Due europei telefonano a Putin, inutilmente. Ma poi gli altri europei si accapigliano con loro

Il presidente della Finlandia, Alexander Stubb, e il premier della Norvegia, Jonas Gahr Store, hanno preso l’iniziativa di chiamare Mosca per “trasmettere direttamente messaggi riguardanti i futuri negoziati”. Ma il principale risultato della telefonata è stato di creare tensioni tra gli alleati europei dell’Ucraina
28 OTT 26
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Jonas Gahr Store e Alexander Stubb - foto LaPresse

Bruxelles. La prima telefonata di due leader europei a Vladimir Putin dal luglio del 2025 per discutere dell’Ucraina si è conclusa come tutte le precedenti. Il leader russo non solo non ha lasciato trapelare alcun segnale di essere disponibile alla pace, ma ha ribadito tutti gli obiettivi dell’invasione. Il presidente della Finlandia, Alexander Stubb, e il premier della Norvegia, Jonas Gahr Store, hanno preso l’iniziativa di chiamare Putin per “trasmettere direttamente messaggi riguardanti i futuri negoziati”. Dietro le quinte, alcuni diplomatici spiegano che il messaggio è diretto soprattutto a Donald Trump: gli europei devono dimostrare nuovamente che Putin non vuole la pace. Ma il principale risultato della telefonata è stato di creare tensioni tra gli alleati europei dell’Ucraina, sia quelli che chiedono un inviato per negoziare a nome di tutti, sia quelli convinti che il leader russo non farà concessioni.
Nella loro telefonata a Putin, Stubb e Store si sentivano legittimati dai colloqui che avevano ospitato la scorsa settimana tra Volodymyr Zelensky e l’inviato speciale di Donald Trump, Steve Witkoff. Dopo l’incontro di quest’ultimo a San Pietroburgo con Putin, la Russia ha accettato di riprendere dei negoziati tecnici ad Abu Dhabi. La discussione tra Stubb, Store e Putin è stata “franca e sostanziale”, ha fatto sapere la presidenza finlandese. Ma la risposta del Cremlino è la stessa che viene ripetuta da Putin o dai suoi portavoce dal giorno dell’invasione. Il leader russo ha ribadito “le cause profonde” della guerra e sottolineato “che una pace giusta e duratura sarà possibile solo se gli interessi della Federazione russa verranno presi in considerazione appieno e senza alcuna condizione”, secondo il resoconto del Cremlino. Putin ha anche accusato l’Ue e la Nato di “contribuire a prolungare le ostilità”.
Il presidente francese, Emmanuel Macron, era stato l’ultimo leader europeo a chiamare Putin nel luglio del 2025 per discutere dell’Ucraina. Invano. Lo stesso è accaduto ieri. Dopo la telefonata, una fonte del Cremlino ha spiegato a Reuters che Putin ha trasmesso un messaggio chiaro a Stubb e Store: la Russia non si fermerà fino a quando non avrà il possesso dell’intera regione del Donbas, compresa la parte che non è stata in grado di conquistare con le armi. Ma le cause profonde della guerra e gli interessi della Federazione russa – nella versione di Putin – vanno ben oltre il Donbas: implicano concessioni da parte della Nato, che dovrebbe ritirarsi dai suoi confini orientali. Secondo il Telegraph, Putin intende ribadire una richiesta presentata prima dell’invasione, come condizione per non lanciare la guerra contro l’Ucraina: riportare la presenza della Nato in Europa ai livelli del 1997 e impegnarsi formalmente a non estendere l’Alleanza. Questo significherebbe un ritiro delle truppe stanziate dai paesi europei dell’ex Patto di Varsavia (dal Baltico fino alla Romania), più quelle in Finlandia (che ha aderito alla Nato nel 2023 in risposta all’invasione dell’Ucraina).
Con Putin “ci sono grandi divergenze di punti di vista”, ha ammesso Store parlando con i media norvegesi. La telefonata ha inoltre riaperto la frattura tra gli alleati europei dell’Ucraina sulla strategia da tenere nei confronti del leader russo, nonostante Stubb e Store avessero chiarito di non parlare a nome dell’Europa. Palazzo Chigi ha denunciato il fatto che “in Europa non si è ancora trovato un accordo su chi debba rappresentare gli interessi del continente europeo nel processo di pace”. Giorgia Meloni ha ribadito la richiesta di “designare al più presto, e in modo condiviso, una o più personalità con un chiaro mandato a parlare a nome dell’Europa”. La premier danese, Mette Frederiksen, ha posto un problema di metodo, ma soprattutto di sostanza. “Sono molto scettica riguardo a questa iniziativa norvegese e finlandese. Non è stata coordinata con nessun altro paese”, ha denunciato Frederiksen: “Onestamente non so cosa pensino di poter ottenere questi due paesi con questa iniziativa”. Chiunque parli con Putin, alla fine ottiene sempre la stessa risposta. “La pace deve essere raggiunta da una posizione di forza, non con l’appeasement della Russia”, ha spiegato il premier svedese, Ulf Kristersson: “Se i colloqui portano a questo, allora sono buona cosa. Se guardiamo a quello che la Russia sta facendo sul terreno ogni giorno, non c’è niente che suggerisce che la pace è ciò che sta cercando. Quello che cerca è la sottomissione”.
“Le pose teatrali continuano”, dice al Foglio un funzionario dell’Ue, commentando l’iniziativa di Stubb e Store. Le pose teatrali del presidente finlandese e del premier norvegese sono rivolte più a Donald Trump che a Putin. Come è accaduto in passato, ogni volta che il presidente americano ha cercato di imporre all’Ucraina una capitolazione, gli europei devono convincere il presidente americano che è il leader russo a non volere la pace. Stubb ha spiegato che la telefonata è stata organizzata “in consultazione con Ucraina e Stati Uniti”. Zelensky ha ringraziato Stubb e Store per aver detto a Putin che “sono necessari veri passi di de-escalation sulla nostra energia e le nostre infrastrutture”. Il presidente ucraino ha bisogno urgentemente di intercettori Patriot, alcuni dei quali sono bloccati da settimane a causa dell’inerzia del Pentagono.