“Qui non autorizzano più nulla”, dicono i costruttori. Edilizia tra inchieste e paura

Tra inchieste, norme incerte e paura della firma, il capoluogo lombardo si blocca: permessi fermi, cantieri sospesi, case “abbordabili” a rischio. Imprese e cittadini pagano lo stallo che Comune, governo e politica non riescono a sciogliere

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Foto Ansa

La protesta dei dipendenti del Comune di Milano che non vogliono diventare il “capro espiatorio” delle inchieste giudiziarie sull’edilizia ha un rovescio della medaglia. “E’ tutto fermo, tutto bloccato”, dicono gli imprenditori. “Ormai non rilasciano un’autorizzazione neanche per rifare un tetto”. La protesta è stata appoggiata dal sindaco Beppe Sala, che ha detto di capire i dipendenti che da un paio di anni vivono “un incubo”, riferendosi al fatto che, nell’incertezza normativa, rischiano di firmare atti per i quali possono essere indagati. Ma proprio a causa della paralisi che si è creata, gli operatori economici rischiano la continuità aziendale, come ha di recente denunciato sul Corriere Milano il responsabile del Consorzio Cooperative Lavoratori, Alessandro Maggioni.
Le piccole realtà, infatti, sono quelle che fanno più fatica a reggere lo stop di progetti e cantieri. Quello che sta succedendo è che, per motivi poco chiari, non vengono rilasciati neanche i permessi per progetti che esulano completamente dalle fattispecie che sono state poste sotto inchiesta dalla procura di Milano, che ha preso di mira i palazzi più alti di 25 metri e con un indice di cubatura superiore a tre. Insomma, la paura della firma ha pervaso tutta la direzione per la Rigenerazione Urbana del Comune, che fa capo all’assessorato guidato da Anna Scavuzzo, che pure è alla ricerca di soluzioni e nei prossimi giorni potrebbe aprire un confronto con i costruttori anche per evitare che il blocco possa compromettere l’operatività dell’ultimo anno della giunta Sala, che ha avviato il piano per costruire case “abbordabili” con la pubblicazione dei bandi per le assegnazioni delle aree. “Il clima di incertezza normativa che si protrae ormai da anni ha già determinato il blocco di numerose iniziative e molte di queste riguardavano proprio la realizzazione di abitazioni per accessibili alla fascia media della popolazione”, dice al Foglio Davide Albertini Petrone, presidente di Confindustria Assoimmobiliare.
Non è un caso che l’assessore alla Casa e al Patrimonio, Emmanuel Conte, abbia invocato una corsia preferenziale per gli iter autorizzativi necessari alla realizzazione del nuovo piano casa e che in mancanza di iter autorizzativi certi corre il rischio di impantanarsi. Secondo Albertini, visto che a livello locale non si riesce a trovare una soluzione, sarebbe necessario l’intervento della politica nazionale. “Senza nuove iniziative, la scarsità di prodotto continuerà inevitabilmente ad alimentare la pressione sui prezzi e sui canoni e a ridurre l'accessibilità abitativa per una quota crescente di cittadini”, prosegue Albertini. La politica, però, sta facendo orecchie da mercante sia a destra che a sinistra, per motivi opposti, dopo avere provato, senza successo, a far approvare una legge interpretativa delle norme urbanistiche. In ogni caso, chi dovrebbe realizzare le famigerate case “abbordabili” sono le imprese, che, però, oltre a fare i conti con la sostenibilità economica di progetti volti a offrire prezzi calmierati, temono il muro burocratico. “Milano non può restare bloccata da un quadro interpretativo incerto, nel quale cittadini, imprese, professionisti e funzionari pubblici non sanno quali regole applicare”, afferma Giovanni Deleo, presidente di Assimpredil Ance, secondo il quale “le contraddittorie decisioni giudiziarie” confermano quanto sia complessa la materia urbanistica, in particolare la rigenerazione del patrimonio edilizio. “Servono regole chiare, tempi certi, responsabilità riconoscibili. La legalità e la capacità di decidere non si escludono: al contrario, si rafforzano quando le procedure sono leggibili, uniformi ed efficienti”. Insomma, “la legalità non può diventare sinonimo di immobilismo”. Ma come si fa? “Attraverso una responsabilità condivisa tra Comune, Governo, Parlamento, professioni tecniche e imprese”. Ma torniamo sempre li, in questa vicenda i diversi livelli istituzionali non si parlano preferendo, almeno così appare, quasi approfittare della situazione per giocarsi la futura partita elettorale della successione al sindaco Sala. Anche il governo Meloni punta sulle abitazioni a prezzi calmierati e punta ad affidare a commissari straordinari le autorizzazioni edilizie. C’è, però, chi è scettico sulla fattibilità di questo percorso. “I poteri commissariali in deroga alle disposizioni di legge, non possono, a nostro avviso, estendersi alla pianificazione urbanistica”, ha spiegato Maggioni nel contributo per le audizioni informali sul piano casa del governo fatto in qualità di presidente di Confcooperative Habitat, dopo avere sentito pareri di esperti della materia.