Esteri
Attacchi dal mare •
Putin testa gli europei sul Mar Nero, sempre meno navigabile
Sciami di droni russi contro le navi commerciali nelle acque di Bulgaria e Romania: morti, feriti, un cargo affondato. Mosca allarga la guerra alle rotte del grano e mette alla prova la reazione di Nato e Ue

Bulgaria, soccorsi a un marinaio ferito dopo l’attacco a due navi nel Mar Nero (Associated Press / LaPresse)
Il Mar Nero è diventato poco sicuro e poco navigabile, la Russia di Vladimir Putin ha trasferito anche lì – nel mare degli accordi mediati dalla Turchia per consentire il commercio delle risorse soprattutto agricole – la tattica che utilizza, in modo ben più intenso e mortale, contro l’Ucraina: renderlo invivibile, impraticabile, fatale. Le operazioni di ricerca delle autorità bulgare nel Mar Nero, a 70 miglia nautiche dalla città di Byala, sono andate avanti per tutto il giorno, dopo che un’ondata di droni ha colpito due navi che transitavano nella zona economica esclusiva della Bulgaria. Erano circa le tre di mattina quando le due navi si sono ritrovate sotto attacco di droni marittimi e aerei: una, che batteva la bandiera del Togo, è affondata e l’equipaggio è disperso; la seconda, con bandiera di Palau, ha subìto danni e ha preso in parte fuoco: il suo equipaggio è stato tratto in salvo dai mezzi messi a disposizione dalla Bulgaria.
È la prima volta che delle navi commerciali vengono colpite dentro alla zona economica di pertinenza della Bulgaria, membro dell’Unione europea e della Nato: il premier Rumen Radev ha convocato una riunione d’emergenza e ha definito l’attacco una “grave violazione del diritto internazionale”, ricordando quel che già si sa, ma per cui si reagisce a singhiozzo, e cioè che attacchi di questo tipo comportano rischi crescenti per la navigazione nel Mar Nero, fanno aumentare i costi assicurativi e complicano ulteriormente il trasporto marittimo.
Nelle stesse ore, un drone russo ha colpito una nave mercantile battente bandiera delle Isole Marshall e che trasportava olio di colza: uno steward è morto, altri sette membri dell’equipaggio sono rimasti feriti ed è scoppiato un incendio. “Prendendo deliberatamente di mira il trasporto marittimo civile e le infrastrutture portuali – ha detto il governatore della martoriata regione di Odessa, Oleh Kiper – la Russia vìola le norme del diritto internazionale e rappresenta così una minaccia per la sicurezza alimentare globale”. Il giorno precedente, lunedì, un cargo aveva preso fuoco al largo della costa rumena dopo un attacco di un drone russo che ha ucciso due persone e ne ha ferite almeno undici, dando il via a una vasta operazione di ricerca e soccorso. Dopo che i media e le autorità rumene avevano inizialmente segnalato un incendio sulla nave, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che una nave civile era stata attaccata da due droni russi, aggiungendo che si trattava di una nave di proprietà turca che trasportava mais. Secondo Farm Policy News, a luglio ci sono stati 35 attacchi a navi in porto e 22 in mare, contro i 14 attacchi in tutto il 2025 – e da settembre c’è stata, come in Ucraina, come in Europa, un’intensificazione degli attacchi, tanto che le esportazioni agricole ucraine per il 2026-27 sono previste in calo del 54 per cento.
Le reazioni dell’Unione europea e della Nato sono state quelle di sempre: condanna, attacchi “inaccettabili” che devono finire. Ma il test di Vladimir Putin continua, vuole vedere fino a che punto si può spingere. Ogni tanto viene denunciato, come è accaduto con l’attentato a Lipsia o con il sabotaggio in Estonia, ma per il presidente russo vale la regola che si è dato all’inizio: distruggere quel che non riesce a conquistare (e in questa distruzione c’è anche rendere non navigabile una delle linee commerciali cruciali per l’Europa com’è il Mar Nero) e spaccare il consenso occidentale, alimentando i movimenti e i politici che di fronte alla sua minaccia, invece che rafforzarsi, vogliono fare un passo indietro. Sono mesi che questa strategia si intensifica, la lista dei casi di sabotaggio e spionaggio si fa ogni giorno più lunga, la frase del segretario della Nato, Mark Rutte, sulla difesa di “ogni centimetro” del territorio dell’Alleanza ora si deve applicare anche ai cieli e ai mari.
I paesi che si stanno attrezzando esistono e crescono: ieri il presidente francese Emmanuel Macron, assistendo al primo lancio del nuovo missile balistico M51.3 dal sottomarino lanciamissili nucleare Le Vigilant, ha detto: “Per essere libero, devi essere temuto. E per essere temuto, devi essere potente”. La difesa politica e militare si solidifica soprattutto nei paesi baltici e nel nord europeo, come dimostra la volontà della Lituania e della Finlandia di far partire il processo che porta alla rimozione delle restrizioni nucleari. La Finlandia, che prima dell’invasione dell’Ucraina non era nella Nato e ora fortifica il lungo confine che ha in comune con la Russia, è anche al centro di un’altra azione di sabotaggio russa, che è stata riportata dal Telegraph britannico ieri. Tra le minacce ibride è forse la più schifosa: sembra che degli agenti russi si siano intrufolati nelle abitazioni di alcuni politici finlandesi e abbiano lasciato, per intimidirli, escrementi nei bagni, luci accese, porte aperte.
Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi
