Putin tormenta l'Ucraina e rivuole mettere bocca sull'architettura della sicurezza europea

Dalle bozze di trattato del 2021 alle nuove pressioni su Washington, il Cremlino ripropone le condizioni che mirano a ridisegnare gli equilibri militari del continente. Bruxelles teme che Trump possa concedere a Putin ciò che la Russia non è riuscita a ottenere con l’invasione dell’Ucraina
30 OTT 26
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Foto LaPresse

Bruxelles. L’attacco alla stazione di Dnipro “rende abbondantemente chiaro che Mosca non è interessata alla pace”, ha detto ieri l’Alto rappresentante dell’Unione europea, Kaja Kallas. Tredici persone sono morte nella stazione di Dnipro colpita da un drone russo a reazione. Si aggiungono a due ragazze di quindici anni, vittime di un missile Banderol contro il centro di Chernihiv. Volodymyr Zelensky ha sottolineato che le concessioni alla Russia non portano alla “de-escalation”, ma ad “attacchi terroristici”, e ha chiesto “sanzioni più severe”. Approfittando del tradimento di Donald Trump, Vladimir Putin non sta soltanto intensificando gli attacchi, ma anche ampliando le sue richieste. L’ultima è un ritiro delle forze della Nato dai paesi entrati dopo il 1997 e la fine della presenza nucleare americana in Europa.
“La Russia vuole negoziare qualcosa di nuovo, qualcosa che non conosco... parla di infrastruttura di sicurezza in Europa”, ha detto il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, durante una visita nei Paesi Bassi mercoledì. Il tema dell’architettura di sicurezza europea è stato sollevato da Putin nella telefonata con il presidente finlandese, Alexander Stubb, e il premier norvegese, Jonas Gahr Store. Ma le pretese del leader russo non sono nuove. Erano già state avanzate agli Stati Uniti e ai paesi europei il 15 dicembre del 2021 e il 2 febbraio del 2022, sotto forma di progetti di trattato e lettere-ultimatum per evitare l’invasione dell’Ucraina che la Russia stava preparando.
Per capire quali sono le garanzie di sicurezza che la Russia esige occorre riprendere i testi delle bozze dei due trattati di cinque anni fa. Il primo doveva assicurare la sicurezza della Russia e degli stati membri della Nato. Tre articoli della bozza imponevano all’Alleanza di tornare sulle posizioni precedenti all’allargamento a est, di abbandonare la sua deterrenza missilistica e di bloccare nuove adesioni. I membri della Nato “si impegnano a non dislocare forze militari e armamenti sul territorio di alcuno degli altri stati in Europa, oltre alle forze già ivi presenti alla data del 27 maggio 1997”, recita l’articolo 4, che contiene anche una clausola per neutralizzare la dissuasione convenzionale. Un dispiegamento può avvenire in casi eccezionali per eliminare una minaccia alla sicurezza, ma solo “con il consenso di tutte le parti”. Cioè la Russia.
Il secondo trattato doveva essere firmato solo da Russia e Stati Uniti. Il testo obbligava Washington a impedire un’ulteriore espansione verso est della Nato, a rinunciare a basi militari nei paesi dell’ex Urss e a rimpatriare le armi nucleari schierate fuori dal territorio americano. In cambio, la Russia non faceva nessuna concessione. Le due proposte di trattato erano di fatto un ultimatum. Il 2 febbraio del 2022 il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, inviò una lettera a tutti i paesi europei – compresi quelli non membri della Nato – per esigere una risposta e impegni vincolanti da parte dei loro capi di governo. Era la condizione per “evitare un’ulteriore escalation”. Cioè la guerra contro l’Ucraina.
L’invasione il 24 febbraio ha avuto l’effetto opposto. Finlandia e Svezia hanno aderito di fretta alla Nato. Gli americani – fino all’arrivo di Trump – e gli europei hanno fornito sostegno militare senza precedenti all’Ucraina. Ma Putin non ha rinunciato ai suoi obiettivi originari. Trump gli offre una nuova occasione con il nuovo round di negoziati. “Non è cambiato molto nella sostanza”, spiega al Foglio un diplomatico dell’Ue: “La Russia non è davvero interessata ai negoziati”. Il rischio è di “cadere nella trappola della Russia e offrire qualcosa che non aveva prima”. Kallas parla spesso della “trappola di Gromyko”, storico ministro degli Esteri dell’Urss che faceva richieste massimaliste spingendo gli occidentali a concedere qualcosa in cambio di nulla, pur di evitare un conflitto. Così viene spiegata anche la telefonata di Stubb e Store: chiarire a Putin che gli europei continueranno a sostenere l’Ucraina e che non basta fare un “deal” con Trump. “Come puoi negoziare un’infrastruttura di sicurezza in Europa senza l’Europa? Cosa negozieranno e con chi? Con la Cina? Interessante”, ha detto Zelensky.