Dalla Napalm Girl alla rinascita, Nick Út in mostra a Milano

Nick Út, “Bambini con reti da pesca nel fiume Mekong” (Associated Press) <br />
Ora che la guerra è tornata a bussare col suo carico di dolore ingiusto alle nostre porte, la celebre fotografia di Nick Út sembra scandire l’ennesimo “mai più” non rispettato. La mostra è stata programmata prima dell’invasione dell’Ucraina, niente coloriture politiche. Quarant’anni dopo il Vietnam, i mezzi di informazione e i social hanno una capacità di trasmettere l’orrore in tempo reale infinitamente superiore. Viene quasi da dire che non servirebbe, proprio oggi, un “ripasso storico” a ribadire il senso di ciò che vediamo. Poi però c’è la qualità delle immagini, quelle che fanno di Út un grande fotoreporter. E del resto, fa parte dello statuto stesso della fotografia di guerra un dovere di testimonianza, di denuncia, che va oltre la pura informazione e documentazione.
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"Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.
E' responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"