Il Parlamento europeo chiede una missione navale nel Mar Nero

In dieci giorni sono stati colpiti sei cargo, con un bilancio di 30 vittime. Strasburgo vuole proteggere le acque di Romania e Bulgaria, ma il governo bulgaro di Radev è accusato di una risposta troppo debole alla Russia di Vladimir Putin

22 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 18:14
Tradotto con IA
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Dopo che negli ultimi dieci giorni almeno sei navi mercantili sono state colpite da droni nel Mar Nero, con un bilancio stimato di circa 30 vittime, il Parlamento europeo ha votato per chiedere alla Commissione e al Consiglio Ue di valutare l’ipotesi di un’operazione navale nell’area.
La risoluzione, approvata a larghissima maggioranza (432 voti a favore, 52 contrari e 88 astensioni), segna un cambio di passo importante nella gestione del conflitto da parte dell’Unione, che potrebbe schierare le proprie forze a difesa non solo dei confini, ma anche delle zone economiche esclusive degli stati membri. Nel caso specifico, quelle di Romania e Bulgaria, due paesi il cui peso politico in questa partita a scacchi non è marginale. La Romania, come noto, è stata teatro nel 2024 di una presunta operazione ibrida per condizionare le elezioni e oggi ha trovato in George Simion, leader del partito Alleanza per i Romeni, attualmente all’opposizione ma popolarissimo, un solido alleato.
La Bulgaria, invece, dopo un lungo periodo di instabilità politica, è oggi guidata dall’ex presidente della Repubblica Rumen Radev, che si è dimesso per assumere la carica di premier. Radev, pur non essendo apertamente filorusso come Simion, è quantomeno molto freddo nei confronti di Kyiv. Una freddezza che, anche di fronte agli attacchi nel Mar Nero, gli ha impedito di prendere una posizione netta contro Mosca: si è limitato a convocare l’ambasciatore e a dire di avere motivo di sospettare che gli attacchi fossero di matrice russa. Nulla di più.
Per questo l’Eurocamera, nella risoluzione, esprime “preoccupazione per la gestione ambigua della minaccia russa da parte del governo bulgaro” e deplora “la debole risposta diplomatica di Sofia alla Russia”. Invita inoltre il premier a “far corrispondere alle richieste di solidarietà degli alleati azioni concrete” e, soprattutto, a non ritardare ulteriormente l’adesione all’iniziativa della Nato contro i droni a bassa quota, i cui termini scadono il 30 ottobre.
In questo quadro, però, non è scontato che Sofia osi alzare la voce contro Mosca, almeno fino alle elezioni presidenziali di domenica. La carica è oggi ricoperta ad interim dall’ex vice di Radev, Iliana Iotova, in vantaggio nei sondaggi, che al secondo turno potrebbe però avere bisogno dei voti del partito filorusso Rinascita, accreditato al momento del 5 per cento.