Esteri
Dal Washington Post •
Dalle inchieste anticorruzione alla comunicazione virale. La formazione di Jon Ossoff
Il senatore democratico della Georgia ha imparato il potere della politica anticorruzione facendo documentari. L’omicidio di un giornalista ghanese ha cambiato tutto: così è nato il metodo di tramortire i trumpiani di domande
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28 OTT 26

Il senatore Jon Ossoff (Foto LaPresse)
Nel gennaio del 2019, il cellulare di Jon Ossoff si illuminò all’improvviso con un’ondata di chiamate e messaggi. A scrivergli erano i colleghi della piccola casa di produzione di documentari che dirigeva, con notizie terribili. La sera prima, Ahmed Hussein-Suale Divela, giornalista ghanese e collega di Ossoff, stava attraversando in auto la periferia di Accra quando due uomini in motocicletta si erano affiancati alla sua Bmw e avevano aperto il fuoco attraverso il finestrino. I proiettili lo avevano colpito al collo e al petto, uccidendolo sul colpo. Pochi mesi prima, Ossoff aveva lavorato con Divela a un documentario sulla corruzione nel calcio africano. L’inchiesta, che aveva ripreso con una telecamera nascosta il secondo funzionario più alto in grado della Fifa in Africa mentre accettava una tangente, aveva scatenato una tempesta politica in Ghana. Un esponente di spicco del Parlamento ghanese aveva reagito istigando alla violenza contro Divela durante una trasmissione televisiva: “Se lo incontrate da qualche parte, schiaffeggiatelo… picchiatelo”, aveva detto. “Qualunque cosa succeda, pago io”. La sera del 16 gennaio, i due uomini armati avevano seguito Divela fino al suo quartiere. Nessuno è stato condannato per l’omicidio. Ossoff, che aveva fatto da consulente per la sicurezza alla squadra in Ghana, fu distrutto dalla notizia della morte di Divela. “Non sono mai stato così devastato da qualcosa nella mia vita professionale”, ha ricordato Ossoff in una recente intervista. “C’era tutto ciò che detesto: persone corrotte, smascherate per la loro corruzione, che si vendicano uccidendo un giornalista”.
Nel gennaio del 2019, il telefono si illuminò di colpo con tante notifiche. Era accaduta una cosa terribile
Ma l’episodio gli lasciò anche una lezione. Denunciare la corruzione attirava attenzione, e l’attenzione era una forma di potere. Sette anni dopo, Ossoff, oggi senatore degli Stati Uniti, sta mettendo in pratica quella teoria nella campagna per la rielezione in Georgia e sta anche saggiando il terreno per una possibile candidatura alla presidenza nel 2028. In campagna elettorale Ossoff ha puntato su un messaggio anticorruzione aggressivo, rivendicando il proprio lavoro d’inchiesta in Senato e attaccando il presidente Donald Trump e la sua “mafia di Mar-a-Lago”, accusati di lucrare sulla presidenza.
Questo messaggio ha galvanizzato gli elettori della Georgia, dove i sondaggi danno Ossoff in netto vantaggio sul suo avversario repubblicano: un ribaltamento clamoroso rispetto al 2024, quando lo stato votò per Trump con un margine ristretto. Online, intanto, i video dei suoi anatemi contro “il presidente criminale” sono diventati virali più volte, riempiendo i feed dei social con inquadrature cinematografiche dall’alto di Ossoff che parla solenne da un leggio. I video virali hanno suscitato paragoni lusinghieri con l’estetica della campagna di Barack Obama del 2008, alimentando il clamore attorno a Ossoff come possibile outsider alla corsa per la presidenza. Eppure la capacità di Ossoff di trasformare il messaggio anticorruzione in contenuto virale non sorprende i suoi ex colleghi di Insight Film, la casa di produzione indipendente che ha diretto dal 2013 al 2021. Secondo le interviste con colleghi e stretti collaboratori di quel periodo, la sua esperienza alla guida della società è stata una specie di apprendistato non convenzionale nei meccanismi della moderna economia dell’attenzione. E’ lì, dicono, che ha capito per la prima volta la potenza della corruzione come tema politico e ha imparato a trasformare le inchieste anticorruzione in efficace intrattenimento politico. “Capisce la comunicazione come mezzo”, dice Clive Patterson, entrato in Insight nel 2008 e oggi amministratore delegato. “Sa unire i puntini in un quadro più ampio e presentarlo in un modo in cui le persone si riconoscono davvero”.
In campagna elettorale Ossoff ha indicato la sua carriera di documentarista come una delle sue principali credenziali per affrontare le accuse di corruzione e di interessi personali nell’Amministrazione Trump. In un’intervista ha citato il suo lavoro al Senato, dove ha guidato inchieste sugli abusi nelle carceri federali e nel sistema di affido della Georgia, come esempio delle competenze sviluppate da produttore. “Ho applicato le capacità investigative che ho imparato dirigendo Insight per condurre un’attività di controllo in Senato davvero incisiva”, ha detto. Ma le lezioni della carriera cinematografica vanno oltre i meccanismi delle inchieste anticorruzione. A Insight, Ossoff ha cominciato ad affinare le tecniche di comunicazione virale che hanno alimentato la sua ascesa a livello nazionale. “Quando guardo questi video e vedo che parla di corruzione e di Trump, penso: ‘Ehi, non è una novità’”, dice Anas Aremeyaw Anas, giornalista ghanese sotto copertura che ha collaborato spesso con la società di Ossoff. “Questo è il Jon che conosco”.
Il percorso di Ossoff verso il cinema è iniziato nel 2003, in un frutteto di prugne nel sud-ovest della Francia. Ossoff, allora sedicenne, era in vacanza con la famiglia quando fu invitato a una cena a casa di un amico di famiglia. Seduto di fronte a lui c’era Ron McCullagh, documentarista britannico che nel 1991 aveva fondato a Londra la sua società di produzione, Insight News Television. I due chiacchierarono di documentari e di affari esteri, e McCullagh rimase colpito dalla conoscenza che Ossoff aveva della politica globale. Rimasero in contatto dopo il ritorno di Ossoff negli Stati Uniti e, nell’estate del 2008, quando Ossoff era studente alla Georgetown University, McCullagh lo invitò a fare uno stage estivo nella sede londinese della società. Il rapporto professionale appena nato si rivelò presto utile a entrambi. Nel 2011, quando Ossoff lavorava già come consulente senior di politica estera del deputato Hank Johnson (democratico della Georgia), McCullagh produsse con il giornalista sierraleonese Sorious Samura un film sulla corruzione nell’industria del legname del paese. Il film coinvolgeva il vicepresidente della Sierra Leone e provocò un grave scandalo, tanto che il governo minacciò di arrestare Samura. Per proteggere i suoi giornalisti, McCullagh telefonò a Ossoff per chiedere aiuto da Washington. Ossoff informò Johnson, che a sua volta organizzò una lettera aperta, firmata da 18 colleghi del Congresso, in cui si chiedeva al dipartimento di stato di indagare sulla situazione in Sierra Leone. Poco dopo la pubblicazione della lettera, Samura e la sua squadra riuscirono a lasciare il paese in sicurezza. Due anni dopo Ossoff era di nuovo nel Regno Unito: aveva lasciato Capitol Hill per un master alla London School of Economics. La decisione di lasciare Washington, ha raccontato, era dovuta in parte al disgusto per la portata dell’influenza delle aziende nella capitale, di cui era stato testimone lavorando al processo annuale degli stanziamenti per la difesa. “Non sopportavo la corruzione”, disse in uno spot elettorale del 2020.
I suoi ex colleghi riconoscono il suo metodo e la sua scrupolosità quando lo vedono durante le audizioni al Senato
A Londra Ossoff incontrava ogni tanto McCullagh a pranzo al Frontline Club, un circolo privato frequentato dai giornalisti di guerra. Durante uno di questi incontri, McCullagh gli fece una proposta: gli sarebbe piaciuto subentrare come amministratore delegato della società? Ossoff, che un tempo sognava di fare il diplomatico, accettò, pur non avendo alcuna esperienza di giornalismo o di cinema oltre allo stage a Insight. All’interno della società, la scelta di McCullagh di promuovere ai vertici uno studente di 26 anni suscitò all’inizio qualche perplessità. I sospetti erano alimentati in parte dall’accordo finanziario accettato da Ossoff dopo l’ingresso: lui e McCullagh avrebbero investito 250 mila dollari ciascuno nella società, che era sull’orlo dell’insolvenza. Gran parte della quota di Ossoff veniva da un’eredità ricevuta nel 2008 alla morte del nonno, un affermato produttore di pelletteria. Samura, che all’epoca era comproprietario della società, dice che i colleghi di Ossoff sapevano che era benestante, ma che la sua ricchezza non fu un fattore decisivo nell’assunzione: “Sapevamo che aveva un po’ di soldi, ma sapevamo anche che aveva le capacità per raccoglierli per noi”. Una volta al lavoro, raccontano i colleghi, Ossoff si guadagnò in fretta la fiducia della piccola squadra. “Aveva una specie di inclinazione naturale per il tipo di lavoro che facevamo”, dice Patterson: “Era molto sveglio”.
Da amministratore delegato, la prima mossa di Ossoff fu quella di cambiare il marchio della società in “Insight Twi”, abbreviazione di “The World Investigates”, per sottolineare le collaborazioni con giornalisti stranieri. Poi mise mano ai conti. Nel primo anno si fece strada tra la cerchia sempre più ristretta di emittenti disposte a investire nel giornalismo investigativo internazionale, ottenendo da al Jazeera English la commissione di due inchieste: una sull’uomo forte ruandese Paul Kagame e un’altra sulla crescente influenza della Cina in Africa. Diarmuid Jeffreys, commissioning editor di al Jazeera che ha collaborato con Ossoff a vari film, ricorda che Ossoff sapeva essere spietato nel negoziare i termini degli accordi. “Jon era ostinatamente determinato a ottenere fino all’ultimo centesimo di cui avevano bisogno per realizzare questi film”, ricorda Jeffreys. Ossoff trovò anche nuove fonti di finanziamento per sostenere il lavoro della società. Nel gennaio 2015 ottenne una sovvenzione da 350 mila dollari dall’Omidyar Network, la fondazione filantropica finanziata dal fondatore di eBay Pierre Omidyar, per un programma di formazione per giornalisti investigativi in Africa. Insieme agli investimenti di Ossoff e McCullagh, queste mosse riportarono la società su basi finanziarie relativamente stabili: alla fine del 2015 disponeva di poco più di 150 mila dollari in cassa, secondo i documenti finanziari depositati all’epoca nel Regno Unito. Ossoff si occupava personalmente delle varie fasi del processo produttivo di Insight, tra cui ricerca e sviluppo, montaggio e distribuzione. Raddoppiò inoltre l’organico della piccola squadra, assumendo quattro nuovi ricercatori e produttori junior. Tra i registi si fece la fama di produttore particolarmente coinvolto e presente sul campo. “Alla fine di ogni giornata di riprese facevamo una specie di debriefing”, dice Joshua Baker, che ha diretto un film del 2018 prodotto da Ossoff sugli abusi dello Stato islamico contro una donna yazida in Iraq. “Un paio di volte l’ho chiamato letteralmente alle tre di notte per ragionare insieme sulla situazione e simularne gli sviluppi”.
Ossoff si dimostrò particolarmente prudente nella pianificazione dei rischi e nella sicurezza delle informazioni. Una delle sue prime riforme da amministratore delegato fu spostare tutte le comunicazioni della società su canali cifrati, e Baker ricorda di aver lavorato con lui a un documento di valutazione dei rischi di oltre 50 pagine prima delle riprese in Iraq. Si interessava anche agli aspetti tecnici del cinema. Prima che la squadra iniziasse a girare il film su Kagame, ricorda Patterson, Ossoff usò una parte del budget limitato della società per passare a una telecamera di livello superiore. “Voleva investire sull’estetica del film – dice Patterson – Capiva il linguaggio cinematografico”. Lo scrupolo di Ossoff poteva a volte irritare i suoi reporter. Quando lavorò con la Bbc, per esempio, toccò a lui assicurarsi che i reporter rispettassero le complesse regole dell’emittente sulle riprese sotto copertura. Nei disaccordi tra l’emittente e i reporter, spesso si schierava con l’emittente per eccesso di cautela. “Mi arrabbiavo con lui – ricorda Anas – Il reato si sta compiendo davanti ai miei occhi e tu vuoi che faccia tutte queste scartoffie?”. Ossoff lavorava per lo più da casa, in Georgia, e dalla sede londinese della società, ma il lavoro lo portava ogni tanto sul campo. Nel 2014 e nel 2015 viaggiò in Kenya e in Ghana con Jeffreys e i colleghi di Insight per una serie di workshop per giornalisti africani. Il viaggio offrì ai colleghi una rara occasione di vedere il suo lato più rilassato. Le sere dopo i workshop, ricorda Anas, a Ossoff piaceva visitare quartieri fuori dai percorsi turistici di Accra, dove mangiava il riso zongo con le dita e sudava davanti a ciotole di stufato piccante. Un’altra sera la squadra si ritrovò al bar del malandato albergo per giocare a un gioco alcolico chiamato “top shelving”, in cui si gareggiava a chi riusciva a bere più liquori esotici dal ripiano più alto del bar. “Pensavo di essere piuttosto bravo, ma Jon mi ha battuto – ricorda Jeffreys – Se ci ripenso, mi dà ancora un po’ fastidio”.
Nel novembre del 2016 Insight si preparava a pubblicare una serie di inchieste sull’America latina quando negli Stati Uniti si andò alle urne. I colleghi di Ossoff dicono che la vittoria a sorpresa di Trump lo scosse profondamente. “Gran parte del suo lavoro si è concentrata su oppressione e violazioni dei diritti umani”, dice Helen Spooner, ricercatrice e produttrice assunta da Ossoff nel 2015: “Penso che abbia visto che cosa stava arrivando in America”. Alcuni colleghi rimasero comunque sorpresi quando, nel gennaio 2017, annunciò che si sarebbe allontanato dalla gestione quotidiana della società per candidarsi a un seggio al Congresso in Georgia. “Non aveva mai parlato di politica in quel modo”, dice Spooner. Altri colleghi furono meno sorpresi. Samura ricorda una conversazione avuta con Ossoff all’inizio del suo mandato a Insight sulla persistenza del razzismo nel sud degli Stati Uniti. Colpito dall’opinione di Ossoff sul tema, Samura scherzò dicendo che lui e McCullagh a volte fantasticavano su Ossoff un giorno alla Casa Bianca. Ossoff, ricorda, si limitò a sorridere dando una risposta evasiva. “Diede quasi una risposta da politico – dice Samura – Si percepiva che questo giovane pensava in grande”.
Ossoff tornò a Insight nel luglio 2017, poco dopo aver perso per un soffio il ballottaggio. Si rituffò nel lavoro della società, avviando un’inchiesta su una serie di omicidi irrisolti in Malawi e un dietro le quinte dell’inchiesta di Anas sulla corruzione nel calcio africano. Entrambe le produzioni incontrarono problemi. Nel febbraio 2018 una squadra di reporter guidata da Anas era in Malawi per indagare sugli omicidi, che avevano ricondotto a un gruppo di sicari che vendevano parti di corpi umani per scopi rituali. Fingendosi un uomo d’affari locale, Anas aveva organizzato un incontro con uno dei killer, ma l’operazione andò storta: l’incontro fu rimandato a dopo il tramonto, quando un gruppo di abitanti del villaggio scambiò Anas e la sua troupe per i killer, minacciandoli con i machete e colpendoli con le pietre. La squadra riuscì infine a fuggire con l’aiuto della polizia locale, ma solo dopo aver bruciato la copertura ed esposto l’inchiesta. L’episodio, che provocò recriminazioni tra la troupe e McCullagh, che supervisionava la produzione, turbò Ossoff, molto attento alla sicurezza. “Non era contento di quello che avevamo fatto”, ricorda Anas, riconoscendo che la squadra aveva corso un rischio portando avanti l’incontro anche dopo il tramonto.
Il disagio residuo di quell’episodio condizionò la gestione della produzione successiva. Per due anni la squadra di Anas, di cui faceva parte Divela, condusse una serie di operazioni sotto copertura contro dirigenti del calcio africano, culminate in un’operazione che riprese il secondo più alto funzionario africano della Fifa mentre accettava una tangente da 65 mila dollari. Nel giugno 2018 la società di produzione di Anas pubblicò un documentario sull’inchiesta. Il film divenne rapidamente un caso internazionale, con lo scioglimento della Federcalcio nazionale del Ghana, la sospensione di diversi arbitri e le dimissioni di un alto dirigente della Fifa. In parallelo al film di Anas, Insight pubblicò un proprio documentario con la Bbc sulla realizzazione dell’inchiesta di Anas. I film provocarono nuove minacce contro Anas e la sua squadra. In Ghana, Kennedy Agyapong, parlamentare i cui alleati erano stati coinvolti nell’inchiesta, usò il suo popolare programma televisivo per diffondere foto di Divela e dettagli sugli spostamenti suoi e di Anas. La squadra in Ghana rafforzò le misure di sicurezza, ma la situazione sul campo restò pericolosa. Il 16 gennaio 2019 Divela fu colpito a morte. Dopo la sparatoria Ossoff si recò in Ghana per parlare ai funerali di Divela e pubblicò sul Washington Post un editoriale in cui chiedeva alle organizzazioni internazionali per la libertà di stampa di indagare sull’omicidio, tuttora irrisolto. Ma l’esperienza lo pose di fronte ai limiti della sua influenza di giornalista. “Per fare davvero la differenza”, ricorda di aver pensato Ossoff dopo la sparatoria, “bisogna impegnarsi nell’arena politica”.
Per fare la differenza, ha ricordato il senatore di aver pensato dopo la sparatoria, bisogna gettarsi nella politica
Otto mesi dopo, nel settembre 2019, annunciò la sua candidatura al Senato in Georgia. Ossoff lasciò formalmente Insight nel febbraio 2021, il mese dopo la vittoria al ballottaggio. Poco dopo l’insediamento cedette la proprietà della società a Patterson e a un altro collega, che la riorganizzarono come Insight Film. Ossoff non ricevette alcun compenso per la rinuncia alla sua quota, valutata tra 1 e 5 milioni di dollari secondo i documenti. Da allora i suoi ex dipendenti osservano con un’inquietante sensazione di déjà vu come Ossoff abbia portato il suo approccio cinematografico alla lotta alla corruzione in Senato. Patterson cita le sue performance durante le recenti audizioni, nelle quali il senatore si è scontrato con i candidati di Trump sul loro sostegno alle controverse politiche dell’Amministrazione.
Lavorando per molti anni a Insight, Ossoff ha affinato le tecniche di comunicazione e ora diventa di continuo virale
“Riconosco molto bene la persona che interroga quegli individui in commissione”, dice Patterson. Durante un’audizione di conferma quest’estate, un Ossoff impassibile sedeva al banco di fronte a Jay Clayton, candidato di Trump a direttore dell’intelligence nazionale. “Chi ha vinto le elezioni del 2020?”, ha chiesto Ossoff. “Non ho intenzione di stare al gioco”, ha risposto Clayton, agitandosi sulla sedia. “Questo è un colloquio di lavoro”, ha replicato Ossoff. “Chi ha vinto le elezioni del 2020?”. Clayton ha svicolato e Ossoff lo ha incalzato di nuovo. Dopo qualche minuto di scontro, un Clayton esasperato ha alzato le braccia e si è appoggiato allo schienale. Prima della fine dell’audizione, il team di Ossoff ha ritagliato lo scambio e lo ha diffuso sui social: è diventato subito virale.
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