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Aspettando i Tartari. Israele va al voto con la guerra con l’Iran all’orizzonte
A nove giorni dalle elezioni, Trump ha scelto Netanyahu. Per gli israeliani la guerra con Teheran è un appuntamento certo, soltanto rimandato a dopo il 27 ottobre: nel nord, al confine con il Libano, si ripuliscono i rifugi e si aspetta. Nei sondaggi Eisenkot è davanti al Likud, ma nessun blocco ha la maggioranza. Ne parliamo con Micol Flammini, che segue la campagna elettorale in Israele
20 OTT 26

Israele vota il 27 ottobre, le prime elezioni dopo il 7 ottobre 2023. Domenica Trump ha dato a Netanyahu il suo sostegno completo, avvertendo che con il leader sbagliato gli Stati Uniti dovrebbero occuparsi da soli dell’Iran. Nei sondaggi il partito di Gadi Eisenkot è davanti di un soffio al Likud, ma nessuno dei due blocchi raggiunge i 61 seggi necessari. Micol Flammini, dall’alta Galilea, racconta un paese che trattiene il fiato: la guerra con Teheran è un appuntamento certo, soltanto rimandato a dopo il voto. Al confine con il Libano Hezbollah ricostruisce le sue forze e i candidati israeliani, su questo, non si dividono. Ne parliamo con Micol Flammini.
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