Esteri
dal cremlino all'equatore •
Dal Sahel al Sudafrica, Putin parla con tutti e usa la lingua del posto: soldi e armi
La penetrazione di Sputnik e quella della Chiesa ortodossa, gli accordi commerciali e quelli per la Difesa. E' l'Africa a chiedere a Mosca di essere più presente. L'occidente resta a guardare
31 OTT 26

Il presidente Putin partecipa ai vertici russo-africani su temi economici e umanitari (foto Getty)
Resistere resistere resistere. Da Mosca, la dimostrazione che qualcosa si è ribaltato in Africa arriva da Mikael Randrianirina, l’insospettabile presidente del Madagascar. “Chiediamo alla Russia di intensificare i propri sforzi nel campo dell’informazione per contrastare quella che definiamo l’offensiva del soft power. Gli europei la stanno usando per infangare la reputazione di quei leader africani che non sono sufficientemente disposti ad accettare i loro metodi e le loro politiche abituali”. E’ il segno dei tempi che l’Europa prova con enorme difficoltà a invertire. Mentre la Libia è da tempo il ponte naturale dei rifornimenti militari russi verso il Sahara e l’Algeria si muove militarmente in Niger con la benedizione di Vladimir Putin, da poco la Francia tenta timidamente di rimettere piede in Sahel – dopo la visita all’Eliseo del presidente del Ciad, Mahamat Idriss Déby Itno, pare che un paio di jet Mirage 2000 siano pronti a tornare a fare base a N’Djamena. Mosca però è ovunque. C’è la guerra di influenza, certo. “L’orso e la ‘fattoria dei bot’”, ha sintetizzato Will Brown, esperto dell’European Council on Foreign Relations. Ma c’è anche quella più brutale che consiste nell’occupare il sistema informativo tradizionale dei paesi africani.
Dopo Sudafrica, Tanzania ed Etiopia, Sputnik ha annunciato l’apertura di una nuova redazione in Burkina Faso. Il ceo, Dmitry Kiselev, è intervenuto al Forum dei media Russia-Africa e ha ricordato come l’agenzia di stampa lavora già nel continente in sei lingue – francese, inglese, arabo, swahili, oromo e amarico – che le visualizzazioni dei contenuti di Sputnik sui social media in Africa ammontano a 14 milioni a settimana, e che raggiungeranno i 554 milioni nel 2026. Sono numeri di una penetrazione culturale che si sposa con il dialogo religioso. A margine del Summit Russia-Africa, 16 sacerdoti ortodossi hanno viaggiato a Mosca per favorire il dialogo con il Patriarcato di Mosca. Fino al 2021, l’Africa rientrava nel Patriarcato d’Alessandria, che però ha riconosciuto l’autocefalia della Chiesa ortodossa ucraina. Come ritorsione, Mosca ha creato un esarcato in cui fare confluire le diocesi africane dando vita a uno scisma con quello alessandrino. Oggi circa 350 parrocchie russo-ortodosse sono sparse in 32 paesi africani.
Poi c’è l’economia e su questo fronte è chiaro come la Russia sia ancora costretta ad arrancare rispetto all’Europa. Ma in Mali Rosgeologiya, controllata dallo stato, ha firmato accordi con Bamako per sviluppare una mappa geologica digitale e un sistema informativo per gestire il settore minerario del paese. Il presidente del Congo, Félix Tshisekedi, ha approfittato del suo viaggio a Mosca per siglare tre accordi di cooperazione con Putin. Soprattutto, hanno ampliato la collaborazione del programma di reclutamento promosso dalla Alabuga Special Economic Zone nella del Tatarstan, in Russia. Qui centinaia di donne di età compresa fra i 18 e i 22 anni sono assunte da tutto il mondo – molte si trasferiscono proprio dall’Africa – con la falsa promessa di lavorare in settori civili come la ristorazione o l’edilizia per poi finire ad assemblare droni militari Geran da inviare sul fronte ucraino. Più a oriente, in Sudan, il presidente del Consiglio sovrano di transizione, Abdel Fattah Abdelrahman al Burhan, ha espresso a Putin la sua piena disponibilità a fare sbarcare i russi nel paese. “Siamo fortemente intenzionati a collaborare con la Russia in questo ambito. Disponiamo di aree che siamo pronti a mettere a disposizione della Russia per investimenti. Mi riferisco all’estrazione di rame e oro e vi assicuro, con la massima sincerità, che siamo pronti a collaborare in questo settore”. Un sorridente Putin ha accolto con soddisfazione l’invito a mettere piede in un paese che vanta un accesso diretto sul Mar Rosso. Poco lontano, l’Etiopia tre giorni fa ha ricevuto 12 caccia Su-35, con un anno di anticipo sui tempi previsti. Il presidente Abiy Ahmed ha dimostrato di sapere parlare con tutti, da Washington all’Europa ad Abu Dhabi e di cavarsela bene anche con Putin, dato che ha annunciato anche quattro batterie di difesa aerea S-400 russe, impegnato in una nuova guerra in Tigray e con mire espansioniste fino alla costa dell’Eritrea. In Africa occidentale, il dittatore della Guinea equatoriale, Teodoro Obiang, ha chiesto a Putin “di aumentare il numero degli istruttori” e di potenziare le dotazioni della Guinea Equatoriale, “affinché in futuro si possa respingere qualsiasi attacco”. Lo scenario che più preoccupa americani ed europei: replicare nell’Africa occidentale il fallimento del Sahel.
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Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.
