Il regime di Teheran è alla canna del gas

Nel Golfo i flussi superano i livelli pre guerra, in Iran mancano le scorte per l’inverno
24 OTT 26
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Foto LaPresse

Mentre la società di monitoraggio marittimo Kpler segnala che  i flussi di petrolio in medio oriente, comprese le spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz e le rotte alternative nella regione, hanno raggiunto una media di oltre 24 milioni di barili al giorno nella settimana terminata il 18 ottobre, superando i livelli prebellici di 23,3 milioni, dall’Iran arrivano notizie di una carenza sempre più preoccupante di scorte di petrolio sulle navi usate per eludere le sanzioni internazionali, la "flotta ombra".
In questi mesi il regime di Teheran è riuscito a continuare a vendere petrolio alla Cina perché milioni di barili avevano già lasciato il paese a bordo di petroliere e si trovavano in Asia, ma ora anche quella riserva si è esaurita e Teheran rischia di ritrovarsi presto a secco, alle prese con una grave crisi economica. Giovedì il comandante del Comando centrale degli Stati Uniti, Brad Cooper, ha dichiarato che in cento giorni il blocco navale americano ha impedito all’Iran di esportare greggio per un valore di almeno 25 miliardi di dollari, le entrate petrolifere si assottigliano e anche i tentativi di congelare i fondi iraniani in criptovalute stanno mettendo sotto pressione i canali alternativi per il trasferimento di denaro.
Nelle ultime settimane sono circolati diversi video che mostrano lunghissime code ai distributori di benzina in varie città iraniane, alcuni automobilisti si filmano mentre dormono in auto alle stazioni di servizio, in attesa di fare rifornimento la mattina successiva. A inizio ottobre il ministro del Petrolio iraniano, Mohsen Paknejad, si era dimesso nel pieno della guerra e del blocco navale, con l’avvertimento della possibilità di carenze di gas naturale in alcune province iraniane durante l’inverno. Ora un funzionario del ministero segnala un deficit giornaliero di benzina di 10 milioni di litri, e una nuova direttiva emessa giovedì impone agli organi esecutivi di consentire ai dipendenti le cui mansioni possono essere svolte da remoto di lavorare da casa almeno due giorni alla settimana, per risparmiare carburante.