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Regeni, una verità a metà. La sentenza e i dossier aperti con al Sisi. Ascolta il Foglio daily
Tre agenti dei servizi egiziani sono stati condannati a dieci anni per il sequestro di Giulio Regeni, mentre è caduta l'accusa di omicidio. Cosa resta della sentenza tra appello, estradizioni impossibili e affari con l'Egitto. Ne parliamo con Ermes Antonucci
30 SET 26

Lunedì la Corte d'Assise di Roma ha condannato a dieci anni tre ufficiali della National Security egiziana per il sequestro di Giulio Regeni, il ricercatore scomparso al Cairo il 25 gennaio 2016 e ritrovato morto nove giorni dopo. Il quarto imputato, un generale, è stato assolto. Sono cadute le accuse di omicidio e lesioni. È una sentenza di primo grado, arrivata dopo dieci anni di depistaggi e di un processo celebrato senza imputati, grazie a due interventi della Corte costituzionale. Ora si aspettano le motivazioni e un probabile appello.
La sentenza pone al governo una questione politica. Palazzo Chigi era parte civile e la Corte gli ha riconosciuto una provvisionale. Allo stesso tempo l'Italia ha con l'Egitto un interscambio di quasi sei miliardi l'anno, gli investimenti di Eni, le forniture militari e gli accordi sul controllo dei flussi migratori. Sullo sfondo resta aperto il caso di Nessy Guerra, bloccata in Egitto con la figlia.
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