Esteri
silenzio a Roma •
L'Italia imbarazzata da Haftar, che ora balla con russi e turchi
Farnesina e Chigi, messe in difficoltà dal memorandum sui confini marittimi siglato tra Turchia e Libia, si accodano al messaggio di condanna dell'Ue. Il sospetto che forse si sia corso troppo sostenendo Saddam
23 OTT 26

A freddo, a distanza di qualche giorno dalla ratifica del memorandum sulle frontiere marittime fra Libia e Turchia, c’è la sensazione a Roma che forse il dossier libico poteva essere maneggiato diversamente. Sostenere gli sforzi americani per unificare la Libia con Saddam Haftar presidente ha finito per gettare il generale di Bengasi fra le braccia della Turchia, nostro concorrente diretto nel paese. L’impatto economico e politico del memorandum per l’Italia sarebbe rilevante, non ultimo perché lascerebbe ad Ankara grandi libertà in tema di esplorazione dei fondali davanti alle coste libiche, a pochi passi dal nostro paese.
In occasioni pubbliche e private, il ministero degli Esteri italiano ha dichiarato più volte di sostenere l’iniziativa americana lanciata dall’inviato speciale della Casa Bianca per il medio oriente e l’Africa, il consuocero di Donald Trump, Massad Boulos. Lo scorso giugno, quando Saddam è volato a Washington per stringere la mano al segretario di stato americano Marco Rubio, era comparso a sorpresa anche il consigliere diplomatico di Giorgia Meloni, Fabrizio Saggio. Fu quella la dimostrazione plastica che l’Italia intendeva mettere il cappello sul piano elaborato da Boulos. L’idea di Washington è che l’est e l’ovest della Libia, dopo anni di guerra e divisioni, possano essere improvvisamente pacificati con una salomonica spartizione delle cariche: da una parte Saddam Haftar presidente della Repubblica libica, dall’altra Abdulhamid Dabaiba premier. Oggi, quel piano mostra tutti i suoi effetti collaterali e se davvero dovesse trovare applicazione l’Italia si troverebbe a poche miglia dalle proprie coste con un presidente alleato, armato e finanziato non solo dai russi, ma anche dai turchi.
Per Arturo Varvelli, capo del desk italiano dell’European Council on Foreign Relations, “l’Italia è finita in un cul-de-sac. Cerchiamo sempre di tamponare sulle questioni migratorie e su quelle energetiche sperando sempre che il corpo diplomatico ci salvi, come spesso è successo. Ora però ci si accorge che sostenere Haftar è stato un errore perché rafforza i russi e ora anche i turchi”. Il peccato originale della politica estera italiana in Libia, secondo l’esperto, risale al 2019. “Il contesto attuale dimostra che se non giochi le partite vieni escluso dagli altri. In quell’anno avevamo l’occasione di sederci a un tavolo e appoggiare l’allora governo di Fayaz al Sarraj contro Haftar. Abbiamo deciso di non farlo, di restare spettatori e quindi sono subentrati i turchi”.
Intanto, il pallino della diplomazia italiana e di quella europea in Libia non è chiaro nelle mani di chi sia. L’Italia ondeggia. Alla Farnesina si resta in silenzio e si suggerisce di chiedere a Chigi, dove l’ufficio diplomatico fa sapere che la posizione italiana ufficiale è quella dell’Ue, espressa mercoledì da uno scarno comunicato dell’Alto rappresentante della politica estera europea, Kaja Kallas, mai particolarmente affascinata e coinvolta dal fronte meridionale dell’Europa. Il memorandum “è nullo e privo di effetti e non può produrre alcuna conseguenza giuridica per gli stati terzi”, predica il comunicato, che somiglia a un copia e incolla di quello che, la sera prima, aveva diffuso la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Se pure il memorandum non avrà validità giuridica, “ora la Grecia è molto in allarme, è il paese che subisce più danni perché si allarga la conflittualità con Cipro, ma anche per gestire la questione delle acque territoriali a Creta. Così come per l’Italia c’è la questione aperta dell’EastMed che passa da quel settore del mare”, spiega Varvelli riferendosi al gasdotto che dovrebbe collegare i giacimenti di gas naturale del Mediterraneo orientale all’Europa continentale.
Mentre a Roma la gestione del dossier libico resta indefinita e la vicenda del memorandum somiglia sempre più a un boomerang per i nostri interessi, l’ultima istantanea che ci lascia la diplomazia italiana è quella del consigliere diplomatico di Giorgia Meloni che stringe la mano a Saddam Haftar a Washington insieme a Massad Boulos. Era la fine di giugno e sono bastati pochi mesi per chiedersi ora se in fondo non fosse meglio restare su posizioni più moderate.
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Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.
