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SFIDA A CARACAS •
Perché Machado è tornata in Venezuela, sorprendendo tutti
Secondo il politologo Benigno Alarcón Deza, “il suo ritorno in Venezuela è l'evento politico più importante dal 3 gennaio e avrà delle conseguenze”, diventando il “catalizzatore per un processo che il governo di Delcy Rodríguez avrebbe potuto fermare solo con la repressione”: una repressione ormai non più possibile

(Foto La Presse)
Il quotidiano spagnolo Abc rivela che al suo ottavo tentativo María Corina Machado è riuscita infine a rientrare in Venezuela passando dalla Colombia. Si è fatta vedere a una messa di ringraziamento alla chiesa di Santa Rosa di Barquisimeto, nello stato di Lara, dove è stata subito attorniata da una immensa folla che ha poi continuato a fare ala nel corteo di auto e motociclette, con cui è rientrata a Caracas. Migliaia di persone si sono radunate su autostrade, caselli autostradali e strade per accoglierla con bandiere venezuelane e grida di “libertà!”, mentre lei, vestita con una maglietta bianca e jeans blu, da un tettuccio salutava la folla e stringeva la mano ai suoi sostenitori.
Mercoledì scorso si era chiuso il terzo round del negoziato tra Jorge Rodríguez, presidente dell’Assemblea nazionale (e fratello della presidente a interim Delcy Rodríguez), e Dinorah Figuera, presidente in esilio dell’Assemblea nazionale a maggioranza oppositrice eletta nel 2015, contro cui Maduro fece un golpe e che si è prorogata. E’ un processo con la chiara benedizione del governo americano, la delegazione dell’opposizione chiedeva appunto anche che alla Nobel per la Pace fosse concesso di rientrare, e sia Marco Rubio sia Donald Trump hanno manifestato soddisfazione per il rientro. Il segretario di stato, in particolare, ha sostenuto che il ritorno della Machado è stato possibile proprio grazie ai negoziati sostenuti da Washington. “Ci auguriamo che tutti gli attori politici sostengano questi colloqui, che rappresentano la migliore opportunità che il Venezuela abbia avuto negli ultimi trent’anni per raggiungere pacificamente non solo elezioni libere ed eque, ma anche una democrazia duratura”, ha dichiarato Rubio. Il presidente, però, ha dichiarato di non essere a conoscenza di questo arrivo, “ma penso che sia una donna molto gentile. Mi ha dato il suo premio Nobel, quindi come potrei dire il contrario?”, ha detto.
Dall’entourage di María Corina ringraziano. “Siamo grati anche all’ampia coalizione bipartisan del Congresso degli Stati Uniti e ai governi alleati come l’Italia, che sostengono il ripristino della democrazia in Venezuela”, dice al Foglio María Claudia Lopez, la portavoce di Machado in Italia. “Il suo ritorno ha lo scopo di contribuire attivamente affinché questo processo proceda in modo stabile, pacifico e sicuro. Un ringraziamento speciale al presidente Donald Trump, al segretario di stato Marco Rubio e al governo degli Stati Uniti per il loro impegno nelle azioni dello scorso 3 gennaio che hanno aperto la strada che oggi rende possibile avanzare verso una transizione democratica e verso lo svolgimento, nel prossimo futuro, di elezioni presidenziali libere, eque e verificabili”.
Fonti bene informate, però, tengono a chiarire al Foglio che il ritorno non ha avuto niente a che fare con il negoziato Rodríguez-Figuera. Una conferma dei malumori secondo cui questa trattativa sarebbe una manovra – con la benedizione di Trump – proprio per esautorare la premio Nobel. “Chi rappresenta la volontà popolare dei venezuelani sono Maria Corína Machado ed Edmundo González Urrutia, che hanno vinto rispettivamente le primarie e le presidenziali. Quelli che stanno negoziando non hanno il mandato del popolo venezuelano, perché vengono gli uni da un voto rubato, gli altri da un voto di undici anni fa.
Il fatto che ancora non sia stata fissata una data per le prossime presidenziali fa preoccupare”, dice al Foglio Rodrigo Diamanti, fondatore e presidente della ong per i diritti umani “Un Mundo Sin Mordaza”, appena tornato in Venezuela dopo un esilio di dodici anni seguito a un arresto. “La sua decisione ha colto tutti di sorpresa, compresi il Palazzo di Miraflores e la Casa Bianca”, e un commento del politologo Benigno Alarcón Deza. “Il suo ritorno non è frutto di negoziati, bensì della sua scelta di tornare in Venezuela, il luogo al mondo in cui la sua vita ha un senso”. “Il governo degli Stati Uniti non ha impedito il suo ritorno, ma nemmeno lo ha agevolato; altrimenti, sarebbe rientrata attraverso l'aeroporto di Maiquetía e probabilmente accompagnata da un funzionario dell'Amministrazione Trump”.
Insomma, sempre secondo Benigno Alarcón Deza, “il suo ritorno in Venezuela è l'evento politico più importante dal 3 gennaio e avrà delle conseguenze”, diventando il “catalizzatore per un processo che il governo di Delcy Rodríguez avrebbe potuto fermare solo con la repressione”: una repressione ormai non più possibile. Anche l’Economist ritiene in un suo editoriale che l’accoglienza trionfale dei venezuelani a Machado abbia un chiarissimo risvolto polemico verso un asse Trump-Delcy che i sondaggi rivelano come sempre più impopolare, anche se ipotizza una divisione tra una parte dell’Amministrazione Trump che ne farebbe tranquillamente a meno e un’altra che invece preferirebbe coinvolgerla. In particolare tra i congressisti repubblicani della Florida, fortemente legati al voto ispanico, “il modo pessimo in cui ha gestito il terremoto dimostra che con Delcy i problemi non si risolvono, e con un salario minimo da due dollari al mese la gente non ne può più”, osserva Diamanti. Il peso politico di Machado si misura nei sondaggi. L’ultimo sondaggio AtlasIntel, condotto per Bloomberg, attribuisce a Machado un indice di gradimento del 61 per cento e una intenzione di voto del 52 per cento contro il 19 per cento di Delcy in un’ipotetica elezione presidenziale.