Trump si avvicina a Putin, ma la Cia continua ad aiutare Kyiv. La resistenza di Ratcliffe

Le restrizioni a Starlink fanno cadere i droni ucraini e mettono a rischio le operazioni al fronte. Nessuno a Washington se ne assume la responsabilità. Ma la Cia continua a sostenere l'Ucraina, anche negli attacchi in profondità contro la Russia. E il suo direttore cerca di tenere in piedi un'alleanza che il presidente americano rischia di compromettere

24 OTT 26
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I droni cadono dal cielo, dicono i soldati ucraini al fronte quando cercano di spiegare che cosa vogliono dire per loro le restrizioni sul flusso di informazioni di Starlink e Starshield. Alcuni droni non possono proprio volare: se non raggiungono una certa velocità, non servono a niente, e ora esiste un arbitrario limite di velocità imposto non si sa bene da chi, se dal proprietario della costellazione satellitare, Elon Musk, se dalla Casa Bianca, quindi da Donald Trump, se dal Pentagono, quindi da Pete Hegseth. Dopo una settimana di restrizioni, Starlink e Starshield continuano a non funzionare come prima: a volte sembrano ripristinati, poi no, le notizie si accavallano e si smentiscono una dopo l’altra, ma intanto molte operazioni sono state abortite, molti mezzi sono andati perduti (un’unità di operatori di droni ha detto che i droni che cadevano dal cielo valevano circa un milione di dollari), il fronte che era stato stabilizzato dalle forze ucraine – che in una sezione, quella vicina a Lyman, stavano conducendo l’Operazione Vivaldi, un’offensiva che ha permesso la conquista di più di 200 chilometri quadrati di territorio occupato dai russi – ora è di nuovo tremendamente incerto.
Nessuno, tra i possibili decisori americani, si è assunto la responsabilità di una scelta che va ben oltre il disimpegno dagli aiuti finanziari e militari: è un atto ostile nei confronti della difesa dell’Ucraina, e quindi un regalo inaudito a Vladimir Putin. I giornalisti, soprattutto del Wall Street Journal, hanno cercato di ricostruire il processo decisionale, al momento sembra che a decidere sia stato Musk, che pure è stato il primo a dire: non sono stato io, e che Trump gli abbia telefonato a un certo punto dicendogli di ripristinare il funzionamento delle comunicazioni satellitari per i soldati ucraini. Ma o Musk non ha obbedito o Trump non ha davvero telefonato, perché il ripristino completo non si è visto nel momento in cui tutte queste indiscrezioni diventavano pubbliche. Nel frattempo, la fiducia degli ucraini è andata in mille pezzi, complici tutti i favori che Trump ha concesso a Putin, la legittimazione del presidente russo e del suo spirito umanitario, e le vittime di questo voltafaccia mortale. L’unico legame con l’America che ancora tiene – e per fortuna: è importantissimo – è quello con la Cia e con il suo direttore John Ratcliffe.
Shane Harris, premio Pulitzer esperto di questioni di sicurezza, ha pubblicato un articolo sull’Atlantic di quelli in cui in ogni riga c’è qualcosa di interessante. Harris ha avuto molte conversazioni con persone informate sui fatti e ha delineato il ruolo di Ratcliffe e della Cia, “l’agenzia che è in guerra contro la Russia anche se Trump s’è fatto gentile con Putin”. La comunità dell’intelligence americana non ha cambiato idea né posizione sulla difesa dell’Ucraina, continua a guidare il personale sul campo e secondo un agente dei baltici, le operazioni della Cia oggi “sono molto più aggressive” di quelle che c’erano durante l’Amministrazione Biden. Ratcliffe è un direttore molto riservato – gli ucraini sanno che si trova in mezzo tra un capo volubile e il compito di guidare un’agenzia che è essenziale per la guerra esistenziale dell’Ucraina – ma è riuscito a riportare la Cia al cuore della comunità dell’intelligence americana (è sopravvissuto a Tulsi Gabbard, per dire). Poi c’è Trump, naturalmente, con la sua voglia o capacità di ascoltare, che varia di continuo, ma Ratcliffe tende a non porsi come quello che decide, cosa che infastidisce spesso il presidente, ma a descrivere nel dettaglio le conseguenze di ogni operazione: è, scrive Harris, come i suoi predecessori, che in questa stagione trumpiana in cui ogni ruolo è stato deformato, rappresenta una continuità salvifica. Il paradosso è che “il successo della Cia in Ucraina è diventato un problema, almeno dal punto di vista di Trump”, scrive Harris, perché grazie all’intelligence gli ucraini colpiscono in profondità nel territorio russo e colpiscono le raffinerie, che invece il presidente vuole salvaguardare. Ratcliffe cammina su un filo sospeso: nessuno si aspetta che contravvenga a un ordine del suo presidente, ma tutti contano sul fatto che riesca a convincerlo, questo Trump irascibile e spregiudicato, a non tranciare i legami con l’alleato ucraino, che sarebbe una disgrazia per la sicurezza di tutto l’occidente. La resistenza di Ratcliffe e della Cia è diventata un fattore esistenziale.