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Il carabiniere e il diritto alla zona grigia

Chiedere trasparenza è il modo peggiore per tutelare le forze dell’ordine

30 Luglio 2019 alle 18:31

Il carabiniere e il diritto alla zona grigia

Una foto di Mario Cerciello Rega al suo funerale (Foto LaPresse)

Le vicende che hanno portato all’assassinio del carabiniere Mario Cerciello Rega appassionano l’opinione pubblica e questo spinge naturalmente la stampa a cercare risposte e chiarimenti sui molti aspetti non del tutto chiariti. Soprattutto il ruolo degli spacciatori, uno dei quali parla ripetutamente con i carabinieri e denuncia il furto del suo zainetto, rappresenta una zona d’ombra, che ha portato qualcuno a scrivere che si potrebbe trattare di un informatore più o meno occasionale delle forze dell’ordine. Le zone d’ombra ci sono, ma non riguardano il dato essenziale: l’accoltellamento del carabiniere da parte di almeno uno dei giovani americani. Fare giustizia vuol dire punire, naturalmente una volta che un procedimento giudiziario lo abbia accertato, questo ignobile omicidio. Non ha senso che prevalga l’attenzione sui particolari di contorno, proprio perché in questo modo si rischia di mettere sullo sfondo quel che conta davvero, cioè il gravissimo reato. Ci sono, non lo si può negare, aspetti poco chiari, ma questi riguardano le modalità con cui le forze dell’ordine cercano di controllare attività criminali diffuse in situazioni difficili da controllare. È necessario fare chiarezza su questi aspetti? Non necessariamente.

 

Le zone grigie nelle azioni di controllo del territorio sono inevitabili e negarlo significa immaginare una realtà inesistente in cui tutti i cittadini collaborano spontaneamente con le forze dell’ordine che agiscono solo in seguito a denunce specifiche. Il mondo sotterraneo dello spaccio è un labirinto inestricabile nel quale la legalità può insinuarsi anche per vie traverse, e per fortuna ne trova qualcuna. Chiedere di svelare tutte le relazioni, le collaborazioni, le informazioni coperte, su cui si basa il lavoro delle forze dell’ordine significa voler rendere impotente il loro sforzo, che poi giunge, in casi estremi, fino al sacrificio e all’eroismo. I due aspetti, quello eroico e quello meno evidente, sono collegati, lodare il primo e deprecare il secondo sarebbe una dimostrazione di ipocrisia e una lesione del valore della lotta per la legalità. Per questo ci sono argomenti su cui è bene non chiedere, è bene non sapere, non per cinismo ma, al contrario, per senso civico.

Redazione

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Commenti all'articolo

  • Chichibio

    31 Luglio 2019 - 19:07

    Senza parlare dell'ultima canea sul fatto che, chissà perché, il carabiniere fosse disarmato. Come se anche avesse avuto con sé la pistola avrebbe potuto usarla tra la gente? Magari ferendo più o meno gravemente il suo aggressore e suscitando la canea che "non siamo nel Far West", ecc.?

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  • aldo.vanini

    30 Luglio 2019 - 22:10

    In quest'epoca di finti ingenui, o stupidi ingenui, finalmente qualcuno che ragiona da adulto , comprendendo quanto sia difficile il mestiere di chi ha la responsabilità di garantire ordine e serenità anche a chi, con la propria improbabile ingenuità, non lo meriterebbe...

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  • LDR28

    30 Luglio 2019 - 22:10

    Capisco iil ragionamento. Sarebbe stato bello se il collega fosse riuscito a bloccare l’assassino. Ma con i se non si va da nessuna parte. ... comunque la famosa foto dell’interrogatorio non mi suscita indignazione. Non è certo tortura.

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