Gran Milano
Tel Aviv, urbanistica e primarie: i Verdi balcanizzano la sinistra
Nel centrosinistra pare già naufragata la grande tranquillità portata dal referendum. Il Pd si spacca sulla vicenda del gemellaggio con la città israeliana, mentre la segreteria propende per primarie molto posticipate
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23 APR 26

Protesta proPal in Consiglio comunale a Milano per la decisione del sindaco Sala di proseguire il gemellaggio con la città di Tel Aviv (foto ANSA)
Dopo il congresso di Noi Moderati, Maurizio Lupi è in rampa di lancio come candidato del centrodestra nella corsa a sindaco di Milano. Nel centrosinistra invece, pare già naufragata la grande tranquillità portata dal referendum (i 17 punti che separano il No dal Sì, in città, sono un segnale inequivocabile). Divampa infatti la questione legata ai Verdi. Che, secondo alcuni esperti di politica meneghina, stanno facendo una battaglia anche più importante e più profonda dello stesso casus belli di Tel Aviv. La gazzarra dell’altra sera, con il Consiglio comunale infiammato dai proPal e dalla capogruppo verde Francesca Cucchiara, è solo l’antipasto di quel che potrebbe avvenire. Cucchiara infatti era già su una posizione assai critica su tutta una serie di vicende cittadine, a partire dall’urbanistica. E pure intrattenendo un filo di comunicazione costante con il sindaco Sala, non aveva mai fatto un passo indietro sulle politiche di Avs. Ora però, con la mancata rottura del gemellaggio con Tel Aviv, lo scontro sta raggiungendo nuovi livelli: Cucchiara pare non voglia neppure votare l’immediata eseguibilità delle delibere, le variazioni di bilancio. Nulla, insomma. Il centrodestra, con Riccardo Truppo, si affretta a chiedere una volta di più le dimissioni: ha vita facile, anche se non le otterrà, ovviamente.
Per quanto riguarda la maggioranza, il problema è però più complesso della sola vicenda di Tel Aviv, che pure ha una sua peculiarità. Beppe Sala, infatti, era riuscito a mettere una pezza con la lettera del sindaco laburista della città israeliana. Difficile pensare che l’abbia fatto senza aver consultato il più grande partito della maggioranza, ovvero il Pd. Che, però, si è subito spaccato, con Pierfrancesco Majorino a bombardare sui social. Ma è l’intero quadro della sinistra a essere confuso.
La segreteria metropolitana del Pd sta infatti propendendo per primarie molto posticipate. Chi dice fine anno, chi addirittura l’inizio del prossimo: in fondo il divario elettorale suggerisce di lasciare meno chance possibili al centrodestra per individuare un nemico preciso contro cui scagliarsi (sempre che riescano a trovare un candidato in tempo utile). L’altra motivazione è che posticipando le primarie si minimizzano i tempi di attacco a Beppe Sala. E’ infatti chiaro che a primarie aperte potrebbe esserci (e a questo punto è molto probabilmente ci sarà) un candidato proprio di Avs, che bombarderà a palle incatenate sull’urbanistica e su Israele, sulle ciclabili e la viabilità, sulla gestione delle partecipate e sulla trasparenza, sullo stadio e sui grandi masterplan. Meno tempo vuol dire meno erosione interna. A questo punto le incognite a sinistra sono tante. La prima è che impatto avrebbe un eventuale candidato “a sinistra di Majorino” sulla candidatura di Majorino. Quanti voti leverebbe al capogruppo in Regione? Riuscirebbe Majorino a ricomporre la frattura? In cambio di che cosa, eventualmente? Pareggerebbe l’impatto su Mario Calabresi della candidatura di Anna Scavuzzo? Riguardo a quest’ultima, pare molto determinata: le primarie servono sempre e in ogni caso (anche Emmanuel Conte è della stessa idea). Permettono ai candidati di strutturare la propria corrente e costruiscono le basi per le elezioni successive. In ogni caso, giocare tutte le partite è sempre l’opzione migliore per un politico. Una lezione che, a tutto il centrosinistra, ha dato proprio Pierfrancesco Majorino, con la sua carriera politica.