Esteri
Attorno all’Eliseo •
Lagarde, Le Maire e Moscovici: il “ritorno” per “contribuire al dibattito”
A meno di sei mesi dalle elezioni presidenziali del 2027, tre figure che negli ultimi anni hanno occupato posizioni di primo piano nelle istituzioni francesi ed europee puntano a “tornare” in patria
31 OTT 26

Christine Lagarde, Bruno Le Maire e Pierre Moscovici (foto Lapresse)
Parigi. C’è un filo rosso che lega le ultime mosse di Christine Lagarde, Bruno Le Maire e Pierre Moscovici, accomunati da un passato ai vertici del ministero dell’Economia e delle Finanze: la volontà di riportare competenza e visione al centro del dibattito politico francese, sempre più polarizzato e in balìa degli estremisti. A meno di sei mesi dalle elezioni presidenziali del 2027, tre figure che negli ultimi anni hanno occupato posizioni di primo piano nelle istituzioni francesi ed europee puntano a “tornare” in patria: non necessariamente attraverso una candidatura, ma orientando il dibattito verso posizioni europeiste e riformiste, influenzando le scelte e contribuendo così a definire il futuro assetto politico del paese.
Lagarde è il caso più emblematico. Giovedì, ha annunciato che lascerà il suo incarico di presidente della Banca centrale europea il 7 febbraio 2027, circa nove mesi prima della scadenza naturale del mandato. Una scelta motivata dalla volontà di “ritrovare la libertà di parola, la libertà di espressione e la libertà di impegnarmi su temi che non sono di politica monetaria”, che il suo ruolo attuale le impedisce di avere. “Sento che devo dire delle cose e non posso farlo nella mia attuale posizione”, ha detto. Già a luglio, in un’intervista a Les Echos, aveva manifestato la sua preoccupazione per lo stato del dibattito francese e la prospettiva di una Francia eurofoba in caso di ascesa all’Eliseo di uno dei due partiti estremisti, la France insoumise di Jean-Luc Mélenchon a sinistra e il Rassemblement national di Marine Le Pen a destra. “Credo che nel dibattito presidenziale francese debba farsi sentire una voce europea. Se in questo dibattito dovesse emergere una prospettiva che riduce il radicamento della Francia all’interno dell’Europa, occorrerebbe spiegare perché questa sarebbe una strada dolorosa per il nostro paese e per i nostri concittadini”, diceva a Les Echos. Per ora Lagarde ha escluso l’ipotesi di una candidatura all’Eliseo. Alcuni la danno già in direzione Davos per prendere il posto lasciato vacante da Klaus Schwab, dimessosi da presidente del forum economico lo scorso aprile; altri invece dicono che la campagna elettorale per le presidenziali francesi è appena iniziata e potrebbero succedere molte cose da qui alla prossima primavera tali da rendere credibile la sua candidatura.
Bruno Le Maire, un altro che ha grandi ambizioni in vista del 2027, dopo essere stato ministro dell’Economia di Macron per sette anni (2017-2024), considera Lagarde il profilo perfetto in un momento in cui il paese ha un debito fuori controllo, un deficit oltre il 5 per cento del pil e una crescita anemica. “Sono entusiasta, perché ritengo che, tra tutte le persone che possono legittimamente aspirare alla carica suprema, quella di capo dello stato (…), Christine Lagarde sia una delle poche personalità che mi sembrano possedere tali qualità”, ha dichiarato a Lci Le Maire. Attualmente, l’ex segretario per gli Affari europei di Sarkozy osserva il dibattito francese dalla Svizzera, dove dal settembre 2024 è professore di Politiche pubbliche, geopolitica e transizione economica sostenibile presso il centro di ricerca Enterprise for Society (E4S) di Losanna. Ma non ha escluso di partecipare alle primarie centriste proposte dal segretario di Renaissance Gabriel Attal e a luglio ha dato il suo primo contributo concreto al dibattito attraverso la pubblicazione di un testo di circa 60 pagine intitolato: “L’An I – Manifeste pour une autre France”. Nel manifesto, Le Maire propone la creazione di una “Federazione di stati-nazione” ristretta a sei paesi chiave: Francia, Germania, Italia, Spagna, Polonia e Paesi Bassi, concepita come un nucleo politico ed economico forte per superare l’attuale stallo decisionale dell’Ue a 27 membri.
C’è infine Pierre Moscovici, l’ex commissario europeo e ministro dell’Economia di Hollande che il 22 ottobre ha annunciato le proprie dimissioni dalla Corte dei conti europea, dove era arrivato il 1° gennaio 2026 per un mandato di sei anni. Una permanenza breve motivata da ragioni familiari – la difficoltà di conciliare la vita privata con il trasferimento a Lussemburgo – ma anche dalla volontà di ritrovare la propria libertà di parola per contribuire al dibattito pubblico in Francia, come Lagarde, “nel periodo difficile, se non addirittura tragico, che ci attende”. A gennaio pubblicherà un libro sul debito pubblico, lo stato, le istituzioni e l’Europa. Quasi un programma per le presidenziali.
