la decisione
Archiviate le accuse nei confronti di Dell'Utri e Berlusconi per le stragi del 1993
Il gip del Tribunale di Firenze ha disposto l'archiviazione delle accuse nei confronti dell’ex senatore indagato nell'ambito dell'inchiesta sui presunti mandanti occulti delle stragi di mafia del 1993. È la sesta archiviazione dopo trent'anni di indagini

Foto ANSA
Il gip del Tribunale di Firenze Patrizia Martucci ha disposto l'archiviazione delle accuse nei confronti di Marcello Dell'Utri, indagato nell'ambito dell'inchiesta sui presunti mandanti occulti delle stragi di mafia del 1993. Secondo il giudice, "mancano elementi concreti su contatti/rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e quindi Dell'Utri, stretto collaboratore di Berlusconi". Per questo motivo, lo scorso 15 gennaio ha firmato il decreto di archiviazione.
Immediate le reazioni dal mondo della politica. L’archiviazione disposta dal tribunale di Firenze "rappresenta l’ennesima conferma di una verità storica e giudiziaria incontrovertibile: dopo decenni di indagini e processi, si chiude anche quest’ultimo capitolo con l’unica conclusione possibile, ovvero l’assoluta inesistenza di rapporti tra Silvio Berlusconi e la criminalità organizzata". Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. "Silvio Berlusconi è stato il fondatore del centrodestra e per quattro volte presidente del Consiglio – ha ricordato –. Per trent’anni, insieme a lui, un’intera comunità politica, composta da milioni di italiani che esprimevano liberamente il proprio voto, è stata ingiustamente posta davanti al sospetto infamante che il consenso raccolto nelle urne poggiasse su finanziamenti mafiosi o dinamiche illegali. I fatti e le decisioni giudiziarie spazzano via definitivamente ogni ombra: quel dubbio non aveva fondamento allora e non lo ha oggi". Il centrodestra italiano, ha poi ribadito la premier, "non si fonda sull’illegalità e non accetta che la propria storia venga letta attraverso teoremi costantemente smentiti nel tempo. Rivendico con fermezza e orgoglio il ruolo politico e istituzionale di questa comunità: il centrodestra è, ed è sempre stato, una forza della legalità e per la legalità in Italia", ha concluso.
Dello stesso avviso anche il leader di Forza Italia Antonio Tajani. "È indegna di questo paese la lentezza con cui si è arrivati a questa conclusione, e disgustoso l'accanimento con il quale si è cercato di neutralizzare politicamente il fondatore di Forza Italia e il suo partito", ha commentato il vicepremier. "Finalmente giustizia è fatta, ma è incredibile che una decisione presa il 15 gennaio diventi pubblica soltanto adesso. Tutto questo dimostra ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, quanto sia fondamentale la nostra battaglia per una giustizia giusta ed efficiente per tutti i cittadini", ha concluso.
La sesta archiviazione dopo trent'anni di indagini
Dopo trent'anni di indagini, si tratta della sesta archiviazione. Come scriviamo qui, dal 1996 i pm fiorentini indagano su Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, accusandoli nientedimeno che di essere i mandanti esterni delle stragi di Cosa nostra del 1993-1994 di Firenze, Milano e Roma. La prima indagine venne archiviata due anni dopo, senza alcun risultato. Per poi essere riaperta e archiviata di nuovo nel 2011. E infine di nuovo riaperta nel 2017. Secondo gli inquirenti, la campagna stragista era finalizzata a favorire l'affermazione politica di Forza Italia e l'ascesa di Berlusconi. Dell'Utri, in particolare, era indagato per aver istigato e sollecitato il boss mafioso Giuseppe Graviano a organizzare la campagna stragista. Avrebbe svolto, secondo l'accusa, un ruolo di "indicatore dei luoghi" dove effettuare gli attentati, con l'obiettivo di creare un clima di terrore utile al nuovo progetto politico. La difesa di Dell'Utri, la cui casa di Milano venne perquisita nel luglio 2023, ha sempre definito queste ipotesi "fantasiose", contestando l'attendibilità dei collaboratori di giustizia e sottolineando la mancanza di riscontri, ora confermata dal giudice che ha disposto l'archiviazione del procedimento.
Come ricordiamo qui, nell'ottobre del 2025 la Corte di Cassazione ha escluso definitivamente ogni legame tra Berlusconi, Dell’Utri e Cosa nostra. La Suprema Corte ha infatti respinto il ricorso presentato dalla procura generale di Palermo contro la decisione della Corte d’appello palermitana che aveva rigettato la richiesta di sorveglianza speciale e della confisca dei beni nei confronti di Dell’Utri e dei suoi famigliari. Stessa decisione era stata adottata dal tribunale palermitano.


