Esteri
Il caso •
Così le reti russe, iraniane e algerine hanno strumentalizzato le proteste in Francia
Dalla rete filorussa Doppelgänger ai media iraniani e algerini, Mosca, Teheran e Algeri hanno sfruttato le proteste per alimentare il malcontento e attaccare Macron. Bruxelles indaga sulle campagne di disinformazione straniere che avrebbero contribuito ad aizzare le mobilitazioni
22 OTT 26

Foto via Getty Images
Parigi. In seguito alle devastazioni e ai saccheggi avvenuti in Francia a margine della mobilitazione del 17 ottobre contro il carovita, diversi esponenti politici hanno accusato i social network di aver favorito il coordinamento tra i vari casseur e contribuito ad alimentare la violenza delle proteste. Raphaël Glucksmann, leader di Place Publique e candidato socialdemocratico alle presidenziali del 2027, ha chiesto lunedì di "renderli responsabili", perché "generano un effetto emulativo" nelle giovani generazioni. Gabriel Attal, ex primo ministro e candidato all'Eliseo dei centristi di Renaissance, ha invocato addirittura il loro "blocco temporaneo", "circoscritto alle zone in cui si svolgono i disordini". Martedì, la ministra delegata al Digitale Anne Le Hénanff ha ricevuto i rappresentanti delle principali piattaforme social al fine di "definire insieme le azioni da intraprendere", ma nessuna misura concreta è stata ancora annunciata. Nel frattempo, arrivano però conferme sull'utilizzo dei social come arma di destabilizzazione, denunciato da molti osservatori fin dai primi giorni della mobilitazione studentesca.
Uno studio pubblicato ieri dall'Ong Alliance4Europe ha rivelato come alcune reti filorusse abbiano manipolato le informazioni per alimentare il malcontento e la rabbia dei francesi e favorire gli interessi del regime di Vladimir Putin già sei settimane prima delle manifestazioni violente di ottobre. In totale, l'Ong ha analizzato 547.471 post sui social media (X, TikTok, YouTube, Facebook e Telegram) e su vari siti di informazione, oltre a 12.839 commenti sotto i video che hanno raccolto più visualizzazioni. Ed è riuscita a risalire alle reti pro Cremlino. Il caso più eclatante è stato l'ondata di bot della rete di disinformazione filorussa Doppelgänger su X. La rete ha infatti pubblicato 639 messaggi coordinati in francese, inglese, polacco e tedesco nelle sei settimane che hanno preceduto il 17 ottobre (dal 2 settembre al 14 ottobre, in 22 ondate sincronizzate), con l'obiettivo di distorcere in chiave antiucraina le rivendicazioni dei francesi relative al costo della vita. "Ogni euro versato a Kyiv è un euro sottratto alla nostra prosperità", è stata la frase ricorrente nei messaggi dei bot.
Ma Mosca, secondo il rapporto di Alliance4Europe, non è l'unico attore a interferire negli affari interni francesi. L'Iran, con cui la Francia è in forte crisi diplomatica, è il paese che ha dedicato più spazio alle mobilitazioni: soffiando sul fuoco della protesta attraverso la denuncia della "risposta violenta" della polizia e delle "violazioni diffuse dei diritti umani". I servizi in lingua francese di Press Tv e dell'Irna, media controllati dal regime iraniano, hanno dedicato tra il 34 e il 37 per cento dei loro contenuti ai disordini, stando all'analisi di Alliance4Europe. A inizio ottobre, Teheran aveva addirittura convocato l'ambasciatore francese in Iran Pierre Cochard. E tre giorni fa il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha accusato il presidente francese Emmanuel Macron di "doppiopesismo", affermando che la storia "può riportare il fuoco nelle case di chi l'ha provocato".
Anche l'Algeria di Abdelmadjid Tebboune, in pessimi rapporti con la Francia dall'affaire Boualem Sansal, ha puntato il dito contro Macron con toni simili a quelli iraniani. Da Algeri a Orano, gli editorialisti dei media vicino al regime algerino hanno criticato aspramente il governo francese per la gestione delle manifestazioni, parlando di "una Francia allo sbando e senza prospettive" (El Watan), che attua una "repressione che criminalizza la contestazione" (le Quotidien d'Oran), un paese che dà "lezioni di libertà al resto del pianeta" dimenticandosi però di "spazzare davanti alla propria porta" (L'Expression).
Ieri da Doha, in Qatar, al termine del suo viaggio di tre giorni nel Golfo Persico, Macron ha dichiarato che "non c'è stata un'ingerenza diretta straniera visibile" nell'organizzazione delle sommosse in Francia, ma una successiva "manipolazione straniera dell'informazione che ha dato luogo a commenti tanto inaccettabili quanto stupidi da parte di molti, compresi alcuni dirigenti stranieri". Secondo quanto rivelato ieri dal Financial Times, che cita funzionari europei, Bruxelles sta esaminando possibili "interferenze online" e "campagne di disinformazione" da paesi extra Ue che potrebbero aver contribuito ad aizzare le proteste in Francia, ma anche in Belgio e in Italia. Tra i paesi citati figurano Russia, Iran e Algeria.