Qui comune, acquistiamo palazzi vuoti per creare nuova edilizia

Lo storico ente pubblico milanese specializzato nei servizi alla persona Golgi Redaelli è tra i soggetti che hanno avanzato una manifestazione di interesse per cedere al Comune di Milano immobili di proprietà. La strategia in tre azioni dell'amministrazione Sala

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L'Istituto Golgi Redaelli di Abbiategrasso (foto Lapresse)

C’è il Golgi Redaelli – storico ente pubblico milanese specializzato nei servizi alla persona – tra i soggetti che hanno avanzato una manifestazione di interesse per cedere al Comune di Milano immobili di proprietà. E’ questa, secondo quanto risulta al Foglio, l’ultima novità della strategia per la casa messa in atto dall’amministrazione di Beppe Sala. Strategia che vede nella cabina di regia l’assessore al Bilancio e al Piano casa, Emmanuel Conte, il quale, sul Corriere Milano, ha espresso dubbi sul piano nazionale approvato dal governo (“Centomila alloggi in 10 anni è uno slogan politicamente efficace ma tecnicamente fragile”). Posizione che non è passata inosservata anche in ambienti politici, visto che vocifera di una possibile candidatura di Conte alle prossime amministrative. In ogni caso, l’idea dell’assessore, che ha ereditato la delega alla Casa non più di un anno fa trasformandola in una sfida amministrativa e personale, è che per aumentare più velocemente l’offerta di abitazioni accessibili sia necessario mettere in campo tutte le opzioni possibili. Non solo, quindi, la realizzazione di nuova edilizia residenziale sociale calmierata (Ercs) attraverso bandi pubblici per l’assegnazione delle aree, ma un programma articolato. L’urgenza nasce anche un po’ dalla necessità di provare a invertire – in vista del voto del 2027 – la percezione che questa giunta abbia fatto di Milano la città dei grattacieli per ricchi e di dare una risposta alla classe lavoratrice che fa i conti con il caro affitti e i bassi salari.
L’ente Golgi Redaelli, che nasce dalla fusione di due istituti (il primo prende il nome dello scienziato premio Nobel, Camillo Golgi, e il secondo dal patologo Piero Redaelli) ha risposto all’indagine esplorativa promossa dal Comune per verificare la disponibilità sul territorio cittadino di immobili residenziali “cielo-terra” da acquistare e destinare agli affitti calmierati. Il Redaelli sarebbe stato il primo a farsi avanti, essendo proprietario di un grosso patrimonio (circa 850 immobili), che, evidentemente, intende cominciare a valorizzare. Ma è solo l’inizio perché a quanto pare il Comune conta di raccogliere nuove adesioni in questo mondo degli enti sociali e previdenziali desiderosi di disfarsi di beni che non riescono più a gestire e conta di estendere la campagna acquisti anche a proprietari privati. Secondo alcune ricostruzioni, per questa operazione Sala conta su una disponibilità finanziaria di circa 30-50 milioni, una cifra che non è stata ancora messa a bilancio ma che rappresenta la potenzialità di spesa calcolata sulla base delle attuali risorse comunali. Si tratta di un’iniziativa che potrebbe presto essere discussa anche a livello di giunta e che conferma la volontà di concentrarsi su un preciso target a cui destinare alloggi, cioè la classe lavoratrice, facendo pagare per l’affitto non più di un terzo del reddito mensile (massimo 2.500 euro).
“Piano straordinario per la casa accessibile a Milano”, così è stato battezzato il programma che vedrà il supporto tecnico, per quanto riguarda la valutazione dei piani economico finanziari, dell’Università Bocconi come emerge da una recente delibera del Comune che destina all’ateneo un compenso complessivo di 73 mila euro. A questo punto, la strategia del Comune si può riassumere in tre azioni. La prima è quella delle nuove costruzioni. Entro fine giugno, saranno esaminate le offerte per le aree di Romanello, Bovisasca e Palasharp e partiranno i concorsi internazionali per le zone Porto di Mare e Zama-Salomone. La seconda è la riqualificazione di immobili vuoti già di proprietà del municipio: tra una settimana parte il bando per un palazzo in via Trivulzio, con l’obiettivo di trovare imprese che riescano a frazionare grandi appartamenti per ricavarne di più piccoli, 50-60 mq, da affittare a un prezzo medio di 400 euro al mese. Infine, l’acquisto da terzi. Come si è detto, si è chiusa in questi giorni la competizione lanciata a fine 2025 tra gli enti pubblici (presto si capirà se oltre al Golgi ci sono altri enti interessati) e in vista c’è l’apertura di un nuovo bando rivolto ai proprietari privati. In tutto questo, il grande dubbio è rappresentato dalla risposta del mercato proprio ai bandi per le aree, che restano la parte più consistente del piano comunale e dove, in alcuni casi, è prevista una quota da destinare all’edilizia residenziale pubblica, alias alloggi popolari. E’ stato l’anello debole del Piano casa del vecchio assessore Guido Bardelli. Si vedrà se con le modifiche apportate da Conte (tra cui l’assegnazione gratuita delle aree e la copertura dei costi di bonifica), il Comune riuscirà a realizzare il suo slogan per Milano che è molto simile a quello del governo (“10 mila case in dieci anni”).