difesa e vendetta
Non sparate sullo stato di diritto. Lezioni dal caso Roggero
Contro la politica che rincorre le pulsioni peggiori dei social e del paese. Contro i giudizi affrettati sulla pena. Spunti garantisti per non spararla troppo grossa quando si parla di sicurezza e stato di diritto

Foto ANSA
Vedere “Odissea”, lo strepitoso film di Nolan, nei giorni della vicenda Roggero, aiuta a schiarirsi le idee. Ci ricorda, innanzitutto, che la vendetta è un sentimento umano formidabile, un impulso naturale e inestinguibile, perché nasce, per definizione, dall’aver subito un torto. Inutile alzare il ditino e fare lezioni di moralità: sono entrati nel mio negozio, mi hanno picchiato la moglie, terrorizzato la figlia, puntato una pistola in testa, portato via il frutto del mio lavoro. Nella Grecia di Omero, la vendetta privata era un obbligo d’onore (timè), il rifiuto di farlo un marchio di infamia. Ulisse che fa orrenda strage dei Proci perché costoro gli hanno invaso la casa, insidiato la moglie, umiliato il figlio, è l’eroe di tutti noi. Poi arriverà Eschilo, nel Quinto secolo avanti Cristo, a incaricarsi di spiegare all’umanità che la vendetta, come diranno poi giganti come Seneca e Platone, è “la malattia dell’anima”. Oreste si sente in dovere di uccidere sua madre Clitennestra perché costei insieme all’amante gli aveva ucciso il padre Agamennone. Occorre porre fine a una spirale di morte e di violenza senza soluzione, e perciò Atena istituisce il Tribunale dell’Areopago, stabilendo che da quel momento la giustizia non sarà più privata, ma sarà amministrata da un giudice. La nostra civiltà, sissignori la civiltà occidentale, nasce allora, nel Quinto secolo avanti Cristo, anche se la strage dei Proci continua a entusiasmarci, e vogliamo vederla e rivederla e rivederla ancora. Dunque non mi stupisce affatto che questa bestia informe, acefala e senza identità che sui social rovescia quotidianamente gli umori gastrici di tutte le più invereconde pulsioni di giustizia sommaria, di frustrazione e di sete di vendetta sociale che ribollono nelle viscere della “opinione pubblica”, tifi per il gioielliere pistolero. Ci sta. La tragedia non è questa, la tragedia è la politica che gli corre dietro, che blandisce e ammicca alla bestia nella illusione di conquistarne il consenso, ignorando peraltro che quella bestia è semplicemente insaziabile. Puoi darle in pasto tutte le controriforme più immaginifiche, vorrà sempre altro. Forse non le basterà neppure il varo di un articolo unico: “Non è punibile chi abbia commesso un qualsivoglia reato per reagire a qualsivoglia torto subito”.
E così Salvini, che nel 2019 aveva annunciato trionfante urbi et orbi la epocale riforma della legittima difesa, oggi dice che quella sua stessa riforma non basta più, bisogna dare ancora più spazio a chi subisce un torto, bisogna garantire impunità al galantuomo che vendica un torto. E facendo cosa, di grazia? Lo scandalo al quale si grida in questi giorni infuocati quale sarebbe, allora? Vi è chiaro o no che il Tribunale dell’Areopago, preso atto della impossibilità di applicare l’esimente del diritto di difesa al Roggero, per la accecante evidenza della assenza di ogni minaccia in atto alla vita e alla incolumità propria e dei propri cari al momento degli omicidi, gli ha inflitto la pena minima prevista dalle norme di legge? Perché è questo ciò che è accaduto. La presidente Meloni, più accorta di Salvini, lascia perdere la legittima difesa e parla di “pena sproporzionata”. Mi chiedo come sia possibile che nessuno le abbia sussurrato all’orecchio che il reato di omicidio volontario semplice è punito dalla legge con pena “non inferiore ad anni 21”. Qui gli omicidi volontari sono due, più un tentato omicidio. Possibile che si continui, anche da parte chi ha la responsabilità istituzionale di guidare il paese, e con essa il dovere di spiegare ai cittadini la forza e le ragioni della legge proprio quando è più difficile che esse vengano comprese, a lamentare la presunta, mancata considerazione da parte dei giudici dello stato d’animo del Roggero sconvolto dalla ingiuria subita, quando basta leggere la sentenza per comprendere che i giudici invece lo hanno fatto al massimo delle possibilità consentite, concedendo sia le attenuanti generiche (prima diminuzione di un terzo della pena) che l’attenuante della provocazione, cioè dell’aver agito in modo incontrollato a causa dello stato d’ira determinato dal fatto ingiusto altrui (secondo abbattimento di un terzo della pena)? La pena sarebbe dunque sproporzionata rispetto a cosa, presidente Meloni? 14 anni e 6 mesi per due omicidi e un terzo per fortuna solo tentato, è la pena minima irrogabile, è una pena mite e – aggiungo – giustamente e sacrosantamente mite. Poteva avere di meno, Roggero? Sissignore, avrebbe potuto vedere diminuita ulteriormente di un terzo la pena, se avesse scelto di procedere con rito abbreviato (l’omicidio semplice non è ostativo). Non lo ha fatto e avrà avuto le sue ottime ragioni, che magari vorrà raccontarci se crede, ma se Roggero non ha avuto una pena ancora più mite ( a quel punto inferiore ai 10 anni) è stato per una sua scelta processuale; quel che è certo è che i giudici hanno fatto tutto ciò che potevano e dovevano fare.
Quale norma si vorrebbe cambiare, in questa corsa frenetica a chi la spara più grossa per ingraziarsi “la Bestia” social: diminuire la pena minima per l’omicidio? Prevederne pene diverse se l’omicida è ultra settantenne? Mi chiedo allora come sia possibile alimentare, con tale irresponsabile insistenza, le pulsioni peggiori del paese, dell’animo umano, delle nostre viscere. Si discuta semmai – ve ne è tutto il tempo – del tema risarcitorio. Qui sì, è giusto attendersi dal giudice civile una doverosa considerazione del fatto che i richiedenti il risarcimento hanno concorso in modo decisivo, con azione violenta e illecita, all’innesco della catena causale che ha condotto all’omicidio. Pensare addirittura di eliminare il diritto al risarcimento dei danni, come previsto dall’ennesimo decreto sicurezza, pare a me uno sproposito destinato a sopravvivere il tempo di qualche mese alla mannaia della Corte costituzionale; attendersi invece dal giudice una liquidazione dei danni severamente contenuta pare a me conforme ai più elementari sentimenti di giustizia. Perciò è giusto sentirsi ed essere vicini alla famiglia Roggero, così come è giusto dire a gran voce che i giudici (soprattutto del secondo grado) hanno tenuto in considerazione la tragedia vissuta e interpretata da quest’uomo con la massima considerazione che la legge consentisse loro. Per il resto, Ulisse, il nostro eroe, che fa strage dei maledetti Proci, continuiamo ad amarlo senza riserve e senza freni, ma preferiamo vederlo solo al cinema.
