Gran Milano
La tradizione millenaria dello spiedo bresciano è salva. Una battaglia culturale vinta
Dalla “Direttiva uccelli” dell’Ue del 2014 nella quale era imposto il divieto di vendere, acquistare e commercializzare avifauna allo stato selvatico, Brescia ha dovuto rinunciare alla tipica ricetta. Fino all'intervento del Consiglio comunale
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28 MAY 22

Si pensava che fuori dal Pirellone ci fossero masse con bandiere e megafoni a tutelare gli uccelli lombardi. E invece animalisti e ambientalisti si sono ridotti a quattro gatti contro la proposta di legge (votata e approvata) sulla “Valorizzazione della cultura e della tradizione lombarda dello spiedo bresciano e di altri preparati a base di selvaggina”, presentata da Barbara Mazzali e Floriano Massardi. Ma ciò che si credeva sarebbe successo all’esterno, una sorta di guerra civile per tordi e affini, è invece avvenuta tra le alte mura della sala del Consiglio, dove i volatili sono diventati prova di machismo tra contendenti tentati perfino di suonarsele di santa ragione. Cartelloni, manifesti, urla, grida, gente che si è quasi menata: è stato lo show(down) tra consiglieri, tra pro e contrari a reintrodurre un’antica consuetudine gastronomica.
Tutto è partito dalla “Direttiva uccelli” dell’Ue del 2014 nella quale era imposto il divieto di vendere, acquistare e commercializzare avifauna allo stato selvatico, anche se proveniente dall’estero, escludendo così la possibilità a ristoranti, mercati, fiere e sagre di proporre il piatto tipico, lo spiedo appunto; ma lasciando però la possibilità di gustarsi lo spiedo privato e fatto in casa. Da quando gli uccelli sono diventati illegali lo spiedo bresciano si è dovuto trasformare radicalmente, rinunciando alla tipica ricetta. Sulle ranfie, i lunghi spiedi che ruotano a fuoco lento, secondo un rito affidato solo a esperti, si potevano infilzare vari pezzi di carne e patate, ma assolutamente non più gli uccellini. “Una contraddizione – spiega la consigliera Mazzali – il poterlo mangiare in casa e non fuori, considerato che in tal modo si perde tutto lo spirito della condivisione tra persone appartenenti a una stessa comunità, l’estinzione di una tradizione secolare”. Non solo. “Lo spiedo bresciano rappresenta anche una attrazione turistica per molti che accorrono a questi eventi, la cui mancanza influisce negativamente anche a livello economico”. Così 73 sindaci, di ogni colore politico, armati delle loro fasce tricolori, arrivati dalle valli bresciane, erano presenti a sostenere la legge. S’è scomodato anche Giosuè Carducci che in “San Martino” canta “lo spiedo scoppiettante” sui ceppi ardenti. Con la nuova legge i cacciatori e coloro che preparano la piccola selvaggina potranno cederla al consumatore finale, ma sempre e soltanto a titolo gratuito: 150 capi all’anno di selvaggina piccola da utilizzare per la preparazione dello spiedo bresciano e altri piatti tradizionali lombardi, nel rispetto della disciplina comunitaria e nazionale. La tradizione millenaria dello spiedo bresciano è salva.