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Dopo il voto •
Ora il Brasile torna nei tribunali: Lula festeggia la vittoria, ma la sfida si sposta sui giudici
La quarta elezione del sindacalista brasiliano diventa il carburante per la battaglia del Partito dei lavoratori contro la destra, che punta all’impeachment del giudice Alexandre de Moraes. Il Supremo torna al centro dello scontro brasiliano

Luiz Inácio Lula Da Silva - foto via Getty Images
La grande festa lulista di domenica notte non è soltanto l’incontenibile entusiasmo di mezzo Brasile che celebra la sconfitta dell’altra metà. L’epica della grande rimonta, della “virada historica” di Lula da Silva riuscito a farsi rieleggere presidente, è per lui preziosa moneta da spendere nella guerra di propaganda del suo nuovo mandato. Che sarà una guerra durissima. E si combatterà da subito nei tribunali. Non solo e non tanto per la contestazione del voto annunciata dall’estrema destra dello sconfitto Flávio Bolsonaro, che danno già propenso a fuggire negli Stati Uniti al riparo da mandati di cattura. Ma per la assai probabile richiesta di impeachment di vari giudici del Tribunale supremo considerati nemici dalla destra anche non estrema, cominciando dal presidente della Corte, Alexandre de Moraes, da parte del Senato brasiliano dove i bolsonaristi possono contare su una ampia maggioranza.
il voto
Bolsonaro dice che impugnerà la decisione giudiziaria di prorogare di due ore l’apertura delle urne per il voto elettronico. E’ una strada senza uscita. Lui stesso aveva chiesto la proroga perché l’affluenza nel primo pomeriggio era ancora bassa nel sud est, roccaforte della destra, tirando in ballo le forti piogge che avrebbero rallentato i viaggi verso i seggi elettorali. Ma soprattutto è una argomentazione debolissima: in quelle due ore di proroga hanno votato soltanto 33 mila persone e Lula ha vinto con un vantaggio di 4,4 milioni di voti. La proroga non ha influito sul risultato.
Rinnovare l’aura del mito di Lula con le nuove mirabolanti imprese del sindacalista fondatore del Partido dos trabalhadores (mai nella storia del Brasile lo sconfitto al primo turno delle presidenziali aveva vinto al ballottaggio, mai nessuno era stato eletto per quattro volte presidente) serve a metter da parte gli ingredienti necessari alla propaganda del “presidente operaio” capace di risorgere dalle sue ceneri, propaganda con cui affrontare la guerra corpo a corpo che si apre per il Partido dos trabalhadores adesso.
Gli elettori hanno dato a Lula poco più di 64,2 milioni di voti (51,79 per cento dei voti totali), solo venti giorni fa uno scarto impensabile su Flávio Bolsonaro (48,21 per cento dei voti totali) uscito in vantaggio dal primo turno. Lula è riuscito a recuperare i voti in tutti gli stati, anche in quelli storicamente a lui ostili e totalmente a destra, come il Paranà, la roccaforte ora governata dal suo vero acerrimo nemico, quel Sergio Moro che da giudice di prima istanza lo fece arrestare in diretta tv mentre era il candidato favorito alle elezioni del 2018 poi vinte, a porta vuota, da Jair Bolsonaro che appena eletto nominò lo stesso Moro super ministro della Giustizia del governo più a destra dalla fine della dittatura militare.
L’ultimo trionfo di Lula domenica, la sua grande performance, una specie di oro olimpico festeggiato sulla Avenida Paulista in tripudio come neanche nel sabato di Carnevale, è il combustibile che serve al suo partito per la macchina della comunicazione politica con cui dovrà accompagnare la guerra di trincea al Senato e ovunque sia possibile per la destra imbastirgli contro una grana giudiziaria.
La prima crociata, già annunciata, sarà contro Alexandre de Moraes, che da capo del Tribunale supremo ha portato all’arresto di Jair Bolsonaro per l’assalto al Congresso e alla Corte suprema nel 2023. Se per il clan Bolsonaro alle elezioni s’è presentato il figlio Flávio, e non il padre Jair, è perché quell’inchiesta di de Moraes ha fatto condannare l’ex presidente a 27 anni per tentato golpe.
Molti candidati senatori bolsonaristi, poi eletti, si sono giocati tutta la campagna sulla promessa di far cacciare l’odiato Alexandre de Moraes dal Supremo (più o meno: votate per me e farò l’impeachment per il giudice che ha fatto condannare il nostro presidente pistolero). A far da cornice a questo scontro, che finirà a puntate sui tg della sera seguito da milioni di persone come fu il duello tra il giudice sceriffo Sergio Moro e l’imputato Lula, ci sono le battaglie che il Pt tenterà di vincere contro i giudici di destra del Supremo additati a loro volta come nemici.
Nel Brasile in cui una intera classe politica e imprenditoriale è stata decapitata negli ultimi quindici anni per via giudiziaria e in cui il Grande Superstite alla mannaia dei processi è tornato a essere per la quarta incredibile volta presidente, la regia dei colpi di scena torna a essere anche per i prossimi quattro anni privilegio dei giudici.
