La norma Salva Roggero non salva Roggero

Il nuovo ddl sicurezza cambia una norma sul codice civile: chi si difende da un reato non risarcisce il danno a chi lo ha aggredito. Ma la misura, nata idealmente dal caso del gioielliere piemontese e approvata il giorno prima della sentenza in Cassazione, per lui non può essere applicata. E intanto gli ermellini hanno deciso: diventa definitiva la condanna a quattordici anni e nove mesi

15 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 08:37 | 16 LUG 26
Immagine di La norma Salva Roggero non salva Roggero
Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri, martedì 14 luglio, il nuovo ddl sicurezza. Nel testo c'è anche un articolo che riscrive il codice civile: chi commette reati come rapine, scippi, sequestri o stupri non può più chiedere il risarcimento del danno a chi lo ferisce reagendo, anche quando quella reazione supera i limiti della legittima difesa. Lo ha spiegato il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi in conferenza stampa: "Viene in qualche modo escluso il risarcimento in situazioni in cui il fatto si verifichi in occasione del compimento da parte del danneggiato di alcuni reati. Il caso classico è quello della rapina in casa". Piantedosi ha aggiunto che "c’è un catalogo di reati in cui viene introdotta, in maniera innovativa l’esclusione del risarcimento dei danni". Si parla di violenza sessuale, di atti sessuali con minori e violenza sessuale di gruppo, oltre al furto in abitazione e al furto con strappo. In questi casi, insomma resta la responsabilità penale, ma cade quella civile. 
La norma ha un nome e un cognome, anche se il testo non li cita. Mario Roggero, gioielliere di Grinzane Cavour, settantadue anni, che il 28 aprile 2021 reagì a una rapina nel proprio negozio sparando con la sua "Amadeo Rossi", calibro 38 special. Tre uomini erano entrati armati, uno gli aveva puntato una pistola in fronte. L'arma si rivelerà poi una pistola soft air ("indistinguibile a prima vista da una vera Glock", secondo la ricostruzione). Roggero aveva poi inseguito i rapinatori in mezzo alla strada e aveva aperto il fuoco. Due banditi morti, Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli. Un terzo, Alessandro Modica, ferito. 
La giustizia, sui fatti del 2021, non gli ha riconosciuto la legittima difesa. La Corte d'assise di Asti lo ha condannato a diciassette anni. In appello, a dicembre scorso, la pena è scesa a quattordici anni e nove mesi: i giudici torinesi ritengono che, quando Roggero sparò, il pericolo nei suoi confronti fosse ormai cessato, con i rapinatori già in fuga verso l'auto. I giudici di merito non hanno riconosciuto nemmeno l'eccesso colposo, la fattispecie a cui la norma di Piantedosi fa esplicito riferimento. Per Asti e Torino, quando Roggero sparò, non c'era più alcuna situazione di difesa da eccedere. Oggi quella condanna è diventata definitiva: lo hanno deciso i giudici della prima sezione penale di Cassazione. Il gioielliere si costituirà stasera e il segretario della Lega Matteo Salvini chiederà per lui la grazia al presidente Mattarella.
Alla condanna penale si somma quella civile: le famiglie delle vittime chiedono un risarcimento vicino ai 3,3 milioni di euro, con una provvisionale già esecutiva da 780mila euro. Roggero ha avviato una raccolta fondi e venderà, dice, quello che può. 

Calendario parallelo

Mentre la difesa di Roggero studiava il ricorso in Cassazione, il governo preparava la norma entrata ieri nel disegno di legge e che porta il suo nome nei titoli dei giornali. Né Piantedosi né la Lega, che un ddl quasi identico lo aveva depositato dieci giorni prima, hanno fatto esplicitamente il suo nome: il titolare del Viminale ieri ha parlato di "casi di cronaca", ma il riferimento a Roggero resta comunque trasparente. È il calendario a parlare. Proprio oggi del resto gli ermellini erano chiamati a decidere se la condanna del gioielliere dovesse diventare definitiva o meno. Ma in ogni caso, il ddl approvato dal Consiglio dei ministri non è un decreto legge. Non entra in vigore il giorno dopo la firma del capo dello stato, come accadde a febbraio per il precedente pacchetto sicurezza. Deve attraversare commissione e aula, alla Camera e al Senato, prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Si parla cioè di altre settimane, più probabilmente di mesi. E anche ammettendo un'approvazione fulminea, la norma non avrebbe toccato comunque il caso che l'ha ispirata. L'articolo 11 delle preleggi dispone che la legge non è retroattiva, cioè vale solo per l'avvenire, salvo diversa indicazione esplicita nel testo, e qui non ce n'è. Ora, dopo la Cassazione, la sentenza è passata in giudicato. Anche nella parte civile, risarcimento compreso. E un giudicato non si riapre per una legge sopravvenuta: è uno dei cardini su cui si regge la separazione dei poteri: nemmeno il Parlamento può cancellare, con un voto, una sentenza.
La norma "Salva Roggero" non salva Roggero.