, La Russa ha dato le altre stoccate. Prima alla Lega, andando a criticare la “gazebata“ messa su dal Carroccio. “Roba elettorale”, ha detto. Non percorso politico, per intenderci. Il sottinteso è semplice: con le primarie dei gazebo andrebbe a vincere facile Silvia Sardone, contro la quale La Russa non dice una parola negativa, ma che sicuramente è espressione della Lega mentre in questo momento nessuno dei tre partiti maggiori del centrodestra è in campo direttamente. Non è un caso che La Russa abbia spinto fortemente Maurizio Lupi. Paradossalmente proprio il basso consenso di Noi Moderati è garanzia che il candidato sia terzo (anzi quarto) rispetto ad azzurri, Lega e Fratelli.
La seconda zampata, o meglio, gioco di prestigio, La Russa lo fa rivolgendosi proprio ad Antonino La Lumia. Gli augura di essere lui il candidato. E vira il proprio pensiero da “meglio un politico” a “meglio scegliere subito, che sia politico o civico non importa purché sia bravo”. Solo che una parte degli azzurri continua a non volere Lupi (Licia Ronzulli sì invece: è la vice di Ignazio ed era seduta al suo fianco da La Lumia), e così la Lega, che con Samuele Piscina ormai spara a palle incatenate sia sul centrista che sul presidente del Senato. Tra un’intervista di fuoco e l’altra il carretto va avanti un altro po’, con mille polemiche sui giornali e ben poche decisioni. Ma con una differenza sostanziale rispetto a cinque anni fa. Ai tempi il centrodestra semplicemente non aveva candidati, né potenziali né reali, per sfidare Beppe Sala al secondo mandato. Oggi invece ci sono già due candidature civiche (Antonio Civita e Nino La Lumia), una candidatura politica e molti altri nomi che continuano a girare, anche di peso e valore come quello di Alessandro Spada e Silvia Sardone. Ogni tanto viene fuori anche Carlo Fidanza, anche se tutti sanno da lungo tempo che l’europarlamentare non ha mai voluto correre a Milano. Per la Lombardia è un altro discorso, da fare più avanti: la partita vera per il centrodestra – non sfugge a nessuno – sarà quella.