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I colpi di Putin contro Memorial e Novaya
In un giorno la Russia perde la memoria e la parola. La repressione che crea il vuoto
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9 APR 26
Ultimo aggiornamento: 05:52 PM

Alexander Kazakov/Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP
La Russia libera che era nata da una voglia di dibattito, democrazia, riflessione sul passato, muore in fretta. Nel pomeriggio agenti di sicurezza con il volto coperto hanno fatto irruzione nella redazione del giornale russo Novaya Gazeta. Hanno trovato all’interno circa dieci dipendenti e quando è stato chiamato l’avvocato della testata, gli è stato negato l’accesso. Il direttore Oleg Roldugin è stato arrestato e interrogato.
Quando nel 2022 iniziò l’aggressione russa contro l’Ucraina e la censura di Mosca impose ai russi una lista di parole proibite per parlare della guerra, Novaya decise di non pubblicare più perché non era possibile parlare della guerra senza poterla chiamare con il suo nome: il Cremlino ha imposto la dicitura “operazione militare speciale”, e non vojna, guerra. Novaya però ha continuato a esistere, ha continuato a pubblicare una rivista mensile e alcuni fra i giornalisti che avevano lasciato la Russia hanno fondato una costola della testata all’estero, chiamata Novaya Gazeta Evropa.
Oggi fra le accuse mosse a Novaya c’è anche quella di legami con la costola europea, con il Comitato contro la guerra e uso illecito di dati personali. Tutto si incastra nella storia dell’illiberalismo russo e mentre Novaya veniva perquisita, la Corte suprema russa ha dichiarato Memorial “organizzazione estremista”. Memorial è nata per studiare e raccontare i crimini del terrore sovietico, per avviare un dibattito sul passato del paese e prevenire l’odio del futuro. Memorial, indicato con l’espressione vaga di “movimento internazionale Memorial”, è finita sotto i colpi del putinismo. La Russia ha perso le parole e anche la memoria.
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Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)