Quella Corte non merita il Sacharov

Dopo il Nobel per la pace a Navi Pillay, altri giudici premiati. Così, il Parlamento europeo ha deciso di allineare questo riconoscimento alla logica del segnale politico piuttosto che a quella del merito morale e civile
22 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 16:00
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Dopo il premio Nobel per la pace al giudice Navi Pillay, è la Corte penale internazionale e i suoi giudici a vincere il premio Sacharov 2026 per la libertà di pensiero. Il premio prende il nome da un grande scienziato e combattente per la libertà e negli anni è andato a figure di grande peso e prestigio nelle loro lotte per la libertà, appunto. Breznev gli offrì tutto, ma Sacharov decise di abiurare il sistema e battersi per i diritti umani e la libertà di pensiero. Pagherà con tanti anni di umiliante esilio e persecuzione. Il premio Sacharov è andato ad Alexei Navalny, ai giornalisti bielorussi e georgiani incarcerati, al popolo ucraino e ad altre valorose figure e collettività che hanno incarnato la resistenza concreta, spesso solitaria e pericolosa, contro regimi oppressivi. Ora va a un tribunale che molti osservatori, non solo americani o israeliani, descrivono come uno strimento di pressioni e orientamenti ideologici.
Sacharov non era un funzionario di un’organizzazione internazionale. Era un uomo che, dall’interno del sistema sovietico, ha denunciato la violazione dei diritti, la censura e l’impunità del potere. I vincitori successivi avrebbero condiviso, in misura diversa, la sua condizione di esposizione personale. Una corte permanente invece, dotata di immense risorse, di status diplomatico e di sostegno politico da parte di decine di stati (anche autoritari) non si trova in quella condizione. Il Nobel norvegese ha perso ogni credibilità. Il Sacharov, fino a oggi, aveva resistito, perché legato a nomi e lotte concrete. Con questa scelta, il Parlamento europeo ha deciso di allinearlo alla logica del segnale politico piuttosto che a quella del merito morale e civile. C’erano anche due ragazze iraniane candidate quest’anno: loro sarebbero state un segnale ben più serio e giusto che la libertà è ancora una battaglia che merita ancora di essere combattuta.