La campagna elettorale sposta il focus dalla casa ai treni, e il Psoe crolla nei sondaggi

Secondo i primi sondaggi realizzati dopo il disastro ferroviario di Urda, il Psoe crolla di nuovo e il Partito popolare appare come vincitore quasi dappertutto.Il Psoe sembra vincere solo a Barcelona e Tarragona, dunque proprio nella Catalogna dei secessionisti amnistiati  
4 NOV 26
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(Foto Getty)

Madrid. Lo smantellamento mesto, all’alba di martedì, delle ultime tende degli attivisti di Puerta del Sol, a Madrid, rivela l’affanno di una campagna preelettorale in cui i socialisti spagnoli stanno bruciando in fretta troppi slogan. In principio era la casa. Pedro Sánchez aveva convocato elezioni anticipate pensando di poter impostare tutto il dibattito sull’onda lunga dell’indignazione per gli sfratti e la “speculazione” sugli affitti, poi si è scoperto che la portavoce del suo partito, Montse Mínguez, e il suo compagno erano grandi investitori immobiliari e il tema casa è stato depennato. Si è passati a parlare di pensioni, evocando lo spettro di tagli nel caso fosse arrivata la destra al potere; o ancora evocare l’altro grande spettro nazionale, la guerra civile, sempre efficace nella politica spagnola. Così il Psoe stava risalendo nei sondaggi.
Sánchez ha anche girato uno spot davanti al famoso quadro di Picasso sul massacro di Guernica per dire agli spagnoli che il 29 novembre dovranno scegliere fra socialismo o barbarie. La Commissione elettorale centrale ha avviato un procedimento disciplinare nei suoi confronti, per aver violato i principi di neutralità, ma cosa non si fa per qualche punto in più? L’obiettivo realistico di Sánchez non è arrivare primo, ma di mostrarsi leader credibile contro le destre e magari riesumare le vecchie alleanze.
E’ questa la chiave per capire il listone unico presentato dalle sinistre al Senato. Include il Psoe e i partiti della coalizione Frente Amplio. Visti i sondaggi, a sinistra hanno capito che rischiavano di dare alle destre (Partito popolare e Vox) i tre quinti della Camera alta, vale a dire la possibilità di eleggere quattro giudici costituzionali e togliere ai socialisti la maggioranza nella Corte costituzionale. Battaglia importante soprattutto in una Spagna come questa, dove da tempo è in atto una forte giudiziarizzazione dello scontro politico. Si pensi al lungo duello per l’amnistia che Sánchez ha concesso ai secessionisti catalani in cambio di sostegno parlamentare per il governo minoritario nato dopo la sconfitta elettorale del 2023.
Il 28 ottobre, però, è arrivato il disastro ferroviario di Urda. Al momento conta 69 morti sulla stessa tratta Madrid-Siviglia già teatro di dell’altro grave incidente di Adamuz a gennaio (altri 46 morti). Ciò ha ovviamente scombussolato le strategie elettorali del Psoe e degli alleati del Frente Amplio. Questi ultimi restano schizofrenicamente fedeli alla linea e alla coalizione, mentre chiedono le dimissioni del ministro dei Trasporti, il socialista Óscar Puente, e additano nel “modello fasciocapitalista” le cause del disastro (parole della deputata Tesh Sidi, numero due del Frente dell’ultrasinistra, nella conferenza stampa di ieri in Parlamento).
Secondo i primi sondaggi realizzati dopo l’incidente, il Psoe crolla di nuovo e il Partito popolare appare come vincitore quasi dappertutto. I dati riportati da El Mundo danno vittoria sicura o probabile al Pp nei grossi centri e nelle zone rurali, sulla costa e nell’entroterra, mentre i socialisti evitano sconfitte più dure solo nelle zone in cui i nazionalismi locali hanno un peso tale da impedire un maggiore travaso di voti a destra.
Con circa il 31 per cento delle intenzioni di voto, il Pp non migliorerebbe il risultato del 2023, ma potrebbe risultare la prima forza politica in 36 delle 50 province del paese. Il Psoe sembra vincere solo a Barcelona e Tarragona, dunque proprio nella Catalogna dei secessionisti amnistiati. Altri sondaggi pubblicati negli ultimi giorni variano nei dettagli, ma non nella sostanza. I socialisti, scrive El Mundo, perderebbero 450 mila voti e potrebbero scendere sotto i 100 seggi al Congresso dei deputati. Ritorna l’incubo dei peggiori risultati della loro storia recente, quelli del 2015 e 2016, ottenuti sempre sotto la leadership di Sánchez prima che fosse costretto a lasciare temporaneamente la guida del partito. A quei tempi il nemico era a sinistra e l’emorragia di voti dava forza a Podemos. Oggi, dopo otto anni di governo socialista insieme a un ampio ventaglio di alleati divisi fra estrema sinistra e indipendentisti di vario colore, il risultato provvisorio pende decisamente a destra. La somma di Pp, Vox e conservatori della Navarra (Upn) sfonda la barriera dei 200 seggi, contro i 112 delle sinistre unite. Fino al 29 novembre possono succedere ancora tante cose, ma finora le sorprese non hanno beneficiato i partiti che sono stati al governo, anche quando hanno finto di essere all’opposizione.