La bufala su Dell'Utri: va a processo, ma mafia e stragi non c'entrano niente

L’ex senatore rinviato a giudizio per i soldi ricevuti da Berlusconi, ma l'accusa riguarda soltanto l'omessa dichiarazione delle variazioni patrimoniali. Crolla il teorema dei pm fiorentini

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27 APR 26
Ultimo aggiornamento: 06:51 PM
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Marcello Dell'Utri (foto ANSA)

Sulla stragrande maggioranza dei quotidiani di oggi leggerete la notizia, falsa, che Marcello Dell’Utri è stato rinviato a giudizio per aver ricevuto denaro da Silvio Berlusconi “in cambio del silenzio sulle stragi di mafia del 1993” (come hanno scritto ieri diversi siti). E’, appunto, una balla: la mafia e le stragi non c’entrano nulla con la contestazione rivolta all’ex senatore di Forza Italia dalla procura di Milano, cioè aver omesso di dichiarare le variazioni patrimoniali come previsto da una legge del 1982. La legittimità delle somme ricevute da Dell’Utri dal Cav., infatti, è già stata riconosciuta da numerose sentenze, in ultimo dal tribunale di Palermo nel marzo 2024.

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Ieri Marcello Dell’Utri e sua moglie Miranda Ratti sono stati rinviati a giudizio dal gup di Milano al termine del procedimento nato attorno ai circa 42 milioni di euro ricevuti dall’ex senatore di Forza Italia da Silvio Berlusconi tra il 2014 e il 2024. A Dell’Utri la procura contesta l’omessa comunicazione alla Guardia di Finanza delle somme ricevute da Berlusconi, in violazione della legge Rognoni-La Torre (n. 646 del 1982), che impone ai condannati per reati di mafia di comunicare per i dieci anni successivi ogni variazione patrimoniale superiore ai diecimila euro. Nel 2014 infatti Dell’Utri è stato condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, pena espiata. Nei confronti della moglie, invece, è ipotizzata l’intestazione fittizia di beni. Il procedimento non riguarda l’intera somma ricevuta da Dell’Utri dal Cavaliere nel corso degli anni, ma è circoscritta a 10 milioni e 840 mila euro, già sottoposti a sequestro preventivo.
L’indagine era stata aperta dalla procura di Firenze, in particolare dai procuratori aggiunti Luca Tescaroli e Luca Turco, e dal pm antimafia Lorenzo Gestri, con un’ipotesi accusatoria ben più pesante: secondo i magistrati fiorentini, infatti, i soldi donati da Berlusconi a Dell’Utri costituivano il prezzo che l’ex premier avrebbe pagato per convincere il suo amico storico a non metterlo in mezzo nei processi sulla mafia. I pm di Firenze, infatti, si sono persino spinti ad accusare Berlusconi e Dell’Utri di essere i mandanti esterni delle stragi di Cosa nostra nel biennio 1993-94. Un’accusa surreale, fondata – come sottolineammo all’epoca su queste pagine – su atti di indagine (come consulenze e informative) pieni di suggestioni e illazioni, e privi di qualsiasi indizio degno di tale nome.
Nel marzo 2025, comunque, il procedimento nei confronti di Dell’Utri per omessa comunicazione delle variazioni patrimoniali è stato trasferito dal gup di Firenze a Milano per competenza territoriale, in seguito a un’eccezione sollevata dalla difesa dell’ex senatore (gli avvocati Francesco Centonze e Filippo Dinacci). Già al momento della trasmissione del fascicolo, il gup aveva escluso l’aggravante mafiosa, cioè tutto il grande disegno accusatorio messo in piedi dai pm fiorentini in cui si tiravano in mezzo addirittura le stragi. La procura di Milano si è quindi concentrata soltanto sull’omessa comunicazione delle variazioni patrimoniali da parte di Dell’Utri e ha chiesto il rinvio a giudizio escludendo quell’assurda aggravante mafiosa ipotizzata dai colleghi fiorentini: nello specifico quella di “aver commesso i delitti di trasferimento fraudolento al fine di occultare la più grave condotta di concorso nelle stragi ascrivibile a Silvio Berlusconi e allo stesso Dell’Utri, per la quale Berlusconi è stato indagato unitamente al medesimo Dell’Utri, sino al momento del suo decesso avvenuto in epoca successiva all’ultima elargizione contestata, costituendo le erogazioni di quest’ultimo il quantum percepito da Dell’Utri per assicurare l’impunità a Silvio Berlusconi”.
Ieri la procura di Milano ha ottenuto il rinvio a giudizio di Dell’Utri. Saranno i giudici a stabilire se le accuse sono fondate, ma una cosa è certa e merita di essere evidenziata, vista la grande confusione (non voluta o voluta) di molti quotidiani: nelle accuse non c’è più alcuna traccia di mafia, di stragi o di silenzi “comprati” da Berlusconi. La vicenda giudiziaria ruota soltanto attorno alla mancata dichiarazione delle variazioni patrimoniali da parte dell’ex senatore.
Se proprio si volesse parlare di Dell’Utri e di stragi, andrebbe ricordato che poche settimane fa (nel silenzio generale) la procura di Caltanissetta ha chiesto l’archiviazione di Dell’Utri nell’indagine in cui è indagato per le stragi mafiose del 1992. Ma siamo sicuri che oggi non troverete sugli altri giornali neanche questa notizia.