L'asse di Trump e Putin contro l'Europa

Colpirla, sfiancarla, dividerla. La simmetria fra Trump e Putin non riguarda solo Kyiv, ma prima di tutto l'Unione europea. Segnali rivelatori, paure condivise, desideri comuni. Reazioni possibili per non finire nel menù
22 OTT 26
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Foto LaPresse

Ci sono guerre ibride che vogliamo a ogni costo vedere, ma che sono tutte da verificare, come quella che riguarderebbe, secondo molti osservatori, la manina invisibile del putinismo, che potrebbe aver avuto un ruolo nell’alimentare l’algoritmo della violenza esploso improvvisamente nelle piazze delle grandi città europee. Ci sono poi, invece, guerre ibride che sono lì di fronte a noi e che nonostante tutto ci ostiniamo a non voler vedere, che tentiamo di rimuovere e che proviamo a minimizzare. La prima guerra ibrida, quella dei bambini, merita approfondimenti e prudenza. La seconda guerra ibrida, quella che riguarda l’Europa, merita attenzione e comprensione. Ed è una guerra, questa, da mostrare con forza non perché venga ignorata ma perché viene spesso incasellata all’interno di uno schema equivoco.
Si dice spesso che le provocazioni, le esondazioni, le minacce che la Russia di Putin rivolge all’Europa siano legate direttamente ed esclusivamente al sostegno che l’Europa offre all’Ucraina. Lo schema è quello che conosciamo: se sostieni Kyiv sei esposto alle incursioni della Russia, se non sostieni Kyiv sei al riparo. Lo schema presenta un elemento di verità, se sei un paese europeo che sostiene fortissimamente l’Ucraina ci saranno maggiori probabilità che il tuo sostegno all’Ucraina non venga gradito da Putin, ma lo schema così raccontato mostra solo una mezza verità.
L’altra verità l’ha mostrata con decisione il cancelliere tedesco Friedrich Merz, due giorni fa, che nonostante i mille cerotti e le difficoltà di consenso non ha perso lucidità politica. E in un’intervista a Bloomberg, Merz ha illuminato una verità importante. “Ciò che mi preoccupa maggiormente è l’influenza sottovalutata della Russia sulle nostre società. La Russia sta cercando di destabilizzare l’intero ordine politico del nostro continente europeo. E non si tratta soltanto di conquiste territoriali in Ucraina. Temono la democrazia, temono le società aperte e il successo dell’integrazione europea”. Merz coglie un punto importante che ci permette di capire cosa c’è dietro l’incapacità di Donald Trump di resistere alla tentazione di abbracciare Vladimir Putin e di sacrificare l’Ucraina sull’altare di un nuovo equilibrio mondiale, del nuovo triangolo ai cui vertici, nella logica di Trump, dovrebbero esserci i costruttori di una nuova Yalta del disordine globale: Trump, Putin, Xi Jinping. Il punto è semplice da comprendere.
La guerra di aggressione portata avanti da Putin contro l’Ucraina non riguarda solo l’istinto imperialista del putinismo ma riguarda una questione più ampia confessata anche dallo stesso Putin: l’idea che ai confini con la Russia possa prosperare minacciosamente un’alternativa al sistema putiniano. In questo senso, la guerra in Ucraina oggi è parte di un conflitto più ampio al centro del quale vi è un interesse convergente tra l’America di Trump e la Russia di Putin: indebolire l’Unione europea, limitare la sua forza, frenare la sua integrazione, scommettere sul disordine, sostenere i professionisti del caos. Putin lo fa provando a intimidire i paesi europei, testando la resistenza delle democrazie, rendendo il sostegno all’Ucraina un tema divisivo all’interno del dibattito pubblico europeo, dando un sostegno non si sa se solo politico ai partiti euroscettici e ai relativi cavalli di Troia.
Trump lo fa dando un sostegno ai partiti euroscettici, scommettendo sulla divisione dell’Unione europea, offrendo disincentivi all’integrazione, caricando di dazi i mercati europei e il desiderio di disimpegnarsi in Ucraina, desiderio che si manifesta con gli accordi sul diesel con Putin, con le minacce a Zelensky, con le oscillazioni del sostegno dell’intelligence americana all’Ucraina, con le aperture a Putin, con il desiderio di considerare l’Ucraina parte del problema e non della soluzione all’interno di un’eventuale trattativa di pace, è un tassello di una storia più grande all’interno della quale vi è un obiettivo simmetrico a quello di Putin: destabilizzare l’Europa.
Il tentativo di Merz di aprire gli occhi di fronte alla strategia di lungo termine della Russia contro la coesione e la credibilità delle istituzioni di sicurezza europee non è isolato. Pochi mesi fa, il quarto rapporto del Servizio europeo per l’azione esterna sulla manipolazione e interferenza informativa, pubblicato nel marzo 2026 e relativo al 2025, in un periodo precedente all’escalation di incursioni russe nei cieli d’Europa, descriveva con chiarezza quanto l’obiettivo delle campagne russe vada ben al di là della guerra in Ucraina e quanto sia volto a indebolire la fiducia nell’Ue, a rallentare l’adesione dell’Ucraina all’Ue, a limitare il rafforzamento delle capacità di difesa europea e a rendere più tiepido il sostegno dei paesi europei all’Ucraina. Margus Tsahkna, ministro degli Esteri estone, lo scorso 8 ottobre ha detto poi in modo esplicito che “l’obiettivo della Russia non è semplicemente conquistare alcuni territori ucraini, ma cambiare l’intero ordine di sicurezza europeo”.
Ken McCallum, direttore dell’MI5 britannico, il 13 ottobre 2026, nel suo aggiornamento annuale sulle minacce alla sicurezza nazionale, ha aggiunto un dato interessante: che per il Regno Unito “la Russia rimane l’aggressore numero uno”, che Mosca cerca deliberatamente di destabilizzare altri paesi europei mentre fatica a ottenere risultati sul campo in Ucraina e che negli ultimi dieci anni il carico di indagini dell’MI5 sulle minacce provenienti da stati stranieri è quadruplicato e che nel 2026 il servizio ha dedicato a queste minacce più risorse di quante ne impiegasse durante la Guerra fredda. Emmanuel Macron, presidente francese, il 24 settembre 2026, a sua volta, in un’intervista televisiva a TF1 e France 2, ha detto che “la Russia considera l’Europa come la profondità strategica dell’Ucraina”. Donald Tusk, primo ministro polacco, il 17 settembre 2026, intervenendo davanti al Parlamento polacco, ha aggiunto infine un tassello ulteriore: “Aizzare contro l’Unione europea, contro i nostri alleati, contro gli ucraini significa applicare direttamente la strategia russa”.
Trump e Putin sognano di definire insieme i nuovi confini dell’Ucraina, sognano di definire insieme i nuovi confini delle democrazie, sognano di costruire negoziati all’interno dei quali l’Europa, non avendo accesso ai tavoli, rischia di finire costantemente nel menù. L’Europa, di fronte alla doppia minaccia, ha cominciato a muoversi, ha tentato di mettere in campo un’iniziativa diplomatica, con il ministro degli Esteri tedesco che ha incontrato il ministro degli Esteri russo, mentre il presidente finlandese ha incontrato a Oslo anche Witkoff e Zelensky, e quando l’Europa è sotto pressione di solito dà il meglio di sé.
Ma per governare le minacce, oltre alle armi, serve anche il cervello, e per evitare di far restare a lungo l’Europa nel menù della geopolitica mondiale il tema di fondo è quello: iniziare a capire che la minaccia putiniana non è un tema che riguarda solo l’esistenza dell’Ucraina, ma è un tema che riguarda il futuro della nostra Europa. Chi non lo vorrà capire, finirà nel menù. Chi proverà a capirlo, potrebbe trovare un modo di reagire, di prepararsi, di attrezzarsi e di fare i conti con una guerra ibrida, e non solo ibrida, ben più pericolosa di quella rappresentata dai bambini minacciosamente griffati e incappucciati tra le strade di Milano.