Novaya Gazeta annuncia la chiusura in Russia: "Costretti dalle autorità, ci hanno uccisi"

La fine del quotidiano indipendente dopo 33 anni di attività: “Il 9 novembre spegneremo le luci del nostro edificio, dove abbiamo vissuto per 30 anni, spegneremo i server e ce ne andremo. Il giornale non esiste più"

30 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 10:25
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Foto ANSA

Il quotidiano indipendente russo Novaja Gazeta ha annunciato la cessazione delle attività dopo oltre 33 anni, a seguito dello sfratto dalla propria sede nel centro di Mosca e dell'interruzione dei finanziamenti dei lettori. “Siamo stati uccisi”, si legge sul sito del quotidiano. “Il 9 novembre spegneremo le luci del nostro edificio, dove abbiamo vissuto per 30 anni, spegneremo i server e ce ne andremo. Il giornale non esiste più. Le autorità russe e i servizi segreti russi hanno costretto la redazione a cessare le attività". La testata, fondata nel 1993, era già sottoposta a limitazioni dal 2022, all'indomani dell'invasione russa su larga scala dell'Ucraina, in cui è stata privata della licenza per operare in Russia. Parte della redazione aveva già lasciato il paese, continuando a lavorare al progetto Novaya Gazeta Evropa, bollato anche questo come "organizzazione indesiderata" e messo al bando in Russia nel 2023. Di fatto era l’ultima grande testata indipendente che lavorava ancora con una redazione dentro la Russia, a Mosca.
Nel lungo testo dell'annuncio pubblicato sul suo sito, Novaya Gazeta ripercorre la sua storia, che si intreccia con quella della Russia. "I nostri anni sono stati felici: pieni di creatività e speranze, lettori, amici, testi, film. A volte, questi anni sono stati disperatamente amari. Amari, perché è stato proprio durante il regno di questo regime, e non negli anni 90 della criminalità organizzata, che i nostri colleghi sono stati uccisi per motivi politici, per aver adempiuto al loro dovere professionale e civico: Igor Domnikov, Yuri Shchekochikhin, Anna Politkovskaya, Stas Markelov, Anastasia Baburova, Natalya Estemirova. Contemporaneamente alla lettera di sfratto, hanno disattivato il sistema di donazioni che ci permetteva di ricevere contributi dai nostri lettori. In altre parole, ci hanno privato di qualsiasi fonte di finanziamento. Completamente", denuncia il giornale. Secondo cui si tratta di un'azione coordinata. "La scusa delle banche, secondo cui agiscono in base a regolamenti interni aziendali, non convincerà nessuno. Si tratta di regole esterne, stabilite dall'apparato repressivo statale, da ufficiali dell'Fsb (il Servizio federale per la sicurezza della Federazione Russa, erede diretto di gran parte delle funzioni del Kgb, sciolto nel 1991, ndr) che si sono infiltrati in ogni organizzazione. Considerano il paese di loro proprietà". A inizio settembre, la testata moscovita è stata inserita nel registro degli "agenti stranieri".
Nel 2023, anche il co-fondatore del giornale, il premio Nobel per la Pace nel 2021 Dmitry Muratov, era stato riconosciuto come "agente straniero" e costretto a dimettersi dalla carica di direttore responsabile, cedendo il posto a Serghei Sokolov. Quest'ultimo, poi, il 15 ottobre è stato trattenuto dalle forze dell'ordine per un interrogatorio di alcune ore in merito a un procedimento penale in cui è coinvolto un ex collaboratore della testata, Oleg Roldugin, accusato di violazioni nella raccolta di dati personali di politici e notabili russi.
Altri problemi sono arrivati nell'aprile di quest'anno. Quando degli agenti di sicurezza con il volto coperto hanno fatto irruzione nella redazione del giornale, trovando all’interno circa dieci dipendenti. Quando è stato chiamato l’avvocato della testata gli è stato negato l’accesso, e il direttore Roldugin è stato arrestato e interrogato. Stavolta fra le accuse c'era anche quella di legami con il Comitato contro la guerra e uso illecito di dati personali.

La storia del giornale

Oltre a Muratov, anche un altro Nobel, l'ex presidente dell'Urss Mikhail Gorbachev, ne ha sostenuto lo sviluppo usando i soldi del suo premio per comprare i computer, le stampanti e tutto l’occorrente. Come raccontiamo qui, si trattava di un giornale senza editore, di proprietà collettiva del suo personale; per un breve periodo il miliardario Alexander Lebedev ne aveva acquistato una quota di minoranza, ma poi si trasferì a Londra e la restituì. Era un giornale progetto, un esperimento di funzionamento democratico che con gli anni è diventato anche più attento ai diritti, pur trovando sempre il suo modo di sfuggire alla censura. Riuscendo, tra le altre cose, alla fine degli anni Novanta a organizzare una delle più grandi campagne per cercare i soldati dispersi in Cecenia.
Come spieghiamo qui, quando nel 2022 è iniziata l’aggressione russa contro l’Ucraina e la censura di Mosca ha imposto ai russi una lista di parole proibite per parlare della guerra, Novaya decise di non pubblicare più perché non era possibile parlare della guerra senza poterla chiamare con il suo nome: il Cremlino ha imposto la dicitura “operazione militare speciale”, e non vojna, guerra. Novaya però ha continuato a esistere, ha continuato a pubblicare una rivista mensile e alcuni fra i giornalisti che avevano lasciato la Russia hanno fondato una costola della testata all’estero, chiamata Novaya Gazeta Evropa.