Il rilancio degli immobili “identitari” di Milano. In attesa del Piano casa

L’assessore al Bilancio e alla Casa Emmanuel Conte lancia la “valorizzazione” (no vendita) di 20 immobili in disuso di proprietà di Palazzo Marino, presentandola non come una dismissione di beni per fare cassa ma come un’occasione di recupero e di riutilizzo dei cespiti. Un'operazione di non facile realizzazione

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23 APR 26
Ultimo aggiornamento: 09:55 AM
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Emmanuel Conte, ANSA

In attesa dei primi tre bandi del nuovo Piano casa, che dovrebbero essere pubblicati questa settimana, l’assessore al Bilancio e alla Casa Emmanuel Conte – di cui si è vociferato di una possibile candidatura alle prossime comunali – ha presentato ieri una nuova iniziativa della giunta di Beppe Sala relativa alla “valorizzazione” di 20 immobili in disuso di proprietà di Palazzo Marino. Di questi, cinque sono di pregio, anzi Conte li ha definiti “identitari”, aggettivo molto di moda e che fa concorrenza alla destra sovranista. Pusterla di Sant’Ambrogio, Porta Ticinese Medievale, Palazzo Calchi Taeggi, Magazzini comunali di via Vittorio Veneto e Palazzo Dugnani sono i gioielli di questo portafoglio che comprende altri quindici beni immobili di cui una parte è ubicata in altre città tra Como, Savona, Cesena, Genova e Sondrio. La particolarità di quest’operazione è che solo per gli edifici che si trovano fuori Milano è prevista la possibilità della vendita, perché per tutto il resto la valorizzazione viene intesa non tanto in senso economico ma sociale. Cioè non come una dismissione di beni per fare cassa ma come un’occasione di recupero e di riutilizzo dei cespiti. “Facciamo appello al senso di responsabilità di soggetti come le fondazioni bancarie, gli operatori del terzo settore e chiunque abbia a cuore la preservazione di finalità pubbliche”, ha detto Conte in conferenza stampa escludendo, quindi, una destinazione d’uso dei palazzi per uffici, alberghi, residenze, studentati e per tutte quelle attività che normalmente attraggono l’attenzione di operatori di mercato perché possono offrire un rendimento. “E’ una chiamata alla collaborazione fra pubblico e privato per la rigenerazione del patrimonio pubblico cittadino, al momento la più ampia in una città italiana, sia per numero di immobili sia per qualità e valore”. E questa chiamata con cui il Demanio “intende trasformare ferite urbane in opportunità per la città”, ha spiegato Conte, sarà presentata ai cittadini, ad altre istituzioni, al mondo delle associazioni, delle professioni, delle imprese, del privato e privato sociale, oggi a Palazzo Reale, nel primo workshop organizzato dall’assessorato con questo obiettivo, e poi pubblicizzato e condiviso in altre forme e occasioni. “Dal punto di vista amministrativo, il programma prenderà forma in avvisi per la raccolta di manifestazioni di interesse”, ha precisato l’assessore.
L’idea di restituire questi immobili alla città di Milano è suggestiva ma l’operazione si presenta non facile da realizzare trattandosi di un patrimonio che ha bisogno di costosi interventi di recupero e che in diversi casi è soggetto ai vincoli di tutela del patrimonio artistico e culturale. Si vedrà che tipo di attenzione è destinata a suscitare questa iniziativa che parte parallelamente alla realizzazione del Piano casa, altra scommessa di questa amministrazione che, a un anno dalla sua scadenza, punta a dare almeno una prima risposta all’emergenza abitativa che sta minando l’attrattività di Milano. I primi tre bandi di cui è imminente la pubblicazione riguardano le aree dell’ex Palasharp, di San Romanello e di Bovisasca sulle quali potrebbero sorgere le prime residenze “abbordabili” del Piano che ne prevede 10 mila in dieci anni nel perimetro comunale. Sarà il primo vero test della tenuta economica del modello studiato dalla giunta Sala per coniugare esigenze sociali e aspettative di profitto delle imprese. “Il caro affitti è un problema strutturale di tutte le grandi città”, ha detto Conte commentando i nuovi dati dell’Osservatorio Oca (Politecnico e Consorzio Cooperative Lavoratori) presentati ieri mattina. I risultati dello studio sono essenzialmente tre: vivere a Milano con lo stipendio non basta perché il 60 per cento viene speso per casa e trasporti; aumenta ancora la forbice tra costi abitativi e redditi con prezzi degli immobili che continuano a salire mentre ei salari sono fermi; gli affitti brevi sono ancora in crescita (più 36 per cento nel 2024) mentre cala l’offerta in locazione stabile (dal 66 per cento al 51 per cento negli ultimi cinque anni. Cosa si può fare? “Ci sto provando con il piano casa ma credo anche nella leva fiscale per aumentare la disponibilità di case da affittare sul mercato”, ha concluso Conte. E per la sua candidatura? “Se a Milano ci fossero le primarie non mi sottrarrei”.