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La norma Salva Roggero non salva Roggero
Il nuovo ddl sicurezza cambia una norma sul codice civile: chi si difende da un reato non risarcisce il danno a chi lo ha aggredito. Ma la misura, nata idealmente dal caso del gioielliere Mario Roggero e approvata il giorno prima della sentenza in Cassazione, per lui non potrà essere applicata

Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri, martedì 14 luglio, il nuovo ddl sicurezza. Nel testo c'è anche un articolo che riscrive il codice civile: chi commette reati come rapine, scippi, sequestri o stupri non può più chiedere il risarcimento del danno a chi lo ferisce reagendo, anche quando quella reazione supera i limiti della legittima difesa. Lo ha spiegato il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi in conferenza stampa: "Viene in qualche modo escluso il risarcimento in situazioni in cui il fatto si verifichi in occasione del compimento da parte del danneggiato di alcuni reati. Il caso classico è quello della rapina in casa". Piantedosi ha aggiunto che "c’è un catalogo di reati in cui viene introdotta, in maniera innovativa l’esclusione del risarcimento dei danni". Si parla di violenza sessuale, di atti sessuali con minori e violenza sessuale di gruppo, oltre al furto in abitazione e al furto con strappo. In questi casi, insomma resta la responsabilità penale, ma cade quella civile.
La norma ha un nome e un cognome, anche se il testo non li cita. Mario Roggero, gioielliere di Grinzane Cavour, settantadue anni, che il 28 aprile 2021 reagì a una rapina nel proprio negozio sparando con la sua "Amadeo Rossi", calibro 38 special. Tre uomini erano entrati armati, uno gli aveva puntato una pistola in fronte. Poi Roggero aveva inseguito i rapinatori in mezzo alla strada e aveva aperto il fuoco. Due banditi morti, Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli. Un terzo, Alessandro Modica, ferito.
La giustizia, sui fatti del 2021, non gli ha riconosciuto la legittima difesa. La Corte d'assise di Asti lo ha condannato a diciassette anni. In appello, a dicembre scorso, la pena è scesa a quattordici anni e nove mesi: i giudici torinesi ritengono che, quando Roggero sparò, il pericolo nei suoi confronti fosse ormai cessato, con i rapinatori già in fuga verso l'auto. I giudici di merito non hanno riconosciuto nemmeno l'eccesso colposo, la fattispecie a cui la norma di Piantedosi fa esplicito riferimento. Per Asti e Torino, quando Roggero sparò, non c'era più alcuna situazione di difesa da eccedere. Alla condanna penale si somma quella civile: le famiglie delle vittime chiedono un risarcimento vicino ai 3,3 milioni di euro, con una provvisionale già esecutiva da 780mila euro. Roggero ha avviato una raccolta fondi e venderà, dice, quello che può.
Calendario parallelo
Mentre la difesa di Roggero studiava il ricorso in Cassazione, il governo preparava la norma entrata ieri nel disegno di legge e che porta il suo nome nei titoli dei giornali. Né Piantedosi né la Lega, che un ddl quasi identico lo aveva depositato dieci giorni prima, hanno fatto esplicitamente il suo nome: il titolare del Viminale ieri ha parlato di "casi di cronaca", ma il riferimento a Roggero resta comunque trasparente. È il calendario a parlare. Proprio oggi del resto gli ermellini sono chiamati a decidere se la condanna del gioielliere diventerà definitiva o se il processo si riaprirà. Ma il ddl approvato dal Consiglio dei ministri non è un decreto legge. Non entra in vigore il giorno dopo la firma del capo dello stato, come accadde a febbraio per il precedente pacchetto sicurezza. Deve attraversare commissione e aula, alla Camera e al Senato, prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Si parla cioè di altre settimane, più probabilmente di mesi. E anche ammettendo un'approvazione fulminea, la norma non toccherebbe comunque il caso che l'ha ispirata. L'articolo 11 delle preleggi dispone che la legge non è retroattiva, cioè vale solo per l'avvenire, salvo diversa indicazione esplicita nel testo, e qui non ce n'è. Soprattutto, se la Cassazione respingerà il ricorso o lo dichiarerà inammissibile, la sentenza passerà in giudicato. Anche nella parte civile, risarcimento compreso. E un giudicato non si riapre per una legge sopravvenuta: è uno dei cardini su cui si regge la separazione dei poteri: nemmeno il Parlamento può cancellare, con un voto, una sentenza.
La norma "Salva Roggero" non salverà Roggero.

