L’Ue “preoccupata” (e inerme) per gli algerini e i russi in Niger

L'Europa osserva gli sviluppi nel Sahel, dove si forgiano nuove alleanze con possibili conseguenze per migranti, sicurezza ed energia

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Saddam Haftar con il premier del Niger Ali Al-Amin Zain a Bengasi

Alla fine è intervenuta anche l’Unione europea per dirsi “preoccupata per il dispiegamento di soldati algerini in Niger. Vorremmo ottenere chiarimenti sulla base giuridica e sull’obiettivo di tale azione”. Lo ha detto ieri un portavoce della Commissione Ue, riferendosi all’invio di truppe armate in Sahel, un evento eccezionale nella storia di Algeri che prima d’oggi, da oltre 50 anni, non aveva mai inviato i suoi militari al di fuori dei confini. Da quel momento, dalla fine di ottobre, una zona desertica per anni punto di passaggio di traffici di ogni genere, dalle armi ai migranti, è diventata una delle più agitate del continente. I nigerini della giunta militare di Abdourahamane Tchiani hanno chiesto l’aiuto militare di Algeri il giorno dopo un tentato colpo di stato. I militari si sono spinti fino ad Arlit, hanno messo in sicurezza le infrastrutture dell’algerina Sonatrach e hanno inviato 50 camion carichi di gasolio a beneficio dei nigerini. Poi, il 2 novembre, la giunta di Niamey ha siglato un accordo di cooperazione a Bengasi con Saddam Haftar, leader della Cirenaica.
Una dinamica di alleanze e intese inedita per la storia recente della regione. Lungo questo confine di 300 chilometri, aleggia il fantasma della Russia, che è sostenitrice di tutte le parti in causa: dell’Algeria, perché senza il suo placet il paese nordafricano non avrebbe mosso i suoi uomini in Niger; di Haftar, perché è l’uomo del Cremlino nella regione; di Niamey, dove il golpisti sono sostenuti militarmente proprio dai russi.
Questo quadrante ha molto da offrire a Mosca, non ultima la possibilità di fare da arbitro in dispute da cui Europa e Stati Uniti hanno da tempo deciso di tirarsi indietro. Per Jalel Harchaoui, del Royal United Services Institute di Londra, al centro delle preoccupazioni di Bruxelles “c’è la tendenza a ritenere che l’Algeria possa definire il proprio intervento militare in un certo modo, per poi ampliarne il mandato”. Al Foglio l’esperto spiega che “ciò avrebbe ripercussioni su molti dossier, come quelli relativi all’energia e alla migrazione irregolare”. L’Europa è ancora in una fase di allerta, non di aperta condanna dei russi o degli algerini. “Non definirei ostile l’atteggiamento dell’Ue, piuttosto direi che è scettico e prudente. Bruxelles mantiene una certa distanza anziché propendere per un coinvolgimento attivo”. Nulla di nuovo a ben vedere, perché mentre Russia e Algeria dispongono della sicurezza nel Sahel – e delle sue ricchezze energetiche e minerarie – l’Europa sta a guardare, in continuità con la sua storia recente nella regione.