Corruzione, incidenti e gaffe. La catastrofe dei Trasporti di Sánchez

Dalle condanne per corruzione ai ritardi nella sicurezza ferroviaria, il ministero dei Trasporti è diventato il simbolo delle contraddizioni del governo Sánchez. E mentre le vittime aspettano risposte, il ministro Óscar Puente respinge le accuse e resta in corsa per le prossime elezioni

29 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 17:58
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Foto Associated Press/LaPresse

Madrid. Due incidenti ferroviari in nove mesi hanno fatto in Spagna 120 morti. Per capire, a un mese dalle elezioni, la ricaduta politica di questo tragico record bisogna guardare al contesto più ampio, per esempio a cosa è stato il ministero dei Trasporti in questi otto anni di Pedro Sánchez al governo. Il ministero ha avuto un uomo solo al comando dal 2018 al 2021, José Luis Ábalos. Non proprio uno qualsiasi. A lui Sánchez si è affidato quando doveva riconquistare la leadership del Partito socialista (Psoe), percorrendo la Spagna nell’ormai leggendaria Peugeot per raccogliere consensi fin nelle province più remote. Segretario organizzativo e deputato del Psoe, Ábalos fu uomo chiave anche per il successo della mozione di censura che nel 2018 ribaltò il governo di centrodestra e portò i socialisti al potere. Nel 2021 fu allontanato dopo un rimpasto senza che fossero chiare le ragioni. Solo più tardi emergeranno le accuse di corruzione.
Oggi Ábalos ha una condanna a 24 anni per tangenti; 19 anni al suo braccio destro, Koldo García, grande rivale di Isabel Pardo de Vera, ex presidente di Adif (l’ente pubblico che gestisce l’infrastruttura ferroviaria) e poi sottosegretaria ai Trasporti. Di recente, quest’ultima ha raccontato alla stampa le pressioni che subiva per piazzare gente priva di competenze ai vertici della struttura. Certo, il suo è il punto di vista di un’indagata che prova a difendersi, ma il clima che emerge dalle carte è quello di una tensione continua in giochi di potere di ogni tipo. Uno dei capi di accusa riguarda l’assunzione in due società pubbliche di Jéssica Rodríguez, una delle escort con cui Ábalos si accompagnava. Proprio mercoledì, mentre a Toledo si contavano i morti, Jéssica restituiva 44 mila euro a un tribunale di Madrid a titolo di garanzia per la responsabilità civile che potrebbe derivare da una condanna.
Pardo de Vera ha ricordato che la migrazione dal vecchio sistema di sicurezza Lzb al più moderno Ertms, da lei appaltata e finanziata con il Pnrr, avrebbe dovuto essere ultimata a gennaio. Invece il 18 gennaio arriva il primo incidente: 46 morti ad Adamuz. Due giorni dopo, in Catalogna, muore un macchinista su un regionale andato a sbattere contro un muro.
Intanto, dal 2023, al ministero c’è Óscar Puente, il ministro “tuitero”, come lo chiamano per la sua presenza assidua e aggressiva sul social X. Non si dimette. Anzi, va in Parlamento e dice alle opposizioni: “Vi do fastidio perché lavoro molto bene”. In piena crisi migratoria di Ceuta, con Sánchez sotto attacco per essersene andato in vacanza, Puente si fa sfuggire qualche dichiarazione in cui si immagina prossimo leader del Psoe. Sánchez abbozza, lui ritratta, poi lo mandano in castigo a rilasciare l’unica intervista televisiva vera, non concordata, sulla crisi di Ceuta, in cui la giornalista Cristina Pardo lo tiene sulla graticola. A ottobre torna su un registro a lui più congeniale, un programma umoristico con uno sketch in cui ironizza sui guasti frequenti dei suoi treni: entra in un ascensore e va via la luce, poi ritorna e lui improvvisa un balletto.
I familiari delle vittime di Adamuz non hanno riso, e una settimana dopo arriva l’incidente di Toledo: 74 morti. Puente presenta la ricostruzione del disastro puntando il dito sull’errore umano, senza alcuna ammissione di colpa per un sistema di sicurezza a tre fasi che ha fallito su tutti i fronti. Per il Partito socialista operaio spagnolo la responsabilità è tutta dell’operaio che ha dato l’ordine ai treni di ripartire a gran velocità. Puente non solo non si è ancora dimesso, ma rimane candidato alle prossime legislative. L’allegra macchina da guerra del Psoe avanza.