"Ma quale miliardo". L’Anm contesta i conti di Meloni sugli arretrati ai magistrati

Il segretario dell’Anm Maruotti e il presidente Tango ridimensionano le cifre sugli arretrati e respingono l’idea di una trattativa con il governo. Gratteri: “È fuorviante parlare di 100 mila euro a testa”

 

20 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 11:25
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“Al singolo magistrato andrà mediamente una cifra dieci volte inferiore a quella di cui si è parlato in questi giorni e, in ogni caso, si tratta di arretrati e non di un aumento di stipendio”. Il segretario dell’Associazione nazionale magistrati, Rocco Maruotti, ha risposto così alle dichiarazioni di Giorgia Meloni, che domenica ha annunciato di non voler firmare il dpcm sull’adeguamento degli stipendi dei magistrati e sul pagamento dei relativi arretrati. Intervenuto a 24Mattino, su Radio24, Maruotti ha contestato le cifre richiamate dalla presidente del Consiglio e denunciato “il tentativo di contrapporre diverse categorie di lavoratori”.
Anche il presidente dell’Anm, Giuseppe Tango, in un’intervista a Repubblica ha smentito l’ipotesi, circolata sulla stampa, di un bonus da centomila euro per ciascun magistrato. “È pura menzogna”, ha detto. Secondo le stime illustrate da Tango, una toga con trent’anni di anzianità potrà ricevere circa quindicimila euro complessivi, comprensivi di sei anni di arretrati, mentre per chi è all’inizio della carriera la cifra sarà intorno ai cinquemila euro. “Sono anche pronto a esibire il cedolino degli arretrati, se mai saranno corrisposti”, ha aggiunto il presidente dell’associazione.
Sul costo complessivo, come anticipato al Foglio, fonti qualificate del ministero della Giustizia indicano un importo più vicino ai duecento milioni di euro che al miliardo richiamato dalla premier. Le stesse fonti prevedono che Meloni firmerà il dpcm, eventualmente rateizzando la somma da versare. 
A contestare le cifre è intervenuto anche il procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri. “È fuorviante parlare di 100 mila euro a testa”, ha dichiarato. “Io, che sto per andare in pensione, dovrei ricevere 13 mila euro, mentre i magistrati con pochi anni di servizio circa cinquemila”. Per il procuratore è dunque “fuorviante” anche “far passare per uno scandalo una cosa ovvia e scontata come il pagamento degli arretrati ai magistrati”.
La vicenda riguarda il ricalcolo degli adeguamenti retributivi previsti dalla legge, dopo le sentenze amministrative che hanno giudicato illegittimi i criteri utilizzati. Maruotti ha ricordato che il meccanismo di adeguamento triennale è stato pensato per garantire l’indipendenza della magistratura dalla politica. Rispondendo all’ipotesi di incontrare il governo per trattare, il segretario dell’Anm ha dichiarato: “Noi non dobbiamo contrattare le nostre retribuzioni periodicamente con il governo. Anche soltanto rompere questo principio è pericoloso”.
Il clima è di netta chiusura. Interpellato sull’allarme del consigliere laico del Csm Ernesto Carbone, secondo cui la premier alimenterebbe “nell’opinione pubblica il furore contro i magistrati”, il presidente dell’Anm Tango ha risposto che “purtroppo è un dato di fatto”. “Così si indicano bersagli”, ha aggiunto, evocando “le terribili conseguenze a cui si espongono i tanti magistrati” e parlando di “odio sociale e gogna mediatica, che speriamo non si traducano anche in azioni sconsiderate”.
Per il presidente dell’Anm, dietro lo scontro c’è una strategia elettorale che consiste nell’ “orientare il risentimento contro una specifica categoria”. “I magistrati italiani non possono essere il capro espiatorio delle difficoltà di un governo”, ha sostenuto Tango, che ha confermato la disponibilità a incontrare Meloni per discutere di edilizia giudiziaria, carenza di personale, durata dei processi e sovraffollamento carcerario. Sul pagamento degli arretrati, invece, ha richiamato il rispetto delle sentenze, avvertendo che il costo di un ulteriore rinvio ricadrebbe sui contribuenti.