La guerra civile tra i Repubblicani è già iniziata. E non sarà breve

Da Rod Dreher a Edward Feser, fino a Robert George. Steve Bannon, in un’intervista al Financial Times, ha detto che il giorno dopo le elezioni di medio termine, il Partito repubblicano sarà squassato da una guerra civile. A leggere le dichiarazioni degli intellettuali d’area, pare di sentire già il rullo dei tamburi.

2 NOV 26
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“Terribili notizie per noi di destra. Martedì si sta delineando come uno tsunami blu (blu è il colore del Partito democratico, ndr). Tutto ciò che Trump doveva fare era lavorare per risolvere la crisi del costo della vita e non iniziare una nuova guerra, come aveva promesso. Ha iniziato una guerra che continua a mandare in tilt l’economia per la maggior parte delle persone. Fantastico, proprio fantastico”. Rod Dreher, cristiano di destra che più destra non si può – scelse di soggiornare a Budapest durante gli anni di Viktor Orbán, ha sfogato così la sua delusione mista a un bel po’ di rabbia su X, non appena il New York Times, nella notte italiana fra domenica e lunedì, ha pubblicato l’ultima serie di sondaggi condotti con l’autorevole Istituto Siena. 
Ai sondaggi, soprattutto a quelli americani, non bisogna credere troppo (i repubblicani tendono a non rispondere e questa volta l’hanno fatto in massa), ma la tendenza appare mai come oggi chiara: ci sono tutte le premesse – almeno sulla carta – per un’onda blu, con la riconquista non solo della Camera dei rappresentanti ma pure del Senato. Dreher da tempo guarda scoraggiato quel che è diventata la destra americana: “Scioccato fin nel profondo”, si definì poco più di un anno fa al termine di un suo lungo viaggio nell’America rurale: “Sto assistendo, e in un tempo molto breve, alla profonda penetrazione del totalitarismo di destra, espresso perlopiù come antisemitismo”. I post social dell’intellettuale conservatore sono stati subito ripubblicati da Edward Feser, filosofo cattolico tradizionalista che pochi mesi fa in un’intervista al Foglio rilevava come “l’egomania” di Trump, “che è sempre stata un fattore centrale”, “nell’ultimo anno è davvero sfuggita al controllo”. Feser ha scritto che “le politiche di Trump sui dazi, sulla guerra con l’Iran e così via sono estremamente impopolari, eppure i suoi difensori sostengono che debbano essere portate avanti comunque. Poi, subito dopo, affermano che Trump non può promuovere la causa pro life perché è troppo impopolare. Sostenitori della causa pro life, smettetela di farvi prendere in giro da questi impostori”. Il tema pro vita, nonostante tutto e nonostante i mille e più problemi di oggi, a cominciare dal prezzo dei beni di prima necessità e della benzina, è ancora centrale. Almeno per una fetta di opinione pubblica chiamata poi a votare. “I sostenitori del diritto alla vita (pro life) possono continuare ad avere un’influenza politica solo se il Partito repubblicano (Gop) sa che perderà le elezioni qualora li tradisca. QUESTA (maiuscolo nel testo, ndr) è la cruda e innegabile realtà politica. Chiunque affermi il contrario o non capisce la politica, oppure non ha davvero a cuore la causa pro life”, ha postato Feser, un po’ scandalizzato pure dalla retorica del presidente che usa e abusa di Gesù Cristo. Pochi giorni fa, in un comizio, Trump ha detto: “Riuscite a crederci? Ho persino pubblicato un’immagine di me stesso nei panni di Cristo e loro mi hanno seguito lo stesso! Ora guardate un po’ cosa succede…”. Ha commentato il filosofo: “Non è impossibile che si stia divertendo a mettere alla prova la tesi secondo cui non esiste nulla che lui possa dire o fare per indurre i suoi seguaci cristiani più fanatici e adoranti ad abbandonarlo”.
A far sentire la sua voce è stato anche Robert P. George, conservatore “classico”, il professore di Legge a Princeton che mai è entrato in sintonia con il populismo Maga che negli anni ha radicalmente trasformato il vecchio Grand Old Party. Nel mirino dell’intellettuale è finito Mike Rogers, il candidato repubblicano che in Michigan si contrappone ad Abdul El Sayed. Prendendo spunto da un video di Rogers, George ha scritto che “quindi, in sostanza, lui sta dicendo che Abdul El Sayed e i democratici hanno ragione sull’aborto e che ora lui è dalla loro parte. E questo viene da un uomo che, quando era alla Camera dei rappresentanti, aveva un curriculum di voto quasi impeccabile a favore della vita (pro life). Non proprio un esempio di coraggio! Rogers avrebbe potuto dimostrare senso dello stato e coraggio opponendosi a El Sayed e ai democratici su questo tema, contestando l’estremismo abortista che ha portato a consentire l’aborto fino al momento della nascita in stati come il Massachusetts e il Minnesota. Invece, ha ceduto”. Steve Bannon, in un’intervista al Financial Times, ha detto che il giorno dopo le elezioni di medio termine, il Partito repubblicano sarà squassato da una guerra civile. A leggere le dichiarazioni degli intellettuali d’area, pare di sentire già il rullo dei tamburi. Ha scritto Robert George: “Ancora una volta, il presidente Trump voleva che queste elezioni di midterm fossero un referendum su di lui. Sta ottenendo ciò che voleva. E’ un referendum su di lui. Voleva che le persone votassero come se lui fosse sulla scheda elettorale. E’ esattamente ciò che stanno facendo. Avremo presto il loro verdetto”.