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GranMilano

Troppo comodo stupirsi ora delle violente sulle donne a Milano a Capodanno

Fabio Massa

Loggia dei Mercanti, Bastioni e altre zone lasciate colpevolmente off limits. Falle di sicurezza e falle culturali

C’è la Loggia dei Mercanti. Dista da piazza Duomo cinquanta metri. Quando si transita ormai è un’abitudine allontanarsi un poco verso l’altro lato della via. Ma c’è anche il bellissimo bastione che separa il Lazzaretto dal parco Montanelli. Anche lì, chi può, cambia marciapiede. Chi non può, invade la pista ciclabile. Loro, ci sono sempre. Bighellonano, urinano in giro, sporcano, spacciano. Tutti lo sanno da sempre. Tanto che pure l’Anpi, l’Associazione nazionale partigiani, ha chiesto di mettere delle telecamere. Va bene l’integrazione, ma la sicurezza dovrebbe essere un patrimonio comune da preservare da furie ideologiche (e purtroppo non avviene) e da iconoclastie razziste. Ora succede che nella notte di Capodanno nove ragazze vengono molestate e due turiste tedesche violentate, con mani che si insinuano ovunque impunemente.

Al di là del dibattito politico sulla situazione della sicurezza cittadina, è chiaro che sia i provvedimenti a breve termine, che quelli a lungo termine, non possono prescindere da decisioni amministrative e politiche nel più alto senso del termine, che invece sono mancate in questi anni.

Dopo giorni di low profile, martedì sono stati arrestati due dei molestatori, e il sindaco Sala ha finalmente parlato, scusandosi dei fatti. Polemiche sul ritardo, of course. Ma il nocciolo sta altrove. E’ inutile ad esempio gettare la croce addosso a Marco Granelli, l’assessore che ha preso in mano la gestione della pubblica sicurezza e dunque della Polizia locale solo tre mesi fa. Ma dove è stata in tutti questi anni, durante le violenze e gli allarmi su Loggia dei Mercanti, la passata e attuale vicesindaca Anna Scavuzzo, da pochi mesi ex assessore alla Sicurezza? E davvero la polizia locale deve essere solo e unicamente coadiuvatrice al reperimento di fondi per la collettività, spiccando multe a destra e a manca? O dovrebbe essere presidio del territorio, fonte di sicurezza?

Viene in mente quella vecchia polemica stucchevole sull’esercito in città: intervento deciso da La Russa ministro con Berlusconi, accolto da Letizia Moratti, rifiutato da Giuliano Pisapia, che poi l’ha rivoluto (e infatti i soldati stanno ancora in Stazione centrale e in qualche altro punto) e poi riconfermato da Beppe Sala e ormai entrato nella normalità, senza che ci siano stati tentativi di golpe militare così come evocato ai tempi (oddio signora mia, che cosa faremo con l’esercito nelle strade?).

Qualcuno dovrebbe dunque chiedere conto sulla presenza degli agenti di polizia locale nelle strade, sempre e comunque. Stante il fatto che i reati diminuiscono, e questo è un fatto, ma non è accettabile che si possano verificare violenze continue a due passi da piazza Duomo né in nessun altro luogo. Mentre purtroppo, come abbiamo raccontato anche a proposito della “mala movida”, i reati anche violenti delle notti milanesi non vengono adeguatamente contrastati.

Se poi la politica guardasse in prospettiva, si dovrebbe chiedere da dove arrivano i violentatori. La risposta (italiani di nuova o antica cittadinanza) è che arrivano dalle zone periferiche, da quelle periferie che restano una bomba pronta a esplodere. E non solo le periferie interne ai confini amministrativi di Milano, ma (toh guarda, torna utile il desueto concetto di città metropolitana) anche tutte quelle periferie dell’hinterland e pure oltre. Peraltro le periferie hanno passato già la prima fase di radicalizzazione del voto, alla sinistra estrema e poi alla destra estrema, e sono entrate direttamente nella seconda fase: quella dell’astensione e dunque dell’indifferenza o insofferenza alla politica. Le promesse sono state tante, e anche l’ultima tornata elettorale non ha fatto sconti alle nostre orecchie. Si era detto che si sarebbe proceduto a cercare una via comune tra Palazzo Marino e Palazzo Lombardia sulla gestione degli alloggi popolari, ovvero il cuore del problema di cui stiamo parlando. I luoghi da cui arrivano le violenze fino al centro di Milano. Sono passati mesi, ma ancora non si sa nulla degli sviluppi che potrebbero esserci, eppure la situazione ha i caratteri della complessità e dell’urgenza, che logicamente non vanno d’accordo. Eppure è l’emergenza numero uno, e solo una sana ossessione delle periferie (per davvero, però, e ora) può guidare scelte che sembrano non c’entrare niente ma che invece sono chiavi di lettura di altri problemi. Come nel caso della partita dello stadio. Se il nuovo Stadio cambierà il volto al quartiere grazie agli investimenti che arriveranno, che miglioreranno la condizione socio-economica totale, allora bisogna iniziare a pensare che questo è più importante. Parlare del quartiere San Siro è più importante che parlare del Meazza. Parlare dei quartieri periferici è più importante che dare ogni singolo dettaglio della violenza in centro. E magari chiedere da Anna Scavuzzo, vicesindaca ed ex assessore alla Sicurezza, di prendersi pubblicamente qualche responsabilità delle cose che non sono state fatte negli ultimi cinque anni.

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