(Ansa)

GranMilano

Un poker per Bpm

Mariarosaria Marchesano

Grandi manovre ma due strategie opposte per il futuro. Il governo si è limitato a incentivare le aggregazioni in un periodo di fragilità. Unica condizione? Che al gioco partecipi anche Montepaschi

Quello che non si capisce, è se nella partita sulle future alleanze bancarie Banco Bpm stia giocando su due tavoli, Unicredit e Bper, oppure se si sia creata una diversa visione strategica tra l’amministratore delegato, Giuseppe Castagna, e il presidente, Massimo Tononi. Entrambi sono aperti a ipotesi di fusione, ma il primo sta tentando di evitare l’abbraccio dell’Unicredit di Andrea Orcel, perché teme di essere fagocitato da una grande banca com’è accaduto a Ubi con Intesa Sanpaolo – e per evitarlo sarebbe persino andato a Roma a discuterne con la Lega – mentre il secondo propende per il matrimonio con la banca di Gae Aulenti e non sarebbe neanche contrario a far entrare in squadra Mps. Si tratta di un gioco delle parti oppure di una frattura interna? Di certo, è una partita molto seguita in città.

 

Per capire come stanno le cose bisogna allargare lo sguardo a quello che sta accadendo nel sistema bancario italiano. Per la prima volta si ha la sensazione che una stagione di aggregazioni non sia solo una prospettiva ma un’ipotesi molto concreta a cui il governo Draghi sta dando una spinta decisiva, con la montagna di premi fiscali per le fusioni prevista dal nuovo decreto Sostegni. Secondo più di un osservatore, il cambio di passo che c’è stato tra l’esecutivo Conte e quello attuale sta nell’aver collocato la privatizzazione di Mps in uno scenario più ampio, rendendola di fatto più digeribile.

 

 

Piuttosto che cercare disperatamente un acquirente per la banca senese con il rischio di interferire nelle strategie di singoli istituti, Palazzo Chigi punta a diventare il promotore di una fase di fusioni con la creazione di nuovi campioni nazionali. Il dl Sostegni, infatti, non solo si prepara ad ampliare la portata dei benefici fiscali per gli istituti che si uniscono, ma punta a estenderne l’efficacia a tutte le operazioni deliberate entro giugno 2022. E’ come se il governo dicesse alle banche: io vi do gli incentivi e voi unitevi come vi pare, l'importante è che nel gioco rientri anche Mps, per la quale, tra l’altro, si sta facendo largo l’ipotesi di uno spezzatino.

 

 

Ma è proprio questo il punto. Il previsto potenziamento degli incentivi per le aggregazioni (si parla di estendere dal 2 al 3 per cento la norma sulla conversione delle cosiddette Dta) aumenta la convenienza di Unicredit a un’operazione con Bpm ed è per questo che Castagna si sarebbe rivolto ad esponenti del governo per evitare che ciò accada. Sembra che il banchiere abbia avuto un colloquio con Giancarlo Giorgetti per esporre la sua idea di dar vita a un terzo polo del credito attraverso l’unione con Bper che potrebbe arrivare a inglobare anche un’altra banca lombarda come la Popolare di Sondrio (si vocifera di recenti colloqui con i vertici dell’istituto valtellinese).

 

A cavallo della trasferta romana, Castagna, inoltre, avrebbe aggiornato il cda sul tema fusioni ponendo come opzione principale un accordo con Bper proprio al fine di creare un terzo polo. Tale disegno, però, incontra almeno due ostacoli. Il primo è di carattere strategico ed è relativo alla disponibilità dei partner. Non è affatto scontato che Bper-Unipol sia disponibile o che lo sia in tempi brevi, anzi, l’indicazione è che nulla si muoverà fino a quando il gruppo non avrà integrato le 800 filiali acquistate da Ubi in seguito alla fusione con Intesa. E non è detto che sia disponibile la Pop di Sondrio, almeno fino a che avrà la possibilità di evitare la fusione in società per azioni. Il secondo ostacolo è finanziario.

Per quanto appaia sensato dal punto di vista industriale un matrimonio tra Bpm e Bper, soprattutto per le sinergie che si potrebbero creare tra le reti distributive, gli analisti sono concordi nell’affermare che un’aggregazione della banca milanese con Unicredit riconoscerebbe agli azionisti di Piazza Meda un premio maggiore rispetto a un deal con Bper. Non è un caso che la posizione di Tononi, più aperta verso Unicredit anche se questa dovesse acquisire un pezzo della banca senese, starebbe incontrando il favore di alcuni azionisti di peso, i quali potrebbero massimizzare l’investimento e permettere all’istituto di entrare in un gruppo più grande e solido. Insomma, più che giocare al poliziotto buono e a quello cattivo, Castagna e Tononi sembrano collocarsi su sponde opposte. Anche se in questi casi non si può mai dire.