Esteri
Il fronte e i disfattisti •
L'America boicotta i progetti europei che sostengono Kyiv. La resistenza di Kramatorsk
Washington compromette la difesa di Kyiv anche quando sono gli europei a pagare, dai servizi satellitari alle forniture di armi. Intanto, nel Donbas, Kramatorsk e Sloviansk resistono ai bombardamenti russi: la linea del fronte non coincide con quella del disfattismo
27 OTT 26

Foto via Getty images
Dopo undici giorni di restrizioni, di droni che cadevano dal cielo, di operazioni militari contro i russi invasori abortite, Starlink e Starshield hanno ricominciato a funzionare in Ucraina: il costo di questa decisione americana non è quantificabile, oltre ai danni e ai morti restano sparsi i cocci della fiducia di Kyiv nei confronti di Washington. Elon Musk, proprietario della costellazione di satelliti da cui dipendono molte delle operazioni militari ucraine sul fronte, ha dato una spiegazione, diciamo così, della decisione di restringere il servizio che infine sembra sia stata sua: gli ucraini hanno violato i termini di utilizzo di Starlink usandolo in modo offensivo “per uccidere persone” e quindi sono state introdotte le restrizioni.
Musk dice di aver fatto più di chiunque altro per aiutare gli ucraini, ma un contratto è un contratto, e ora stanno morendo anche (gli inesistenti) coscritti russi quindi tutti i guerrafondai che “spingono per un bagno di sangue perpetuo” possono pure “bruciare all’inferno”. Per Starshield la questione è un pochino diversa, e riguarda da vicino gli europei perché questo “pacchetto militare” è stato pagato dagli europei, in particolare dai tedeschi, come ha scritto, descrivendo tutti i dettagli, Julia Ioffe su Puck. Quindi Washington, si presume il Pentagono, ha ridotto un servizio vitale per gli ucraini che nemmeno paga, ma che è invece finanziato dagli europei. E’ quello che sta accadendo anche con il Purl, il meccanismo con cui gli europei acquistano armi americane e le consegnano agli ucraini: ieri Volodymyr Zelensky, presidente ucraino, ha detto che è un mese che aspetta che il capo del Pentagono, Pete Hegseth, firmi la consegna dei Patriot e dei Nasams richiesti: il Purl, che è un servizio pagato dagli europei, non funziona più per volere degli americani, che pure hanno preso le commesse. Quando l’Amministrazione Trump compromette la difesa ucraina, compromette la difesa di tutta l’Europa.
Sul fronte le cose si sono fatte più complicate, ma il disfattismo che accompagna quel che succede lì è come sempre eccessivo: Kramatorsk e Sloviansk, cittadine ucraine, sono sotto pesanti e continui bombardamenti russi. Vladimir Putin vuole renderle invivibili e costringere i cittadini ad abbandonarle, ma i soldati ucraini continueranno a esserci. Non stanno “cadendo”, stanno resistendo, come sempre, come tutte queste cittadine ucraine nel Donbas: è vero che Putin voleva conquistarle, ma l’Operazione Vivaldi dell’esercito ucraino gliel’ha impedito.
Di più su questi argomenti
Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi

