In America è in corso una lotta elettorale per strapparsi il voto dei maschi

Dai candidati democratici che rivendicano muscoli e testosterone agli avversari repubblicani che insultano chi non incarna il modello Maga, la campagna per le elezioni di metà mandato diventa una gara a chi è più uomo. Nel mirino c’è il voto dei giovani uomini, delusi da Trump e decisivi per il Congresso

22 OTT 26
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Foto via Getty Images

Los Angeles. Il Partito democratico ci ha provato in due occasioni a dimostrare che una donna può essere il commander in chief. Ma per vari motivi che riempirebbero diverse pagine, nelle due occasioni che si sono presentate – Hillary Clinton, che comunque ha vinto il voto popolare, e Kamala Harris – nessuna donna è mai diventata presidente. In questa corsa per le elezioni di metà mandato dove si rinnova il Congresso, che si terranno il 3 novembre, e in cui la sinistra spera di ridurre le possibilità di manovra di Donald Trump, i maschi sono i veri protagonisti. Non solo i maschi, ma la mascolinità. Il motivo si spiega con la batosta inaspettata per liberal e progressisti quando i giovani maschi, soprattutto bianchi, hanno scelto Trump nel 2024, non solo bianchi, anche molti afroamericani e ispanici. E così oggi i politici che possono ribaltare la scacchiera – i candidati senatori del Texas, James Talarico, del Michigan, Abdul El-Sayed, e anche quello della Georgia, Jon Ossoff – e i loro social media manager e i loro fan, tirano fuori la questione machista per battere un partito, quello repubblicano, che per anni ha giocato con il contrasto tra mascolinità e atteggiamento queer, attaccando le politiche troppo “woke” dei democratici.
El-Sayed ha dato del “beta” al suo oppositore (cioè passivo, debole, non-alfa), e davanti ai presentatori di Fox News che dicono che a sinistra sono tutti “femminucce”, racconta di aver giocato a football e a lacrosse, gli sport considerati “da veri uomini”. Ha aggiunto che il vicepresidente J. D. Vance ha la barba incollata alla faccia e si inietta il testosterone, e che Donald Trump è un codardo perché non va in Michigan. Di Ossoff si esaltano le reminiscenze kennedyane e su TikTok la gente dice “candidati alla presidenza, abbiamo bisogno di un presidente hot”, cioè figo. Un candidato dell’Indiana si fa riprendere tutto sudato mentre fa i pesi. Un aspirante deputato del Montana racconta ai rally nelle birrerie di quando faceva il pompiere lanciandosi sui fuochi col paracadute. L’obiettivo sembra riguadagnarsi i gym-bro, il popolo da palestra e bibitoni proteici, mostrare la forza fisica per recuperare una fetta di elettorato che era andata verso il mondo Maga, attratti dalle lotte di arti marziali miste davanti alla Casa Bianca e dalla mancanza di peli sulla lingua dei podcaster.
Secondo un sondaggio estivo del Washington Post il 27 per cento degli americani pensa che il Partito democratico veda i maschi negativamente. Dopo che il governatore californiano Gavin Newsom l’aveva fatto presente due anni fa, dopo il voto, arrabbiandosi perché il partito aveva abbandonato i maschi – lanciandosi per compensare a fare interviste con gli influencer della manosfera – altri democratici hanno iniziato a rendersi conto che aver antagonizzato i maschi li ha infine allontanati. Ora vogliono ritingerli di blu, riportarli a sé, sperare che siano la percentuale che faccia la differenza.
I trumpiani rispondono per le rime. Donald Trump ha detto che Talarico è un vegano (non lo è), come fosse il peggiore degli insulti. Il candidato repubblicano in Texas, Ken Paxton, ha fatto degli spot elettorali dicendo che Talarico ha il testosterone basso. Il cristianissimo Talarico ha risposto dicendo che non gli importa degli insulti di anziani con l’abbronzatura finta e, col suo stile da sermone, ha raccontato del suo patrigno che ogni domenica tagliava l’erba nel prato davanti casa, e lo faceva anche per la vedova vicina di casa, “e lui non ne ha mai parlato, lo faceva e basta, perché è quello che fa un uomo vero, è al servizio degli altri. Sono gli uomini deboli che sono al servizio solo di loro stessi”.
Complici i prezzi altissimi della benzina, le guerre all’estero, il riavvicinamento a Vladimir Putin, molti giovani sembrano esser stufi di un presidente che aveva promesso, se non altro, di sistemare l’economia e abbassare il costo della vita. Almeno è quello che, riporta Puck, dicono i sondaggisti che si occupano della Gen Z. Se questi ventenni avevano votato a destra perché a sinistra sembrava che ci si occupasse solo di donne e di questioni Lgbtq e di quote rosa, ora potrebbero votare democratico dopo che Trump non ha fatto quello che aveva detto. Se all’inizio del secondo mandato i giovani maschi credevano che Trump avrebbe avuto un effetto positivo sulla loro vita, oggi la maggioranza dice che ha reso la loro esistenza peggiore. Per molti di loro, soprattutto quelli non mossi dall’ideologia, vale ancora il motto “it’s the economy, stupid” e sono pronti a perdonare l’onda lunga del MeToo in cui ci si doveva vergognare a essere “maschi bianchi etero”.