Esteri
L’anti Lula in Brasile •
Tarcísio de Freitas, governatore di San Paulo, non si duole affatto della fuga di Bolsonaro
Martedì, dopo la vittoria di Lula alle presidenziali, il governatore si è rivolto al paese in un video in cui ha chiesto la immediata riorganizzazione della destra. La scommessa ardita è trasformare i quasi 60 milioni di voti presi dall’anti lulismo in una forza politica per fronteggiare il quarto mandato di Lula
31 OTT 26

(Foto Getty)
Nella destra brasiliana non tutti si dolgono della fuga di Flávio Bolsonaro. Il governatore di San Paolo, Tarcísio de Freitas, per esempio, non se ne duole per niente. Lui, tecnocrate conservatore, lontano dalla destra “Bibbia e pallottole” del clan Bolsonaro e con un enorme serbatoio di consenso (14.148.348 voti) nel ricco stato paulista, ha tutto da guadagnare dalla prateria spalancata a destra dal trasloco dello sconfitto a Miami.
Per Tarcísio de Freitas, cinquantacinquenne ingegnere uscito dalla Accademia militare das Agulhas negras, infilatosi con i repubblicani dal 2022 e prima indipendente, inizia ora la costruzione della candidatura alle presidenziali del 2030. Era lui che si aspettava Lula da Silva come avversario nella campagna appena conclusa. Ed era lui che temeva, perché è bravo e perché piace alla borghesia non solo paulista. Lo temeva molto più di Flávio Bolsonaro, del quale il Partido dos trabalhadores aveva sottovalutato la potenza elettorale.
Persa la partita interna per correre per la presidenza, Tarcísio ha tentato il rinnovo del mandato a San Paolo. L’ha ottenuto al primo turno del 4 ottobre con il 62,85 per cento, un trionfo nello stato più ricco di tutta l’America latina, un pezzo di Brasile che da solo produce più ricchezza dell’intera Argentina. Martedì, dopo la vittoria di Lula alle presidenziali, il governatore si è rivolto al paese in un video in cui ha chiesto la immediata riorganizzazione della destra.
Senza menzionare la fuga di Flávio, l’ha cortesemente e molto tiepidamente ringraziato per la campagna elettorale, ha detto: ora però l’elezione è finita, il presidente è stato eletto, uniamo le forze di opposizione.
La scommessa ardita è trasformare i quasi 60 milioni di voti presi dall’anti lulismo in una forza politica per fronteggiare il quarto mandato di Lula. Il clan Bolsonaro lo combatterà nella guerra per la leadership interna utilizzando Michelle Bolsonaro, l’ex first lady, eletta senatrice per il Distretto federale.
Nel Partito liberale, che di liberale non ha mai avuto niente e che è il partito dei Bolsonaro, si sentono dentro un frullatore. Fino a martedì, dopo la sventola della sconfitta, lavoravano a Flávio capo dell’opposizione. L’idea era partire subito con iniziative contundenti al Congresso, dove possono contare sulla schiacciante maggioranza al Senato, senza dar il tempo a Lula di mettersi a difesa dei suoi. La richiesta di impeachment contro il giudice Alexandre de Moraes, che ha fatto condannare l’ex presidente Jair Bolsonaro, era la prima mossa. Era stato lo stesso Flávio ad aver annunciato lunedì, mentre si preparava a scappare, che avrebbe riunito i parlamentari eletti per organizzare l’azione contro il governo di cui contestava la legittimità. “Per resistere al caos, organizzerò l’opposizione. E’ stata una vittoria che avete dato al Brasile. Riunirò i deputati e i senatori eletti per organizzare la nostra strategia e fare della Camera e del Senato la nostra fortezza”, aveva detto. Averlo visto 48 ore dopo scendere le scalette dell’aereo in Florida ha fatto infuriare soprattutto quelli che, tra i suoi alleati, costruiscono ponti nel Congresso.
Il primo a temere di pagare in prima persona per la fuga è Rogério Marinho, sempre del partito di Bolsonaro, che ha coordinato politicamente la campagna presidenziale e vuole candidarsi alla presidenza del Senato nel 2027. La credibilità è crollata e la costruzione del sostegno per la candidatura di Marinho è tutta in salita.
Il Pl, dicono a destra, sarà sempre più isolato e questo rende difficile le trattative con le altre forze politiche, in particolare con i partiti di Centrão che saranno decisivi nella scelta del prossimo presidente del Senato. L’opinione dominante è che la fuga, qualsiasi appoggio sia disposto a dare Donald Trump alla destra bolsonarista installata a Miami – Eduardo Bolsonaro ha fatto trovare al fratello in Florida già pronti con un documento da lanciare il turbo consulente Alexandre Ramages e il giornalista Paulo Figueiredo – affossa di fatto una leadership con una proiezione nazionale che potrebbe aiutare a raccogliere sostegno intorno a Marinho. Quindi Marinho sta cercando un piano b per raccattare voti per sé.
Tarcísio di tutto ciò mostra di non occuparsi, fa la parte di quello che vola alto e già pensa a come fare concretamente le pulci a ogni azione del quarto mandato di Lula. Intanto ha marcato subito una distanza dalla propaganda e ha riconosciuto all’istante la vittoria del vecchio sindacalista. Ha accennato a non meglio definito “eccessi” elettorali. Ma già il lunedì dopo il voto, quando ancora nella Avenida paulista giacevano i resti dei festeggiamenti della notte del Pt, ha insistito a destra affinché nessuno si accodasse alla richiesta di annullamento del voto. L’anti lulismo ricomincia da lui.