Make Milano Greater again (come Londra). Ora serve una legge

A Roma c’è una mozione approvata in Regione per estendere i poteri del sindaco anche nell'area metropolitana. Interesse bipartisan. Non solo soldi ma autonomia. Edilizia e trasporti

di
16 APR 26
Immagine di Make Milano Greater again (come Londra). Ora serve una legge

Beppe Sala a Corriere 150 anni - La libertà delle idee, 150esimo anniversario del Corriere della Sera presso Teatro La Scala, Milan (Italy) March 6, 2026 (Photo Claudio Furlan/LaPresse)

La primavera del 2027 fa presto ad arrivare, nessun dubbio che i milanesi voteranno ancora per un sindaco solo di Milano, mentre i cittadini della Città metropolitana di Milano non voteranno per nessun sindaco: se lo troveranno imposto con una elezione “di secondo livello”, che sarà sempre il sindaco (la sindaca) di Milano. Solo che non avrà poteri sulla Città metropolitana e – giocoforza – se ne disinteresserà. Spiace dirlo, ma è così da sempre, dalla legge Delrio del 2014 – sciaguratamente mai attuata – che introduceva il suffragio diretto per il sindaco metropolitano. I milanesi metropolitani si mettano dunque l’animo in pace, anche per questo giro; i milanesi “de Milàn” potranno invece continuare a lagnarsi dei problemi della “loro” città – dalla casa ai trasporti al welfare – senza però riflettere che molti di quei problemi nascono dal fatto che due terzi della Milano reale viene tenuta fuori dal perimetro delle decisioni.
That’s all folks. O anche no. Perché qualcosa, lentamente ma con la costanza che scava la pietra, si muove. Così che il sindaco (di Milano) Beppe Sala si ritrova allo stesso tavolo di Attilio Fontana, con Cristina Rossello parlamentare di Forza Italia e con Emilio Del Bono, con Elena Becalli rettrice della Cattolica e con Giorgio Gori, con Sergio Scalpelli del Centro studi Gran Milano e Antonio Calabrò, presidente della Fondazione Assolombarda. Un bel confronto coordinato lunedì scorso da Daniela Mainini, presidente del Centro studi Grande Milano, con un titolo volutamente operativo: “Una legge speciale per Milano: più autonomia e competenze”. E la cosa notevole è che il sindaco Sala e il governatore Fontana, Gori e gli altri, dicono più o meno le stesse cose: servono maggiori risorse e strumenti per rafforzare il ruolo della città “a rappresentare l’Italia anche a livello internazionale.
Dice Daniela Mainini: “Una legge per Milano non implica un privilegio, ma una responsabilità: dotare la città di strumenti più efficaci per affrontare sfide cruciali… Oggi Milano non compete più con le altre città italiane; compete con Parigi, Berlino, Madrid, che hanno un’autonomia speciale integrata nel sistema nazionale”. Sono discorsi che si ascoltano da almeno vent’anni, e non certo per colpa dei tanti riformisti impegnati: qualche colpa in più può essere imputata alla Legge Delrio che ha istituito le Città metropolitane, ma in sostanza come sacchi vuoti. Nel frattempo in Parlamento è in discussione una legge addirittura costituzionale per modificare lo statuto e i poteri di Roma Capitale (iter molto inceppato, va detto), che gode comunque già di una legge speciale. Per Milano nulla è stato fatto. Anzi qualcosa sì: “Il nostro incontro arriva dopo che a metà gennaio il Consiglio regionale ha approvato una mozione che chiede al Parlamento di avviare un iter in questa direzione”.
Il testo della mozione è stato approvato il 13 gennaio scorso, un invito a elaborare una proposta di legge da sottoporre al Parlamento. Alla base un accordo bipartisan, più che altro l’impegno a trovare una proposta comune. Nella mozione si legge che “Milano rappresenta un polo urbano di rilevanza internazionale, punto di riferimento per l’economia nazionale, l’innovazione, la finanza, la cultura e le relazioni internazionali; il suo consolidato inserimento nei circuiti europei e globali, unito alla complessità e specificità delle funzioni che è chiamata a svolgere, impone un assetto istituzionale che le consenta maggiore efficacia decisionale, semplificazione amministrativa e flessibilità normativa”. Fin qui tutto bene. Poi molto dipende da come la si immagina, questa legge per Milano. I consiglieri regionali promotori, centrodestra, sottolineano “che la città di Milano come capoluogo della regione Lombardia è già inserita in una rete di dinamiche sia competitive, ma anche di cooperazione, con le realtà più sviluppate su scala europea e internazionale: si pensi non solo alla Regio Insubrica, ma anche a Eusalp, ai ‘Quattro motori d’Europa’ (insieme a Baden-Württemberg, Catalogna e Alvernia–Rodano-Alpi)” e che ha “la necessità di tenere il passo con queste realtà, da una parte, e di continuare a svolgere quel ruolo di ‘Locomotiva del paese’, dall’altra”. Ma non tutte le forze politiche concordano su tutto, ovviamente. Del resto la sinistra sta litigando con sé stessa anche sul sostegno o meno della legge per Roma. Ma alcune cose dovrebbero essere chiare a tutti: i politici soprattutto, ma anche agli stakeholder lombardi e non solo: come ha giustamente detto Sala occorre muoversi con una prospettiva di interesse nazionale. La sinistra è più orientata verso un sostanziale rafforzamento dei poteri della Città metropolitana, senza iscrivere il progetto nella cornice autonomista che piace alla Lega (e un po’ a Forza Italia, mentre Fratelli d’Italia sembra assai lontana dal tema).
Queste le strettoie politiche. Ma che una legge sia ormai urgente lo spiegano i fatti. Il primo che emerge dai dati del Servizio studi del Senato sul confronto fra Roma Capitale e altre città Europa, ripresi dal Riformista in occasione del convegno di lunedì, è il dislivello con le altre metropoli europee. A partire da Londra, il modello ritenuto più funzionale per una città come Milano: dal 2000 è stata istituita la Greater London, su un’area di 8 milioni di abituanti. Il sindaco di Londra eletto a suffragio diretto e ha poteri che in Italia sarebbero divisi tra Comune, area metropolitana, regione e i ministeri di volta in volta implicati. Parigi dal 2017 ha rafforzato la Metropole du Grand Paris – 7 milioni – con decisive competenze su sviluppo territoriale e mobilità. Ha insistito Beppe Sala che Milano è “una metropoli ha necessita di poter decidere l proprie politiche urbanistiche e abitative”. Ed è palese a tutti che – ad esempio – il gravoso problema abitativo sarebbe, se non risolto, certo di molto alleggerito se esistesse una politica urbanistica coordinata, e un sistema di trasporti potenziato con “strumenti di area vasta”. Un altro dato emerso è interessante, perché va in controtendenza con le retoriche sulla città ricca ed escludente: nel bilancio di previsione 2026 di Milano il gettito da addizionale Irpef salirà di 30 milioni. Non solo per l’aumento delle aliquote, ma perché una parte dei nuovi milanesi è più ricca e paga aliquote Irpef maggiori. “Milano si arricchisce perché attrae persone ricche”. Il problema è chi avrà facoltà di usare quei fondi.